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52° dietro le quinte del Congresso |
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PENSANDO GIÀ AL DOMANI
a colloquio con Mario Iorio
Segretario degli Amici di Brugg
Mentre sfoglierete questo numero di “Odontoiatria” il 52° Congresso degli Amici di Brugg sarà in pieno svolgimento: a maggio l’uscita della rivista è sincronizzata con l’”apertura del sipario” di Rimini come fosse il nostro biglietto da visita, il saluto benaugurante dell’associazione ai partecipanti. Esaurita ampiamente nei mesi scorsi la presentazione del nostro grande evento, vogliamo condurvi ora là dove abitualmente è difficile |
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l’accesso, vale a dire dietro le quinte del Congresso, della sua organizzazione, delle scelte scientifiche e politiche che ne determinano (ci auguriamo) il successo. Non solo: cercheremo di allungare lo sguardo al futuro delle prossime edizioni perché carne al fuoco ce n’è molta e a questo punto le anticipazioni diventano d’obbligo.
Le ore cruciali
E dunque: come si costruisce un Congresso dal nulla? Parto dal fondo, cioè dalle ore immediatamente precedenti l’evento, precisamente dalla sera del mercoledì a ridosso della giornata inaugurale. In quell’occasione il Consiglio si riunisce per fare il punto della situazione o – per meglio dire – “per sincronizzare gli orologi”. Accade cioè che il segretario informi degli eventuali intoppi organizzativi dell’ultimo minuto e che i consiglieri relazionino a loro volta segretario e presidente di problemi (altrettanto eventuali) sorti attorno al coordinamento dei relatori e delle relazioni: in modo che tutti sappiano tutto.
Poi, a congresso appena avvenuto, intorno alle 10 della domenica mattina, ci troviamo di nuovo per un Consiglio di consuntivo, per valutare ciò che è andato bene e quello che è andato male, ovviamente allo scopo di essere pronti già alla successiva edizione con le opportune modifiche. È un metodo di confronto “a caldo” – di stampo vagamente psicanalitico – che funziona benissimo, come l’esperienza ha dimostrato.
Torna il corso in Comune
Il ritrovo collettivo è quindi per i primi di luglio quando in una full immersion di due giorni programmiamo tutte le attività associative, che oggi sono diverse e diversificate. In via prioritaria – com’è naturale che sia - ci occupiamo del programma del Congresso prossimo venturo e ne incominciamo a parlare con i membri della Commissione culturale. Prerogativa del Consiglio è fornire le indicazioni sul tema generale del dibattito per quanto riguarda il programma sia degli odontoiatri, sia degli odontotecnici e di assistenti e igienisti. Le Commissioni traducono poi sul piano operativo le linee-guida così impostate. E lo fanno in piena autonomia. Lavorano separatamente l’una dall’altra, ma in maniera coordinata quantomeno per l’organizzazione del programma del sabato, che è in seduta comune.
Perché ho usato quell’avverbio “quantomeno”? Perché neanche molto tempo fa in comune vi era pure il giovedì: il tradizionale Corso gratuito era scelto, svolto e seguito congiuntamente da odontoiatri e odontotecnici. Ed è proprio lì, al Corso comune monotematico per le due componenti, che si vorrebbe tornare, già per la prossima edizione. Questa è la prima novità del 53° Congresso che voglio anticipare.
Tanta estetica nel futuro aggiornamento
A fine settembre si arriva poi alla definizione del programma, che viene approvato dal Consiglio normalmente a metà ottobre. È ancora un programma preliminare, ma viene subito distribuito nelle più diverse occasioni di incontro sino alla fine di gennaio. Per allora sono finalmente arrivate le conferme dei relatori, abbiamo i titoli definitivi, le cose si sono assestate ed ecco che possiamo stampare la versione definitiva del programma.
Vengo alla seconda novità. È nostra intenzione (soprattutto del presidente Fabio Toffenetti, che ha sempre spinto in questa direzione) iniziare con quest’anno una consuetudine di amicizia, di trasparenza e, consentitemelo, di efficienza: l’annuncio pubblico – dalla tribuna di Rimini - del tema del Congresso che verrà, se non addirittura di una prima impostazione del programma. E, se tutto “girerà” per il verso giusto, forse e persino dando un’indicazione di massima anche sulle possibili relazioni.
Vorremmo comunque che il tema del 2010 fosse armonizzato con il futuro programma triennale dei Corsi satellitari. I quali dovrebbero vertere sull’estetica, beninteso non in senso cosmetico, ma nella sua globalità, ossia il trattamento dei tessuti e i restauri in funzione dell’armonia delle sembianze. Non un argomento monotematico, dunque, ma un tema generale da sviluppare in tutte le sue sfaccettature e da tutte le angolazioni specialistiche. L’obiettivo è fare in modo che ci sia un’interazione, un rapporto molto stretto fra Congresso, Corsi satellitari e la neonata e-FAD, di cui si parlerà molto in aula (e più avanti su questa stessa rivista). Mi sembra ormai evidente quanto noi crediamo nell’aggiornamento a distanza. Il fatto che nel nostro programma, in un contesto tradizionale come quello della didattica frontale congressuale, sia sempre prevista una diretta televisiva dal satellite non è un mero espediente promozionale; ma la prova di quanta fiducia riponiamo in questo mezzo formativo ed estrememente innovativo. Diciamola tutta: noi siamo i primi e gli unici in Italia che stanno facendo una vera formazione a distanza per i propri associati.
La macchina operativa
E poi c’è chi lavora... Scherziamo naturalmente, ma certo dal punto di vista strettamente operativo la macchina di Rimini è parecchio complessa. Nell’organizzazione sul campo sono coinvolti la nostra segreteria, il segretario, il tesoriere, nonché Adria Point, la società specializzata che si occupa della realizzazione delle strutture indispensabili per lo svolgimento del Congresso, come dell’iniziativa delle iscrizioni on line ove ha fatto un ottimo lavoro. Il sistema funziona molto bene, tanto bene che non è prevista alcun’altra modalità di iscrizione, se non quella diretta al banco della segreteria nelle giornate congressuali. Insomma la vecchia modulistica è andata definitivamente in pensione.
Quest’anno possiamo contare per la prima volta su una sala enorme e bellissima, può contenere più di 2000 persone. Ancora nel maggio scorso si doveva ricorrere al montaggio di una struttura innalzata come un meccano con tubi Innocenti, dalla capienza “teorica” di 1300 posti. Le file di sedie erano molto vicine le une alle altre per cui, se si voleva raggiungere un posto libero, bisognava far alzare tutti. Che non è un guaio da poco, soprattutto a luci spente. E il giovedì tante persone erano in piedi, come anche il sabato per la seduta comune. Oggi non accadrà più, ognuno avrà il suo posto a sedere. La nuova sala – grazie anche al sistema di oscuramento del soffitto con pannelli comandati elettricamente - offre uno sviluppo in altezza molto maggiore (il condizionamento di conseguenza è migliorato), ma anche in larghezza e profondità. Anche la visione, con l’introduzione dei megaschermi da sedici noni, è nettamente migliorata.
Rimini Fiera sede ideale |
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Parliamo ora della nostra collaborazione con il mondo dell’industria che è vecchia quanto la nostra stessa esistenza associativa. Parallelamente al Congresso scientifico, si sa, si svolgono diversi eventi, culturali e promozionali insieme. La grande mostra di Unidi, innanzitutto: la nuova sede di Rimini Fiera ne soddisfa pienamente i requisiti, perché con le dimensioni che ha raggiunto, e i circa 200 espositori che oggi conta, non potrebbe svolgersi in nessun altro luogo. Saremo perciò sempre legati a questi ambienti. La mostra occupa un padiglione e mezzo, gli espositori sono soddisfatti principalmente perché fruiscono di uno spazio unico e gli stand godono della medesima visibilità. In più dall’anno scorso la sala congressi è collocata in modo da completare il blocco dei due padiglioni riservati alla manifestazione.
Ne consegue che chi esce dalla sala congressi entra direttamente in fiera. In origine sembrava una posizione penalizzante, ma quando l’abbiamo sperimentata abbiamo deciso di replicarla per gli anni a venire. A me personalmente è piaciuta molto nel senso che rimarca come esposizione e congresso siano realtà complementari: chi viene al congresso viene anche alla mostra e viceversa. È migliorata anche la percorribilità degli ambienti: ora è tutto a portata... di piede. Particolare non trascurabile se consideriamo che i workshop e i corsi tecnologici occupano sale e salette che vanno raggiunte con una certa rapidità. Questi eventi sono ben 26, 21 per gli odontoiatri, 4 per gli odontotecnici e – per la prima volta – uno per gli igienisti, che mi vanto di aver voluto personalmente e fortemente. È fissato per il venerdì, nell’ambito di un incontro congiunto con gli odontoiatri. Mi auguro che in futuro possano ripetersi occasioni di questo tipo. |
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Se avessi la bacchetta magica...
... vorrei vedere più giovani circolare nelle nostre sale. Lo scorso anno (vedi il grafico nella pagina precedente) abbiamo fatto una rilevazione sugli ingressi e ci siamo resi conto che l’età media dei congressisti è attorno ai cinquant’anni. Decisamente alta. Perché? Difficile la risposta, comunque non unica. Senz’altro i giovani ci vedono come una vecchia associazione di dentisti generici. O forse oggi sono più attratti dai Congressi monospecialistici organizzati dalle altre Associazioni e Società scientifiche italiane. Forse il nostro programma comprende una miscellanea di relazioni che sono ancora lontane dalla loro preparazione e dunque dalla loro mentalità. Eppure più dell’80% degli studi italiani sono monoprofessionali, perciò in realtà un’associazione come la nostra si rivolge alla stragrande maggioranza dei dentisti italiani.
E quindi? C’è da pensare che i giovani non potendo ancora permettersi lo studio privato lavorino come collaboratori esterni sopperendo alla carenza di specializzazione degli studi. Da qui il loro interesse per un aggiornamento di carattere settoriale. Comunque stiano le cose, a noi farebbe piacere una maggiore affluenza di giovani ed è certo che dovremo “inventarci” qualcosa per loro. Nell’attesa, quest’anno ripetiamo la rilevazione statistica, non si sa mai... |
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