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La riproduzione del dente
  con i materiali compositi
Corso di Adamo Monari
recensione di Luca Solimei
Scopo iniziale della serata è quello di dar risalto ad un importante obiettivo della conservativa che consiste nel contenere il più possibile la perdita dei tessuti dentali e di riprodurre l’elemento, specie anteriore, con materiali altamente mimetici. La restaurativa diretta richiede un notevole impegno per riuscire a riprodurre tutti quei minuti particolari di cui è composto un elemento dentale integro. Il concetto di “mantenimento e reintervento” ci spinge ad avere un approccio graduale nel piano terapeutico con la massima conservazione di tessuto sano possibile e con la consapevolezza di effettuare restauri facilmente riparabili senza causare ulteriori danni all’elemento. Il dottor Adamo Monari, maestro nell’estetica dei settori anteriori, discute l’argomento di questa serata attraverso l’esposizione di casi clinici di cui offrirà una disamina delle varie tappe operative.
Da sinistra Mario Iorio, Fabio Toffenetti, Adamo Monari
PRIMO CASO CLINICO

Un restauro di IV classe in un incisivo centrale superiore in un paziente giovane (18 anni) richiesto a seguito di un trauma (Fig. 1). Come prima cosa viene preservata la vitalità pulpare attraverso una medicazione in idrossido di calcio ricoperta da materiale da otturazione provvisorio che ci permette di dimettere il paziente per consentire all’odontotecnico di effettuare una ceratura diagnostica previa impronta in alginato del settore interessato (Figg. 2a, 2b). Trattandosi di settori ad alta valenza estetica bisogna dare importanza all’analisi di forma e colore dell’elemento su cui si deve intervenire per ottenere il maggior numero di informazioni utili al successo clinico.

Grazie anche a diverse fotografie dell’elemento dentale si procede con lo studio ed il disegno della forma dentale in tutte le sue particolarità:
• aureola incisale
• forma dentinale
• presenza e tipologia di aree trasparenti tra le due precedenti strutture a compimento delle caratteristiche del terzo incisale

Si procede quindi con la scelta del colore, da effettuarsi previo posizionamento della diga per evitare che la disidratazione susseguente ne distorca la percezione. Quest’ultimo obiettivo viene ottenuto con barre dello stesso materiale composito che l’autore andrà ad utilizzare accostate all’elemento dentale per poterne individuare le varie sfumature. Il relatore descrive il necessario isolamento del campo operatorio con diga di gomma attraverso i classici passaggi quali
• prova dei punti di contatto
• prova dell’uncino idoneo
• posizionamento della diga di gomma con successiva invaginazione nel solco gengivale

Si procede con la preparazione di cavità attraverso l’utilizzo di frese diamantate a 80-100 micron e successivamente con frese a 40 micron di granulometria per la rifinitura dei margini. Tali passaggi vengono svolti con l’obiettivo di rimuovere la minima quantità di tessuto dentale andando solamente a favorire l’integrazione dei materiali compositi con le strutture dentali. L’autore termina questa fase con la detersione di cavità attraverso l’uso di pasta di pomice su spazzolini montati su contrangolo ed una sabbiatura con polvere di glicina. Le fasi di stratificazione e modellazione del materiale compositi vengono precedute dai classici passaggi quali

• mordenzatura con acido ortofosforico per 15 sec. su smalto trattato con fresa e successivi 15 sec. su dentina e smalto
• lavaggio per 30 sec. con acqua e spray e asciugatura della superficie dentale
• inibizione delle metalloproteinasi (MMPs) attraverso l’applicazione di una soluzione di clorexidina 0,2% per 30 sec.
• applicazione di primer in due passaggi, rispettivamente di 1 minuto e 30 sec.
• applicazione di un bonding per almeno 20-30 sec. successivamente soffiato al fine di rimuovere gli eccessi
• polimerizzazione con programma incrementale per almeno 30 sec.
Fig 01 - Caso clinico iniziale. Fig 2 - A, B Rx iniziali.  
La stratificazione dei materiali compositi e la riproduzione di tutti i minuti particolari che caratterizzano gli elementi dentali vengono favorite dall’utilizzo di una mascherina in silicone ottenuta sulla base della ceratura diagnostica in modo tale da poter sfruttare una guida indicativa di forma e spessori da dover riprodurre. Il dottor Monari attraverso un video descrive le varie fasi di fabbricazione di tale mascherina, che dovrà essere scaricata in diversi punti per favorirne l’inserimento sul campo operatorio isolato con la diga di gomma e completata da matrici trasparenti in acetato per favorire la corretta riproduzione dei margini interprossimali.

Il materiale composito viene posizionato dapprima sulla mascherina secondo differenti spessori (0,5 mm nella parete palatale e 1 mm a maggior opacità nella cornice incisale ed interprossimale) e poi raccordato con i tessuti dentali previo posizionamento della mascherina stessa nel campo operatorio. Si procede con la polimerizzazione di questo primo strato di materiale per poi irrobustirlo con una massa dentina, successivamente polimerizzata, al fine di evitare che la rimozione della mascherina possa determinare eventuali fratture (Fig. 3).

La forma e le caratteristiche dentali devono già essere controllate e poi rifinite con strips abrasive e dischetti diamantati in modo tale da avere una corretta indicazione sugli spessori delle masse di materiale ancora da aggiungere. La massa dentina viene applicata in un unico strato ma con porzioni di croma e spessore differenti, intervallate da masse trasparenti che caratterizzano il terzo incisale degli incisivi centrali superiori (Fig. 4). L’apposizione di masse differenti viene eseguita anche con gli smalti per poter definire un restauro eterogeneo e mimetico all’elemento dentale. Risulta importante garantire la corretta polimerizzazione di tutte queste masse di materiale composito e a tal riguardo viene successivamente eseguita una post-polimerizzazione del restauro ricoperto di gel di glicerina.

La finalizzazione del caso viene ottenuta in seguito ad una rifinitura e lucidatura che a seconda delle singole caratteristiche di macro e micro-tessitura superficiale può richiedere l’utilizzo di svariati strumenti quali
• dischetti diamantati a granulometria media e fine sul contorno dentale
• frese diamantate a oliva a granulometria fine per l’aspetto palatale
• frese diamantate a fiamma e conica per la superficie vestibolare
• manipolo reciprocante con punte diamantate a granulometria fine per gli spazi interprossimali
• strips diamantate per gli spazi interprossimali
• gommini in silicone
• feltri abrasivi
• spazzolini a ruota con paste diamantate da lucidatura

È solo a questo punto, effettuati tutti i passaggi necessari per la realizzazione del restauro, che si può procedere con la rimozione della diga di gomma e i successivi controlli occlusali. Un successivo appuntamento a distanza deve essere fissato per un controllo clinico e radiografico (Figg. 5a, 5b) nonché per la conferma di una corretta integrazione estetica dei materiali compositi con l’elemento dentale di difficile valutazione in prima seduta a causa della disidratazione dell’elemento dentale dovuta all’utilizzo della diga di gomma (Fig. 6).
Fig 03 - Mascherina rimossa. Fig 4 - Stratificazione.  
Fig 05 - A, B Rx di controllo. Fig 6 - Caso finito.
SECONDO CASO CLINICO

Per descrivere la carrellata di differenti situazioni cliniche in cui lo specialista si trova a dover effettuare un restauro diretto con materiali compositi, il dottor Adamo Monari ha preso in rassegna le cavità di V classe, nel caso specifico determinate da processi cariosi. Questo genere di restauri, all’apparenza di facile realizzazione, può presentare difficoltà rappresentate dal corretto isolamento del campo operatorio. Viene descritto come con un utilizzo di differenti uncini, talvolta modificati, e pasta termoplastica si possa riuscire nell’intento di bloccare la diga di gomma intorno alla zona cervicale dell’elemento dentale e con l’ausilio di un filo retrattore inserito nel solco gengivale ci si garantisca una migliore rifinitura del restauro.

La preparazione di cavità viene effettuata attraverso una sabbiatura aggressiva per una idonea rimozione dello strato di dentina cariata e completata con una fresa diamantata montata su turbina, che modelli i margini cavitari per favorire un migliore adattamento del materiale composito sull’elemento dentale. Si procede con il trattamento superficiale attraverso l’applicazione di un sistema adesivo classico a tre passaggi come illustrato nel precedente caso clinico.

La stratificazione e modellazione dei materiali compositi inizia con un primo strato di composito fluido dello spessore di 0,5 mm a fungere da raccordo tra elemento dentale e materiale da ricostruzione oltreché da riduttore di stress superficiali. Le masse dentina e lo smalto vengono apposti in un unico passaggio per poi essere polimerizzati, ricoperti da un sigillante di superficie e successivamente post-polimerizzati sotto gel di glicerina. Rifinita e lucidata l’otturazione, viene dimesso il paziente.
TERZO CASO CLINICO

Il Relatore conclude la serata con l’esposizione di un caso clinico in cui viene descritta una metodica di stratificazione di materiali compositi per la realizzazione di un provvisorio all’interno di un Piano di Trattamento a lungo termine. Per la finalizzazione di tale restauro posteriore, di notevoli dimensioni, ci si basa sulla realizzazione di una ceratura diagnostica per lo studio del caso su cui vengono effettuate due mascherine in silicone utili per la futura gestione degli spessori. L’isolamento del campo operatorio con diga di gomma, la preparazione di cavità e il trattamento di superficie con i sistemi adesivi vengono svolti seconde le metodiche classiche precedentemente illustrate.

L’Autore spiega come per una semplificazione del caso sia conveniente eseguire la stratificazione del materiale composito secondo passaggi ben precisi che riducano sempre più le dimensioni della cavità, riducano gli stress da contrazione, favoriscano la riproduzione delle caratteristiche morfologiche dell’elemento dentale.

• Utilizzo di composito fluido per sigillare la superficie dentinale esposta
• Ricostruzione dei vertici delle cuspidi apponendo materiale composito fresco sia sull’elemento dentale che sulla mascherina, poi applicata sullo stesso
• Ricostruzione delle pareti interprossimali con composito e composito fluido applicati su metrici sezionali bloccate con cunei ed appositi uncini, determinando una riduzione a cavità di I° Classe di Black
• Modellazione occlusale con successiva rifinitura, attraverso gli strumenti già descritti, e controllo occlusale a conclusione del restauro

Il dottor Adamo Monari ha voluto relazionarci su come la riproduzione delle caratteristiche di un elemento dentale con tecniche restaurative dirette resti un’operazione con un grado intrinseco di difficoltà relativamente alto ma che, grazie all’impiego di tecniche reversibili e poco invasive, si possa puntare con esse all’ottenimento di un valido risultato clinico e estetico.

La Rivista di Odontoiatria