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L’impronta di precisione
  tecnica per la corretta rilevazione
Corso di Mario Semenza
recensione di Luca Solimei
La serata, ultima del 2009, è iniziata ad opera del dottor Fabio Toffenetti con i saluti e i ringraziamenti rivolti ai Tutor ed ai titolari delle sedi di tutta Italia in cui ha luogo la FAD organizzata dagli Amici di Brugg. È stato presentato il programma del 2010 elencando i Relatori e le tematiche che ci terranno compagnia nei vari incontri futuri. Un doveroso ringraziamento al signor Salvatore Bellocco con i più sentiti auguri per i suoi 35 anni di attività ha concluso la presentazione.

Nell’ambito di un piano di trattamento protesico, l’obiettivo deve essere quello di ottenere restauri che si integrino nel sistema biologico del cavo orale per raggiungere l’effetto più naturale possibile. Elemento imprescindibile per ottenere tale mimesi è la rigorosa precisione dei manufatti protesici, che possono garantire ciò solo grazie al maggior numero di informazioni anatomiche che l’impronta di precisione riesce a rilevare. È sulla base di questi concetti che il dottor Mario Semenza introduce il tema della serata. Risulta infatti di fondamentale importanza basare un piano terapeutico su di una corretta diagnosi ma anche e soprattutto sulla profonda conoscenza di quei materiali che ci permetteranno di finalizzarlo nel migliore dei modi.

L’impronta di precisione deve possedere caratteristiche ben precise:
• Riproduzione di tutte le linee di finitura
• Sufficienti spessori dei materiali
• Nessuna distorsione dei materiali
• Nessuna superficie scarsamente riprodotta

Attraverso una carrellata di varie impronte errate, il Relatore riesce a sottolineare come una cattiva impronta ed una preparazione di mediocre qualità solitamente portino ad una protesi di scarsa qualità con successivi danni alle strutture circostanti, siano esse dentali che parodontali. Dando per note le differenti caratteristiche che una preparazione deve possedere e soffermandosi a discutere solo riguardo all’impronta, il dottor Semenza considera fondamentali:
1. L’intransigenza mentale, che ci deve portare a ripetere l’impronta qualora questa non sia soddisfacente
2. La profonda conoscenza dei materiali

Dobbiamo infatti conoscere le numerose tipologie di materiale da impronta variabili a seconda delle caratteristiche fisico-chimiche per poterne sfruttare appieno i pregi:
• Biocompatibilità
• Accuratezza dimensionale
• Stabilità dimensionale (direttamente proporzionale alla viscosità)
• Precisione
• Resistenza allo strappo
• Tissotropia (in realtà fittizia, è quindi necessario portare il materiale a contatto con l’elemento)
• Idrofilia (solamente l’idrocolloide reversibile lo è effettivamente)
• Bagnabilità

Dopo aver così descritto i vari concetti su cui si basa la rilevazione di un’impronta di precisione e quindi la realizzazione di un manufatto protesico di qualità, il relatore presenta un video con cui descriverà le varie fasi cliniche del tema trattato.
PRIMO CASO CLINICO

Si tratta di un vecchio manufatto protesico, causa numerose problematiche estetiche e funzionali. Per poter procedere nella terapia bisogna partire da tutti quegli elementi diagnostici che ci permettono di inquadrare correttamente il caso. Vengono quindi effettuati un sondaggio parodontale ed uno status radiologico e viene fatto preparare dall’odontotecnico un provvisorio prelimatura, successivamente posizionato nel cavo orale. La nostra attenzione si concentra sull’appuntamento della rilevazione dell’impronta che inizia con la rimozione del provvisorio, precedentemente ribasato e cementato, e con la detersione degli elementi dentali preparati con acqua e pasta di pomice su spazzolini di nylon di differenti dimensioni, per raggiungere le varie superfici dentali.

Si effettua anestesia con vasocostrittore 1:100000. Accertati dell’avvenuta anestesia, si posiziona nel solco gengivale il primo filo da retrazione, un “doppio zero” imbevuto in solfato ferrico al 21%, determinando un dislocamento apicale del margine gengivale con una chiara visione del margine di preparazione ed un più facile riposizionamento del margine di finitura che il Relatore effettua attraverso una fresa chamfer diamantata a grana grossa montata su turbina ed una fresa chamfer diamantata a grana fine montata su contrangolo ad anello rosso. (Fig. 1)

Si conclude questa fase di preparazione del moncone attraverso la lucidatura e rifinitura con un gommino in silicone “brownie”, da utilizzare con attenzione per il rischio di provocare sottosquadri e tacche che andrebbero ad inficiare la nostra preparazione. L’attenzione si sposta a questo punto sulla preparazione dei materiali ed in particolare al cucchiaio portaimpronta di Schreinemakers che garantisce delle prestazioni sovrapponibili ai cucchiai portaimpronta individuali. Viene applicato un adesivo, specifico per il materiale da impronta che verrà utilizzato su tutta la superficie del cucchiaio, con attenzione a stenderlo omogeneamente sottile per evitare di alterare le prestazioni del materiale da impronta.
Fig. 1 Il dottor Mario Semenza all’opera.
Rispetto dei tessuti e dell’estetica funzionale
Il dottor Semenza sottolinea l’attenzione che si deve porre nei fili retrattori, questi svolgono un ruolo fondamentale nel dislocamento dei tessuti molli favorendo lo scorrimento dei materiali da impronta su tutta la superficie da improntare.

Si procede quindi con:
• Rimozione del filo 00 a conferma che non sia stato danneggiato in fase di preparazione
• Nuovo inserimento di un filo 00 imbevuto di solfato ferrico, emostatico con scarso potere astringente
• Posizionamento di un filo 1 con solfato d’alluminio, caustico e astringente
• Rimozione dopo 5 minuti del secondo filo
• Risciacquo con sapone neutro e acqua
• Posizionamento di un filo 1 imbevuto di acqua a mantenimento degli spazi

Eseguite tutte queste fasi di preparazione del sito da improntare, si effettua la miscelazione, a mano o con macchine specifiche, del materiale da impronta che si differenzia a bassa ed alta viscosità rispettivamente collocate sull’elemento da improntare e sul cucchiaio portaimpronta. (Fig. 2) In base alle indicazioni della casa produttrice, si attende il tempo necessario all’indurimento del materiale da impronta, si rimuove il cucchiaio dal cavo orale e si controlla che tutte le informazioni necessarie siano state correttamente rilevate. (Fig. 3) È solo a questo punto che si può pensare di poter finalizzare il nostro caso clinico con un manufatto protesico che rispetti i tessuti biologici circostanti e che soddisfi le caratteristiche estetico-funzionali richieste.
Fig. 2 Particolare di un’impronta. Fig. 3 Particolare di un’impronta.
SECONDO CASO CLINICO

Per concludere la serata il dottor Semenza effettua in diretta la preparazione di due elementi che fungeranno da pilastro per un Ponte di Maryland. Indipendentemente dalle motivazioni di tale scelta terapeutica, l’attenzione viene riposta sulla precisione che la preparazione deve avere per poter così fornire all’odontotecnico un’impronta che lo metta nelle ideali condizioni di fornirci un corretto manufatto protesico. (Fig. 4) Segnati con una matita sugli elementi dentali i limiti della preparazione, si procede con una fresa diamantata a palla montata su contrangolo moltiplicatore di giri per la definizione delle porzioni linguali. (Fig. 5)

Nella scelta tra ponte adesivo o con ritenzioni accessorie, il Relatore decide di effettuare due piccoli pozzetti (pin) con frese a rosetta, poi rifiniti con una fresa cilindrica multilama per garantire il perfetto parallelismo tra i due, necessario per il corretto inserimento del manufatto protesico in fase di finalizzazione. (Fig. 6) Gli elementi dentari vengono a questo punto detersi prima con pasta di pomice e acqua su di uno spazzolino di nylon e successivamente con sapone neutro per essere poi improntati.

• Materiale da impronta light inserito con spingipasta all’interno dei pozzetti
• Materiale da impronta light iniettato con siringa sugli elementi dentali
• Materiale da impronta a maggiore densità posizionato sul cucchiaio portaimpronta, precedentemente trattato con l’adesivo specifico

Viene fatto passare il tempo necessario per l’indurimento dei materiali da impronta, si rimuove il cucchiaio portaimpronta e si controlla la corretta impressione di tutte le superfici dentali.
Attraverso l’esposizione di casi clinici e la descrizione degli elementi fondamentali per la riuscita di un’impronta, il dottor Mario Semenza ha voluto sottolineare come con l’intransigenza mentale e la conoscenza dei materiali in uso si possa ottenere un risultato che consenta a noi, ma soprattutto all’odontotecnico, di fornire ai nostri pazienti un manufatto protesico ideale, ben integrato nel sistema oro-facciale.
Fig. 4 La preparazione dentale. Fig. 5 La precisione della preparazione. Fig. 6 La precisione della preparazione.

La Rivista di Odontoiatria