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Il materiale ceramico
  e.max Press
a cura di Lidia Colombo e Giordano Tasca
Sintesi della relazione tenuta da Oscar Raffeiner, Michele Bolognesi e Carlo Monaco nell’ambito del
programma “Primo incontro con le aziende-Ivoclar Vivadent” al 51° Congresso degli Amici di Brugg di Rimini
CLINICA, RICERCA E LABORATORIO
Carlo Monaco e Michele Bolognesi

Le ceramiche integrali hanno conosciuto negli ultimi anni una così ampia diversificazione che è imprescindibile premettere una, sia pur sintetica, descrizione delle caratteristiche che identificano le principali, dal punto di vista merceologico e tecnico-clinico. Il primo si esprime in modo semplificato con la classificazione in tre grandi gruppi di materiali, individuati dal costituente principale: silice, allumina (ossido di alluminio), zirconia (ossido di zirconio). Il secondo nasce dall’interesse dell’odontotecnico e del clinico a distinguere le ceramiche vetrose, mordenzabili e quindi adatte alla cementazione adesiva, dalle policristalline, non mordenzabili e perciò non cementabili con tecnica adesiva. Le vetrose sono a loro volta differenziabili in base alla percentuale di riempitivo cristallino, che è approssimativamente del 20% nelle feldspatiche, del 35% in quelle rinforzate con leucite, del 70% in quelle al disilicato di litio.

Parallelamente a essa cresce la resistenza al carico masticatorio fino a un certo limite, oltre il quale possono andare solo i materiali policristallini, l’allumina e, ancor più, la zirconia. Quest’ultima è un prodotto nuovo, dalle proprietà molto particolari che si devono conoscere per impiegarlo e lavorarlo correttamente; a temperatura standard si presenta con caratteristiche cristallografiche di tipo monoclino, che diventano, attraverso trattamento termico, di tipo tetragonale, la forma in cui le proprietà meccaniche sono favorevoli all’impiego. Tale tipologia cristallina però è instabile e tende a riprendere la forma monoclina, che ha caratteristiche meccaniche nettamente inferiori. La stabilizzazione della forma tetragonale si ottiene mediante l’aggiunta di ossido di ittrio alla formulazione iniziale. È importante rilevare che il passaggio alla forma monoclina (meno resistente) può determinarsi anche nei prodotti stabilizzati, come conseguenza di interventi operativi dell’odontoiatra e dell’odontotecnico, quali un fresaggio o una sabbiatura aggressivi. (Fig. 12)
Fig. 12 - La stabilizzazione della forma tetragonale, più resistente, è garantita dall’aggiunta di ossidi di ittrio.
Ponti su inlay
Ceramica pressata su zirconia


Per realizzare ponti su intarsi sono attualmente disponibili tre combinazioni di materiali:
1) la metalloceramica,
2) il composito rinforzato con fibre (FRC), 3) la ceramica pressata su zirconia (ZR). Il team universitario degli oratori aveva una consolidata esperienza con FRC e prima di attuare la sperimentazione clinica con ZR ha condotto, come prescritto da un corretto iter applicativo, una ricerca di laboratorio (iniziata nel 2000) in collaborazione con il Prof. Krejci, finalizzata al confronto dell’adattamento marginale fra ponti FRC e ZR, sottoposti a test di fatica e a cicli termici. L’interfaccia adesiva restauro/cemento mostrava una buona performance in entrambi i sistemi, mentre quella cemento/dente, nonostante l’elevato livello di precisione marginale iniziale, subiva nel corso del test un degrado maggiore nel sistema FRC che in quello ZR, causato verosimilmente dalla più grande flessibilità del primo. Sulla base dei risultati positivi ottenuti in vitro, si è quindi predisposto un protocollo di validazione clinica di questo impiego della ZR.

Nel caso illustrato la paziente ha rifiutato il piano di trattamento più corretto in casi simili (soprattutto in assenza di estesi restauri sui denti adiacenti), che prevedeva il ripristino della perdita ossea orizzontale e verticale a livello del 4.6 e la successiva inserzione di un impianto. Si opta quindi per un ponte minimamente invasivo, preparando le cavità sotto diga e rilevando un’impronta di precisione. Il laboratorio allestisce un modello in resina poliuretanica, preferibile al gesso, ai fini della miglior conservazione dei dettagli del perimetro della preparazione (spigoli vivi cavo-superficiali) durante le successive fasi operative. (Fig. 13) Si esegue con sistema Sirona (scanner inEos) la scansione del modello, la quale viene elaborata tramite il programma in modo da delineare nelle zone perimetrali occlusali un sottocontorno che lasci uno spazio, fra i margini cavitari e la struttura in ZR, adeguato ad accogliere la ceramica pressata.
Fig 13 - Ponte su inlay: preparazione sotto diga, modello in resina poliuretanica, scanner inEos e scansione del modello.
Ciò per aderire alla richiesta del professionista di disporre di un contorno totalmente mordenzabile per trarre il massimo vantaggio dalla tecnica adesiva. Nel disegno del modello virtuale si prevede che solo a livello prossimale il manufatto abbia una porzione collimante con il limite della preparazione del gradino cervicale, in modo da poterne verificare al microscopio, dopo la sinterizzazione, l’alloggiamento completo. Si delimita inoltre chiaramente l’area della sella dove si adagerà il pontic. Le scansioni sono due, una del modello e una del ponte intero modellato in cera (opportunamente rivestito con l’apposito spray per una più facile lettura dei dettagli), che, sovrapposte, consentono di predisporre il file da elaborarsi al computer – fase CAD – e poi da inviarsi al sistema di fresatura – fase CAM. (Fig. 14)

La Fig. 15 mostra una videata del sistema Sirona con il framework in ZR, disegnato tramite il software, nel quale sono da evidenziarsi la morfologia e i volumi a livello occlusale destinati, come per la metallo-ceramica, a supportare adeguatamente le cuspidi e, più in generale, l’anatomia funzionale, che si realizzeranno poi in ceramica pressata. Una cura particolare merita il disegno dei connettori, che devono avere una sezione di 16 mm², ove possibile in un ponte posteriore di questo tipo, comunque mai inferiore ai 9 mm² (sufficiente in caso siano presenti nella struttura festonature anche linguali di rinforzo). La macchina fresatrice ricava dal blocchetto di ZR il manufatto, che viene rivestito con il liner e provato sul modello: una volta che se ne sia verificato il corretto alloggiamento al gradino cervicale, si crea fra esso e il modello un leggero spazio anche a livello dei margini assiali e cervicali dei box, asportando materiale policristallino mediante fresatura, attenta a evitare il riscaldamento; in tal modo nella successiva modellazione sull’intero perimetro si ha uno strato di cera da sostituirsi poi con vetroceramica pressata mordenzabile. (Fig. 16)
Fig 14A - Ponte modellato in cera. Fig 14B - Modellato in cera rivestito di spray per la lettura allo scanner. Fig 15 - Videata dell’aspetto occlusale del framework.
Fig 16 - Framework in zirconia rivestito di liner sul modello; particolari del sottocontorno creato a livello dei margini assiali e cervicali dei box.
La ceratura lascia scoperta la ZR corrispondente alle superfici interne delle cavità preparate in maniera che ivi si verifichi un contatto diretto struttura/dente; l’imperniatura viene collocata a livello della zona di maggior spessore (elemento intermedio) e la pressatura è eseguita con grezzo HT dello ZirPress (Fig. 17), la cui traslucenza garantisce abitualmente un adeguato risultato estetico. Lo si migliora ulteriormente nel caso specifico, a livello del pontic, ricorrendo, dopo la prova biscotto nel cavo orale, alla stratificazione, previo cut-back. La Fig. 18 illustra il ponte finito e lucidato come viene consegnato allo studio. Attualmente in base alle dimensioni delle cavità si adottano tre diverse modalità di applicazione della vetroceramica sulla sottostruttura degli intarsi, le quali offrono differenti gradi di estensione della superficie disponibile per l’adesione.

Quest’ultima sarà:
A) completa nel caso di cavità ampie (per lo più legate alla preesistenza sui pilastri di grossi restauri in amalgama o in composito), che consentano la pressatura della vetroceramica anche al loro interno;

B) periferica nelle preparazioni in cui manchi lo spazio per poter immergere interamente la ZR nella ceramica, la quale comunque contatta tutto il perimetro cavitario;

C) intera anche in spazi ridotti utilizzando per l’adesione la mordenzatura del liner, che è una vetroceramica in strato molto sottile (procedura in fase di sperimentazione).

All’inizio della ricerca si prevedeva la sabbiatura della superficie interna dei manufatti in ZR allo scopo di aumentarne la ritenzione attraverso l’irruvidimento, mentre oggi la procedura è bandita perché ha dimostrato di comportare rischi di indebolimento della struttura a mordenzatura degli inlay è ottenuta con acido fluoridrico, che per la ZR esposta è inutile ma non dannosa (può avere un favorevole effetto detergente); deve sempre effettuarsi una completa rimozione dei residui acidi mediante un intenso lavaggio (coadiuvato eventualmente dall’azione degli ultrasuoni); segue l’applicazione di un silano e quindi del bonding. La preparazione dentale è utilmente sabbiata se costituita da materiale resinoso, composito del build-up o adesivo con il quale è comodo rivestire tutta la dentina in prima seduta, per sigillarne i tubuli riducendo la ritenzione di contaminanti.

La cementazione adesiva è una procedura efficiente ma complessa, che richiede il rispetto rigoroso dei vari passaggi per l’adesione (mordenzatura con acido fosforico della cavità, priming, bonding) e per l’applicazione del materiale cementante; inoltre per la rimozione degli eccessi, la rifinitura e la lucidatura dei margini con strumenti dedicati. Il controllo a distanza evidenzia l’ottima salute parodontale. (Fig. 19) Il follow-up di 18 mesi, di cui dispongono gli oratori per questi ponti, è da ritenersi incoraggiante alla luce del fatto che i problemi incontrati con i ponti FRC, particolarmente delaminazioni del composito dalle fibre (rivelatesi ineliminabili in quanto intrinseche all’elasticità strutturale), si erano manifestati per lo più entro un simile periodo.
Fig 17 - La ceramica sovrapressata, mordenzabile garantisce l’adesione su tutti i contorni cavitari. Fig 18 - Ponte su inlay finito. Fig 19 - Ottimo stato dei tessuti molli in controllo del ponte a distanza di tempo.

La Rivista di Odontoiatria