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Il dono di sé |
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rapporto sul volontariato odontoiatrico nel mondo |
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All’interno delle metropoli s’annidano sacche di emarginazione e nuove povertà con grave pregiudizio per la salute orale soprattutto fra gli anziani.
Partendo da Milano scopriamo cosa si fa in Italia per loro. |
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Il terzo mondo |
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di casa nostra |
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a colloquio con Paolo Montecucco a cura di Guido Peggion |
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Ora, dopo quasi due anni di inchieste in giro per il mondo, tocca a noi guardare dentro le città dell’opulenta Europa, dentro le nostre strade metropolitane, oltre le facciate decorose di tanti condomini neppure troppo periferici. E bussare a porte che, se si aprono, lo fanno con diffidenza, non perché temano per la “roba” - qui funziona il miglior antifurto al mondo: l’indigenza - ma per il ritegno a mostrarsi così come si è: con le evidenze delle scale sociali scese gradino per gradino stampate in bocca, ancor prima che nell’ambiente e nel vestiario.
“Il parametro della fragilità sociale - ci spiega il dottor Paolo Montecucco, fra i protagonisti del volontariato odontoiatrico milanese, vicepresidente della Solidarietà medico-odontoiatrica nel mondo onlus - risulta strettamente associato alla perdita della funzionalità orale. è proprio quella fragilità ad annullare, in sostanza, la possibilità pratica del paziente di rivolgersi a cure odontoiatriche professionali sia pubbliche che private”.
Da qui un’ulteriore perdita di capacità relazionali e comunicative in persone già di per sé senza o con pochissimi affetti familiari. Per trasmigrazioni, per età, per egoismi vari. |
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Susan Meselas - Nicaragua 1978 |
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Witold Krassowski - Poland 1989 |
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Il teatro del bisogno
Con questa puntata insomma ci occupiamo del volontariato “cittadino”, quello - per intenderci - per il quale non è necessario trasvolare in continenti lontani, è sufficiente un biglietto del tram. Semmai, a differenza dell’Africa nera o dei poveri villaggi indiani, qui potrebbe essere più arduo scovare il bisogno. Il quale sicuramente c’è, anzi il coro unanime degli “addetti ai lavori” lo indica in costante aumento.
La popolazione che ne soffre - ecco un altro dato tipico - è estremamente variegata: ci sono i lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno, quelli senza permesso e perciò fuori legge (secondo le recenti disposizioni, così come fuori legge dovrebbero divenire anche le onlus che non ne denunciassero l’esistenza), gli anziani bastevoli a sé e quelli no, confinati nelle proprie abitazioni o nelle case di riposo. Ma ci sono anche giovani italiani che hanno perso il lavoro, che vivono nei dormitori o nelle case attrezzate dagli enti per lo più religiosi, ci sono i malati terminali, i portatori di handicap e i tossicodipendenti, per i quali - anche odontoiatricamente parlando - la droga è devastante.
E poi ci sono, ci spiega Roberto Santopadre della Caritas di Roma, “padri di famiglia con giacca e cravatta che prima di andare a lavorare nel terziario vanno a fare la spesa con la nostra tessera”.
Se il teatro del bisogno è questo, è facile capire come le iniziative assistenziali siano anch’esse variegate.
Vanno dagli ambulatori creati ad hoc presso i centri medici esistenti al servizio di trasporto da casa a studio, alle cure prestate a domicilio di chi non può o si rifiuta di lasciare la propria abitazione. |
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Milano, terra di frontiera
Diciamo la verità, nonostante proprio al III Convegno della Cooperazione svoltosi lo scorso maggio a Rimini in occasione del 52° Congresso degli Amici di Brugg se ne sia discusso per un intero pomeriggio, non pensavamo di trovarci di fronte ad un fenomeno così esteso. Con tante persone in tante città impegnate a mitigarlo.
In prima linea, a Milano, c’è il dottor Montecucco, il quale ci apre uno spaccato sulla solidarietà odontoiatrica meneghina e su quello che molto efficacemente Giorgio Vogel ha definito “il terzo mondo di casa nostra”.
“Sono stato diversi anni volontario con l’Opera San Francesco - ci dice - nell’ambulatorio per i poveri di via Pisacane (oggi ha traslocato più in periferia, dove l’affitto costa molto meno). Adesso presto la mia opera per un’altra associazione ‘col saio’, i Fratelli di San Francesco di via Moscova, i quali pure dispongono di un poliambulatorio con studio odontoiatrico”.
Chi accolgono?
Chiunque, anche italiani, soprattutto extracomunitari. Non è pura carità. I pazienti pagano un ticket di dieci euro a prestazione, ricevono ogni tipo di assistenza. Vengono coperte tutta l’urgenza e anche le cure di devitalizzazione e otturazione. è esclusa la protesi fissa o mobile, ma grazie agli odontotecnici (anch’essi volontari), che in pratica lavorano gratis, è possibile ottenerla a prezzo di puro costo.
I vostri assistiti hanno un impiego? Possono permettersi ticket e protesica?
Chiaramente da noi, insieme agli indigenti totali, vengono quanti hanno una certa disponibilità. D’altra parte fra di loro il problema protesico è grosso: portano “ponti” molto vecchi oppure hanno perso altri denti. E sono lontani da casa.
Chi finanzia l’ambulatorio?
I dentisti - una quarantina - sono tutti volontari, mentre invece materiali e assistenti a tempo pieno sono pagati dai Fratelli di San Francesco. I professionisti danno la propria disponibilità a turno, la maggior parte offre una mezza giornata, qualcuno a settimane alternate, qualcuno tutte. Il mio turno è ogni quindici giorni, il pomeriggio del martedì.
Qual è l’affluenza dei pazienti?
è alta, c’è sempre molta richiesta, è logico, in pratica si viene curati gratis e con la formula del ticket si riesce a fare un piano di cure abbastanza tradizionale. In più cerchiamo di assecondare le loro esigenze, a volte davvero a malincuore: chi non ha dimora né lavoro fisso non ti chiede di curarli ma di cavargli il dente. Si tenta di convincerli: non lo tolga, è un frontale, si può salvare... Ma non c’è niente da fare, riusciamo a fare una prestazione e via, sono sempre in movimento. Però la maggior parte no, sono extracomunitari che lavorano in Italia più o meno legalmente e vogliono avere una vita normale.
Adesso saranno un po’ in difficoltà...
Sì, le nuove disposizioni mi sembrano piuttosto penalizzanti. Personalmente mi rifiuto assolutamente di denunciare chi non è in regola, con la Fondazione non ne abbiamo ancora parlato, ma penso che faranno altrettanto, mettendo sulla bilancia il peso e il prestigio dell’istituzione che rappresentano. |
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Case di ringhiera a Milano (foto Luigi Petrazzoli) |
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