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Ruolo dell'odontoiatra nel trattamento
  delle apnee ostruttive del sonno
di Luca Levrini, Federico Migliori*
Università degli Studi dell’Insubria, Corso di Laurea in Igiene Dentale (Presidente Prof. L. Levrini);
* Scuola di Specializzazione in Ortognatodonzia (Direttore Prof. A. Caprioglio)
RUSSAMENTO E APNEE OSTRUTTIVE DEL SONNO

La Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (Obstructive Sleep Apnea Sindrome, OSAS) è caratterizzata da episodi di ostruzione delle vie aeree superiori durante il sonno, che provocano riduzione (ipopnea) o cessazione (apnea) del flusso aereo (Fig. 1). Tale sindrome è frequente nei soggetti di età compresa tra i 40 ed i 65 anni, con valori di prevalenza pari al 4% nei maschi e 2% nelle femmine (Flemmons 1999). Gli eventi di apnea, per essere definiti tali, devono durare almeno 10 secondi, portare ad una diminuzione del flusso aereo (>90%) ed essere associati ad una desaturazione di ossigeno dal 2 al 4 per cento (Flemmons 1999).

L’OSAS viene classificato in base al numero di episodi di apnea-ipopnea ostruttiva per ora di sonno (Apnea-Hypopnea Index, AHI), stabilendo come lieve un AHI tra 5 e 15, moderato tra 16 e 30, severo se superiore a 30. Le apnee possono inoltre essere genericamente distinte in due tipi, essenziali da distinguere in fase diagnostica:

- centrali, eventi respiratori caratterizzati da cessazione del flusso oronasale e dei movimenti toraco-addominali e diaframmatici, associati a scomparsa delle variazioni della pressione endoesofagea, dove la causa è l’interruzione della stimolazione nervosa dei muscoli respiratori;

- ostruttive-periferiche, eventi respiratori caratterizzati da cessazione completa (apnee) o riduzione (ipopnee) del flusso oro-nasale con persistenza dei movimenti toraco-addominali, dove la causa è un impedimento meccanico ostruttivo al flusso oronasale. Tale distinzione è fondamentale poiché l’ambito di trattamento dell’odontoiatra riguarda unicamente le apnee ostruttive periferiche.
Fig 1 - Eventi respiratori relativi al grado di collassamento.
RIDUZIONE IMPORTANTE DELLA QUALITÀ DELLA VITA

Nei pazienti OSAS, a seconda dell’entità del quadro patologico in quanto a durata dell’apnea e percentuale di desaturazione correlata, il sonno può risultare frammentato e interrotto, realizzando dei parziali risvegli neurologici (arousal) di cui il paziente non risulta consapevole. In questo modo l’apnea non permette il raggiungimento del sonno profondo ristoratore e determina sonnolenza diurna. La ridotta qualità del sonno, con sonnolenza diurna, si associa ad alterazioni delle performance, diminuzione della concentrazione e della libido, irritabilità e nei casi più gravi con un vero e proprio deterioramento mentale. Tutti questi fattori influiscono gravemente sulla qualità della vita del paziente e sono destinati ad evolvere verso quadri clinici più gravi, caratterizzati dalla maggiore possibilità di comparsa di patologie quali ipertensione arteriosa sistemica, cardiopatia ischemica, infarto, ipertensione polmonare e aritmie cardiache (Dart 2003).

Per questo motivo è importante intervenire terapeuticamente per curare la malattia e prevenirne l’evoluzione naturale. Il russamento rappresenta uno dei sintomi principali dell’OSAS e soprattutto costituisce il motivo principale per cui i pazienti affetti da questa patologia si rivolgono ad uno specialista del sonno. Il sintomo “russamento”, inteso come semplice ed isolata manifestazione rumorosa durante il sonno senza associazione ad altra sintomatologia clinica (per esempio apnee), costituisce un problema sociale per il singolo individuo, ma di per sé non ha alcuna rilevanza clinica. Tuttavia, il russamento costituisce un fenomeno che non può e non deve essere sottovalutato, in quanto precede sempre e può rappresentare un epifenomeno di una patologia molto più rilevante quale l’OSAS.
ANAMNESI E STILI DI VITA

L’inquadramento clinico del paziente non può prescindere dalla presenza di un questionario preordinato per ottenere dal paziente risposte precise e chiare sulle caratteristiche del russamento, sul suo periodo di inizio, sulla presenza di familiarità, sulle abitudini voluttuarie (fumo e alcool), sulla presenza di episodi di choking (risvegli notturni con sensazione di soffocamento), di irrequietezza motoria durante il sonno (a carico degli arti inferiori, in particolare), di nicturia, cefalea al risveglio, stanchezza e sonnolenza diurna. Poiché la comparsa di sonnolenza diurna è il sintomo che più di ogni altro è espressione del grado di gravità della componente apnoica durante il sonno, è di fondamentale importanza, nel corso della raccolta anamnestica, avere delle informazioni le più precise possibili al riguardo. Il sintomo sonnolenza è tuttavia aspecifico e può essere in relazione a diverse condizioni o disturbi (alcool, farmaci, insonnia, etc.).

Le proposte che ci vengono dalla letteratura per misurare il livello di sonnolenza diurna sono numerose; da anni, e sulla base anche dell’esperienza di molti autori, si ritiene che l’uso della Epworth Sleepiness Scale (ESS) sia una modalità semplice ed attendibile per ottenere informazioni in questo ambito (Tab. 1) (Johns 1991). Tale scala misura la sonnolenza quantificando la probabilità dell’individuo di assopirsi in 8 specifiche situazioni, con un punteggio crescente da 0 a 3. Un punteggio complessivo superiore a 10 viene considerato indice di sonnolenza patologica (grave sopra a 14). Ad ogni modo, l’esame principale per l’OSAS è la polisonnografia, un monitoraggio continuo e simultaneo di vari parametri fisiologici e patofisiologici durante un periodo di sonno spontaneo. Il tipo di esame polisonnografico e le caratteristiche dei sensori da utilizzare dipendono dalle caratteristiche cliniche del paziente e dal quesito diagnostico.

È comunque sempre necessario studiare il paziente durante un periodo di sonno notturno e la durata dell’esame deve essere di almeno 6 ore (con sonno valido di almeno 4 ore) (Fig. 2). I parametri presi in considerazione devono essere minimo quattro (russamento, frequenza cardiaca, saturazione di ossigeno e posizione corporea); la registrazione può essere domiciliare o gestita direttamente dall’odontoiatra. In alcuni casi è necessaria una polisonnografia notturna completa in laboratorio con undici parametri.
Fig 2 - Tracciato polisonnografico.
Tab. 1 - Epworth Sleepiness Scale.
COME SI VA IN APNEA

Durante il sonno avviene una riduzione dell’attività del muscolo genioglosso, dei muscoli faringei ed allo stesso tempo una fisiologica diminuzione della ventilazione. Questo porta ad un aumento del grado di collassabilità e quindi ad un abbassamento della resistenza delle vie aeree superiori. Questi fattori, associati alla caduta posteriore della lingua e all’effetto Venturi, possono provocare un collasso parziale o totale del lume faringeo e quindi la comparsa di episodi di apnea o ipopnea.

La Rivista di Odontoiatria