numero 1 anno XXVIII     la rivista - articoli - attualità scientifica - Il materiale ceramico
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Caratteristiche merceologiche
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Faccette e ponti anteriori su corone
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Il materiale ceramico
  e.max Press
a cura di Lidia Colombo e Giordano Tasca
Sintesi della relazione tenuta da Oscar Raffeiner, Michele Bolognesi e Carlo Monaco nell’ambito del
programma “Primo incontro con le aziende-Ivoclar Vivadent” al 51° Congresso degli Amici di Brugg di Rimini
CARATTERISTICHE MERCEOLOGICHE
Oscar Raffeiner

Il sistema di ceramica integrale pressata, rappresentato dal materiale vetro-ceramico a base di leucite (IPS Empress), risale al 1991. Esso successivamente ha dato origine ad altri prodotti della stessa famiglia ed è stato perfezionato con l’aggiunta delle apposite masse da stratificazione; raggiungendo così, da tempo, un ottimo livello estetico e di precisione dell’adattamento, ma con indicazione limitata a faccette, intarsi e corone singole anteriori. La tecnologia CAD-CAM compare in odontoiatria negli anni 1995-96; oggi le due tecniche, di pressatura e CADCAM, che sembrano intercettare gli orientamenti presenti e futuri dei clinici, sono applicate in sinergia con ottimi risultati. Nel nuovo IPS e.max la denominazione vuole indicare un sistema integrato dotato del massimo di performance clinica, di contenimento dei costi e di versatilità di impiego.

Esso comprende i prodotti seguenti:
1. l’e.max Press, una vetroceramica, a base di disilicato di litio, in grado di produrre per mezzo della pressatura strutture con una resistenza alla frattura decisamente superiore a quella delle strutture realizzate con il materiale a base di leucite e quindi con indicazioni più estese (tutti gli elementi singoli e ponti fino a 3 elementi nei settori anteriori);

2. l’e.max CAD, materiale simile al precedente ma disponibile in una fase pre-cristallina (metasilicato) più morbida e pertanto fresabile senza eccessivo dispendio di strumenti e di tempo; è portato alla forma definitiva (disilicato di litio) in una successiva cottura di cristallizzazione, esente da contrazione;

3. l’e.max Ceram, materiale a base di fluoroapatite, adatto per la sovra-stratificazione sinterizzabile di tutti i prodotti e.max;

4. l’e.max ZirCAD, proposto in blocchetti di ossido di zirconio (o zirconia) in fase pre-sinterizzata, di aspetto simile al gesso, lavorabile; viene portato, con un processo a elevate temperature, alla completa sinterizzazione (resistenza di 900 MPa), subendo una contrazione volumetrica del 20% circa, che si riesce a compensare nel programma di fresatura;

5. l’e.max ZirPress, una vetroceramica, contenente fluoroapatite, destinata alla sovrapressatura sulla struttura in zirconia.

Versatilità clinica del sistema

Con l’e.max Press le caratteristiche (già collaudate dal sistema IPS Empress) di alto livello estetico, di buona precisione marginale e di facilità della tecnica della cera persa (la modellazione eseguita in cera viene sostituita dal materiale ceramico presso-fuso) si coniugano con una resistenza sufficiente alla realizzazione di corone singole posteriori e di ponti di tre elementi anteriori. Il prodotto è fornito in grezzi dotati di vari gradi di opacità/traslucenza: l’alta opacità (HO) è indicata per monconi naturali altamente discromici o ricostruiti con perni metallici; la media opacità (MO) per casi di modesta discromia; la bassa traslucenza (LT, Low Traslucency) è ideale per una vasta gamma di restauri, a volume pieno oppure rivestiti (dopo cut-back) con la vetroceramica per stratificazione (calibrata perfettamente con il sistema). L’ottima biocompatibilità e le caratteristiche di accuratezza della chiusura marginale garantiscono un’integrazione eccellente non solo estetica ma anche biologica (“estetica rosa”). (Fig. 1)

Facendo un confronto con Empress Esthetic traslucente, la massa HO mostra un’opacità di gran lunga superiore (circa doppia di quella della zirconia); la massa MO esibisce sempre una maggiore opacità; la massa LT ha una trasparenza non molto diversa, sufficiente a permettere l’esecuzione anche di faccette con tecnica di pittura. I grezzi LT hanno le indicazioni seguenti: faccette sottili (per le più spesse la tecnica da usarsi non è quella di pittura ma di stratificazione), corone parziali, corone anteriori (preferenzialmente stratificate) e posteriori (con tecnica di pittura o di stratificazione oppure di combinazione delle due), ponti di tre elementi anteriori, sovrastrutture in campo implantoprotesico, corone primarie telescopiche.

Si mostra un esempio clinico, significativo della notevole versatilità del materiale, nel quale un ponte è affiancato a una faccetta. Nella metà più incisale della corona si è effettuata una stratificazione parziale, che, quando necessario, può essere estesa fino al colletto. Nella veneer lo spessore è di circa 0.5 mm mentre nella corona adiacente è di 1 mm: ciononostante non è rilevabile alcuna differenza ottica; la superficie palatina, se, come spesso accade, lo spazio disponibile è ridotto, può essere funzionalizzata direttamente sul modello montato in articolatore, senza alcuna stratificazione. (Fig. 2) È interessante notare che (come spesso avviene) la struttura pressata non consiste in una semplice cappetta, ma possiede la morfologia di un dente completo, ridotta soltanto nella porzione corrispondente allo strato di smalto, sulla quale la stratificazione è di modesta entità, a tutto vantaggio del tempo di lavorazione e della quantità di contrazione del materiale, oltre che della robustezza della corona.

Il primo passaggio è stato una cottura wash con la quale si è creata all’interno un’adeguata intensità cromatica per mezzo dei colori, mentre con un apporto di masse ad alta traslucenza intercalate con masse ad alta opacità si sono realizzati gli effetti di contrasto fra aree cromatiche e trasparenti che caratterizzano il margine incisale. (Fig. 3) La cementazione per le faccette (qualunque ne sia il grado di resistenza) non può che essere adesiva, mentre per le corone è possibile anche la convenzionale. Le proprietà fisiche dell’IPS e.max in disilicato di litio sono sensibilmente superiori a quelle dell’Empress 1, preso come rappresentante delle vetroceramiche classiche: la resistenza alla pressione bi-assiale e la tenacia alla frattura (cioè la capacità di opporsi alla propagazione dei difetti di Griffith superficiali, tipici dei vetri) sono aumentate rispettivamente da 240 a 440 MPa e da 1 a 2.5-3 MPa. Questi miglioramenti consentono la realizzazione di strutture che richiedono una particolare resistenza, quali i connettori dei ponti (sezione ≥ 4×4 mm), su cui si concentrano gli stress del carico funzionale.
Fig 1 - Monconi moderatamente discromici, corone realizzate in e.max Press a media opacità. Fig 2 - Ponte su 2.1-2.3 e faccetta su 1.1: visione palatina su modello della struttura in e.max Press LT dopo pressatura e cut-back. Fig 3 - Ponte e faccetta finiti su modello.
Operatività odontotecnica

La tecnica di lavorazione dell’e.max Press prevede l’imperniatura classica del tutto simile a quella per fusioni, la messa in rivestimento con PressVEST Speed (Fig. 4), che consente un riscaldamento rapido (850 °C per un’ora), infine la pressatura in forno adatto. Sono disponibili diversi modelli di forno da presso-fusione: può essere adoperato anche il P500 utilizzato da vent’anni anni per l’Empress, adattando l’elettronica alle esigenze del disilicato di litio, che richiede una pressatura intelligente, cioè capace di tener conto delle caratteristiche del flusso; infatti l’Empress 1 era molto viscoso, mentre oggi i materiali sono più fluidi. I forni dedicati sono l’EP 600 COMBI nel quale sono integrati un forno di pressatura e uno di cottura e l’EP 5000 che offre programmi individuali e sistemi di controllo aggiuntivi.
Fig 4 - Messa in rivestimento della ceratura.
La smuffolatura si esegue con getto di perle di vetro; la successiva sabbiatura richiede cautela per il rischio di dimezzare le caratteristiche meccaniche, qualora si usino pressioni superiori a 1.5 bar. (Fig. 5) Infatti i cristalli del biossido di alluminio utilizzato sono molto duri e hanno una morfologia a cuneo, tale da essere in grado di incidere anche la zirconia (sulla quale pure devono essere impiegati con attenzione, senza superare 1.5 bar). La rifinitura dei bordi dell’e.max Press si effettua per mezzo di strumenti rotanti dotati di particelle diamantate di 40 micron e non martellanti, perciò preferenzialmente di gomme abrasive, che si riducono in maniera sufficientemente controllata e uniforme.

L’oratore predilige il metodo della dentina di transizione, insegnato da Paul J. Muia, che prevede l’applicazione sopra il wash (da farsi sempre) di uno strato dentinale riflettente (due parti di masse Margin + una di dentina opaca) con la tecnica di spruzzamento della polvere, in modo da ottenersi una superficie dotata di adeguato effetto di rifrazione della luce. Il materiale da stratificazione (IPS e.max Ceram) non è più a base di leucite come la ceramica classica da rivestimento del sistema precedente, ma è costituito da una nano-fluoroapatite: una nuova formulazione dal punto di vista della chimica e della granulometria. L’opalescenza che conferisce naturalezza all’elemento dentale (Fig. 6) prende nome dall’effetto di rifrazione della luce, che nell’opale naturale si genera a opera delle microgocce d’acqua inglobate e nella fluoroapatite grazie alla dimensione (intorno ai 300 nm) dei cristalli dotati di una microstruttura simile a quella dello smalto dentale.
Fig 5 - Immagini al microscopio di superfici ceramiche sabbiate a 1, 3, 4 bar e di granuli dell’alluminio biossido. Fig 6 - Opalescenza incisale ottenuta con stratificazione di masse e.max Ceram.
Nella Fig. 7 l’aspetto microscopico è simile nell’idrossiapatite smaltea e nell’e.max Ceram, nettamente diverso nella ceramica classica feldspatica. Per fornire il croma ai mammelloni (dal cui contrasto con le aree opalescenti nasce la naturalezza della corona) si possono utilizzare internal stains, masse e.max Essence ed e.max Impulse impastati con il liquido da glasura o con quello stesso della dentina. (Fig. 8) Di seguito si puntualizzano meglio alcune scelte operative.

1. L’IPS e.max Press può definirsi un materiale a media tenacia, se confrontato alla zirconia, precisando che in tale classificazione la vetroceramica pressata a base di leucite risulterebbe a bassa tenacia e la ceramica su refrattario a bassissima tenacia. Certamente non è indicato per la costruzione di un ponte nei settori posteriori e neppure di uno anteriore i cui connettori abbiano una sezione inferiore alla classica misura di 4×4 mm; in entrambi dovrebbe cedere il posto alla zirconia, se si vuol rimanere nel campo della ceramica integrale. (Fig. 9)
Fig 7 - Microfotografie di idrossiapatite smaltea, di e.max Ceram e di ceramica feldspatica.
Fig 8 - Applicazione di internal stains sui mammelloni dentinali, risultato finale.
Fig 9 - Strutture di ponte frontale in disilicato di litio e di ponte posteriore in zirconia.
2. Nella realizzazione di un ponte posteriore, ottenuta la struttura in zirconia, rimane da farsi il rivestimento non solo delle zone a valenza estetica ma anche di quelle deputate alla chiusura marginale (spalla) e alla funzione occlusale. Se di quest’ultima si possiede già una modellazione in cera funzionalizzata, non rimane che duplicarla sopra la zirconia, adeguatamente rivestita dal liner, imperniare il modellato e, dopo presso-fusione dell’apposito materiale da rivestimento, procedere alla smuffolatura e quindi alla rifinitura. (Fig. 10) La colorazione si ottiene abitualmente con tecnica di pittura, ma è attuabile anche una di leggera stratificazione, per es. di sola massa smalto sulle cuspidi.

3. Una possibilità nuova è offerta dal ponte miniinvasivo, in cui il pontic è supportato da due inlay su denti diatorici: ci si trova in ogni caso al di fuori dell’indicazione dell’IPS e.max Press, per il coinvolgimento dei denti più distali dell’arcata e spesso anche per la riduzione dello spessore dei connettori legata al limitato spazio verticale. Si prepara la struttura in zirconia, avendo cura di dotarla di un pernino ritentivo per evitare che si muova all’interno della muffola; si riveste con il liner; si riempiono poi con cera tutti gli spazi (fra pareti cavitarie e struttura in zirconia, oltre che occlusalmente a essa), si applica, per semplicità, un elemento di ponte preformato; si appone un perno di colata e si esegue la pressatura.

4. In un ponte del settore frontale con connettori a sezione ≥ 4×4 mm la soluzione indicata per estetica e funzione adeguate (anche se si sceglie una cementazione tradizionale) è la struttura in e.max Press con stratificazione in e.max Ceram. (Fig. 11)

5. Per corone singole posteriori è utilizzabile lo stesso materiale e.max Press LT con tecnica di pittura o di stratificazione con e.max Ceram.

6. In un ponte posteriore, sul quale i carichi sono nettamente superiori, la struttura deve essere necessariamente realizzata in zirconia con sovrapressatura di ZirPress, successivamente colorata o stratificata. La ceramica integrale è disponibile in una vasta gamma di materiali e di tecniche, che è necessario conoscere a fondo per scegliere il sistema più idoneo a ciascun caso. Essa offre indubbi vantaggi, rispetto alla metallo-ceramica, nei settori frontali, dove i sistemi pressati hanno da vent’anni ormai dato prova di risultati estetici insuperati. Poiché per il clinico rimane fondamentale garantire una corretta chiusura marginale, la tecnica di pressatura con disilicato di litio consente un’adeguata precisione sia per la costruzione dell’intero manufatto, sia per la sovrapressatura su struttura in zirconia.
Fig 10 - Struttura in zirconia, ceratura, imperniatura, manufatto dopo sovrapressatura in ZirPress e finito.
Fig 11 - Ponte frontale in e.max Press stratificato con e.max Ceram, corone posteriori realizzate con la stessa tecnica e con la tecnica di pittura, ponte posteriore in ZirCAD e ZirPress.
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