| Adattamenti | ||
| Implantologia | ||
| a cura di Alessandro Canton | ||
| COME AVVIENE L’OSTEOINTEGRAZIONE Ichiro Nishimura, Takahiro Ogawa da Int. Journal of Prosthodont. 2008 21 |
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| L'osteointegrazione ha profondamente cambiato i comportamenti professionali degli odontoiatri. Fino a pochi anni fa il fondamento biologico su cui si basa il fenomeno faceva riferimento a studi osservati al microscopio ottico. Da qualche anno presso il Centro Weinstraib dell’UCLA due eminenti studiosi, Ichiro Nishimura e Takahiro Ogawa, entrambi esperti in biologia molecolare, hanno esplorato il fenomeno dell’osteointegrazione tramite eventi biochimici e genetici. I loro studi scientifici rivoluzionari hanno dimostrato che le superfici di titanio con specifiche topografie di superficie accelerano e regolano i geni interessati alla riparazione dell’osso. Le loro ricerche spiegano il modo in cui queste topografie accelerano il processo di osteointegrazione e perché l’osso depositato è più duro e compatto dell’osso depositato sugli impianti con superficie levigata meccanicamente, relativamente lisci. I due ricercatori, che attualmente operano nello stesso Centro Weintraub dell’UCLA, hanno curricula diversi, entrambi però hanno in comune il fatto che combattono le tentazioni al conformismo e ai compromessi. Una risposta “sensitiva” Finanziati dalle case produttrici di impianti dentari che volevano sapere quali fossero non solo le caratteristiche delle superfici più biocompatibili, ma anche le più bioreattive, rivolsero la loro indagine a livello molecolare e atomico. Erano argomenti non ancora indagati nella scienza dell’osteointegrazione. Per studiare i fenomeni applicarono nelle loro ricerche il principio dell’elementarismo. Tentarono cioè di esplorare la verità partendo dagli elementi di base, sfruttando le tecnologie della biologia genetica molecolare. Furono questi nuovi approcci che portarono la scienza ad un livello più alto. Questi studi rivelarono che, se le superfici irruvidite degli impianti erano più integrate nell’osso e più resistenti alle forze di dislocazione, non era dovuto alla penetrazione del tessuto nelle nicchie, ma al fatto che le cellule rispondono in modo sensitivo alla topografia della superficie tramite le “guide di contatto”. Le cellule in contatto fisico con le superfici implantari modificano infatti i loro comportamenti, pertanto il “contatto” con la superficie implantare è in grado di modificare il comportamento cellulare e diventa un fattore rilevante per stabilire l’osteointegrazione. Il ruolo della nanoscienza Nel futuro la nanotecnologia definita come scienza della tecnologia a livello atomico fornirà la comprensione dei fenomeni e dei materiali alla nanoscala e ciò servirà a creare strutture, dispositivi e sistemi più biocompatibili e con funzioni e proprietà nuovi per tenere sempre più sotto controllo l’osteointegrazione. La nanoscienza comporterà la modifica delle superfici implantari per la migliorata capacità osteoconduttiva. “Disegno molecolare e nano-disegno di impianti dentari” è appunto il titolo del Simposio al meeting della IADR che delinea la strategia futura del Centro dell’UCLA. |
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| IMPIANTO PRECOCE DOPO ESTRAZIONE DI INCISIVO Daniel Buser, Stephen T. Chen, Hans P. Weber, Urs C. Belser da Int. J. Periodontics Restorative Dent. 2008 28 5 |
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| Sostituire un dente con una corona implanto supportata è l’indicazione più frequente. Il vantaggio più significativo: non si devono preparare i denti adiacenti. I siti anteriori sono collegati ad aspettative estetiche. Per questo motivo occorre avere una metodica che dia un risultato estetico con alto grado di prevedibilità e basso rischio di complicanze. In anni recenti il tempo di trattamento globale e il numero degli interventi chirurgici sono stati ridotti: da sei-dodici mesi, all’inserimento immediato dopo l’estrazione, oppure inserimento implantare precoce dopo alcune settimane. Protocollo consigliato per inserimento precoce: • soggetto senza patologie in atto (emocromo, glicemia, VES, ecc) • ispezione viso (labbra, eventuali asimmetrie) • ispezione cavità orale (linea del sorriso, biotipo gengivale: sottile/ spesso, diritto/festonato) • ispezione denti vicini: meglio se sani e senza restauri • radiografia periapicale di routine Stabilito che il trattamento raccomandato è l’inserimento implantare precoce, si informa il paziente sul piano di cura, se accetta, firma il consenso informato scritto. Prima fase Anestesia locale con vasocostrittore blando, quindi • accurata estrazione con rotazione senza scollamento del lembo • accurata pulizia dell’alveolo, riempito con un tappo di collagene • protesi mobile parziale rimovibile che non interferisca con i tessuti molli. Dopo due mesi Controllo alveolo e tessuti molli, specie le due papille, • Chirurgia implantare dopo anestesia locale con vasocostrittore blando • Incisione crestale nell’area edentula, estesa al solco dei denti adiacenti, incisioni di disimpegno divergenti all’angolo distale • Scollamento di un lembo muco periosteo a tutto spessore e tenuto in sede con sutura di retrazione • Controllo del processo alveolare; preparazione del letto implantare secondo il protocollo standard. Inserire l’impianto, tenendo la piattaforma tre o quattro mm apicalmente come è la giunzione cemento smalto • Incorporare una cappetta di guarigione • Disimpegnare il periostio del lembo a spessore totale, per consentire la chiusura della ferita per prima intenzione senza tensione con materiale non riassorbibile (cresta 5-0; disimpegno 6-0) • Modificare la protesi parziale mobile • Analgesici e antibiotici; sciacqui di clorexidina all’1% Quindi radiografia endorale; esposizione dell’impianto con incisione circolare e sostituzione della cappetta corta con cappetta lunga. Dopo una settimana si inserisce una corona provvisoria in resina che resta in sede per sei mesi (per adattare impianto e tessuti molli alla nuova situazione). Dopo sei mesi corona interamente in ceramica supportata da una mesostruttura ritenuta da vite in titanio e zirconio. |
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| PROGRESSI NELLA PROTESICA George A. Zarb Int. Journal of Prosthod. Dentistry Vol. 21 4 2008 5 |
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| Due eventi hanno caratterizzato l’Odontoiatria Protesica negli ultimi decenni del secolo: il saggio di David Sackett Clinical Epidemiology (1985) e l’introduzione della scienza dell’osteointegrazione di Per-Ingmar Branemark (1981).
Anche se dopo l’entusiasmo iniziale le aspettative non si sono avverate, bisogna riconoscere che l’impulso di una Odontoiatria basata sull’evidenza (EBD) e l’uso dell’osteointegrazione (OI) non furono immediatamente recepite dal mondo accademico, che, infatti considerava il suo approccio terapeutico, già basato sulla migliore evidenza, e anche le protesi erano per lo più adeguate e i risultati erano abbastanza efficienti. Solo in un secondo tempo si comprese che la nuova mentalità comporta una più approfondita valutazione dei casi, tenendo conto della aumentata gamma delle prestazioni e dall’aumento di cure adeguate per una popolazione che invecchia. Consigli scientifici Il progresso accademico probabilmente è lento e prudente, ma va preso atto che se molti sono coloro che sono pronti a criticare, pochi sono disponibili ad assumersi la responsabilità della guida. Sackett ha redatto quattro consigli: 1. gli elementi della Scienza odontoiatrica devono essere integrati con quelli delle Scienze fondamentali; 2. l’approccio alla diagnosi, alla terapia e all’aggiornamento deve essere alimentato da un insieme di conoscenze valide e clinicamente utili, come conseguenza di una sana e pertinente ricerca clinica; 3. se mancano nuove strategie e metodiche per la diagnosi, la terapia e l’aggiornamento, si corre il rischio di una eccessiva dipendenza alla tecnologia clinica e all’informazione; 4. l’applicazione scientifica dell’arte del guarire deve essere praticata con grande umiltà, riconoscendo che molto dipende dalla capacità di spiegare e di insegnare, non di sostituire l’arte odontoiatrica. Per salvaguardare la Scienza dell’Arte odontoiatrica è importante sottolineare l’importanza delle qualità professionali multidisciplinari che non sono quantificabili. |
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