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  Parodontologia
a cura di Alessandro Canton
PREOCCUPAZIONE ED ENTUSIASMO DI UN PARODONTOLOGO
Ray C. Williams

Int. J. Periodontics Restorative Dent. 2008 28 Editoriale
Attualmente uno specialista parodontologo può rigenerare strutture di attacco parodontale perdute, con l’adozione di tecniche chirurgiche, dispositivi e principi biologici attivi, infatti l’ingegneria dei tessuti non è più un concetto, ma una realtà. Oggi fattori di crescita e di differenziazione favoriscono la guarigione delle ferite, molecole di segnalazione; sono convalidate nuove terapie per impedire e rallentare la parodontopatia tramite trial clinici; si studiano nuove terapie antinfettive e modulatrici dell’ospite, perché sappiamo che le componenti dell’infiammazione che distruggono i tessuti, possono essere bloccate. I denti mancanti si sostituiscono con impianti dentari di forma radicolare; la guarigione delle ferite implantari è più prevedibile e rapida; l’osso necessario per la terapia implantare può essere generato; l’uso di cellule di tessuto connettivo vivo possono essere in grado di ricostruire papille distrutte.

Come eravamo
Ma solo quaranta anni fa, ben altre erano le “certezze” che devoti insegnanti dell’Università di Harvard impartivano nell’addestramento dei tre anni di specialità a Ray C. Williams, attuale capo del Dipartimento di Parodontologia della Scuola di odontoiatria dell’Università della Carolina del Nord. Nel suo editoriale infatti elenca le sue “certezze” che gli avrebbero permesso di esercitare con dignità e onore la parodontologia.

Sapeva che
• la parodontopatia colpisce la maggior parte delle persone a partire dai 35 anni
• tutti sono a rischio
• quando non è curata fa perdere tutti i denti
• la placca batterica causava la malattia ad opera del Bacteroides melaninogenicus
• l’ospite era coinvolto ma non sempre • la levigatura delle radici e che i lembi chirurgici a spessore parziale erano importanti
• i denti mobili avrebbero dovuto essere solidarizzati con filo ortodontico, prima dell’intervento per favorire la cicatrizzazione
• i pazienti avrebbero dovuto attuare una scrupolosa cura domiciliare.

Ottenuta la specializzazione in parodontologia nel giugno del 1973, non sapeva che la sua gioia per il conseguimento del Diploma sarebbe durata poco, perché nel giro di pochi anni la maggior parte delle nozioni sarebbero cambiate.

I progressi della disciplina
La prima novità fu che il microbiologo orale Newman Socranski del Forsyth Institute aveva trovato batteri specifici Gram negativi nelle tasche parodontali di bambini con parodontosi; qualche mese più tardi Paul Goldhaber dell’Università di Harvard pubblicò che il riassorbimento nella coltura dei tessuti poteva essere bloccato inibendo i mediatori infiammatori come le prostaglandine e questo aiutò a spiegare il ruolo dell’ospite suscettibile nella patogenesi della malattia. E a questo punto S. P. Ramfjord e i suoi colleghi dell’Università del Michigan dimostrarono l’efficacia di trial clinici per lo studio longitudinale della malattia parodontale. Questo comportamento fu ulteriormente diffuso da Jan Lindhe in congressi in Europa. In Danimarca nel 1974 Harald Loe e la sua équipe portavano a termine uno studio in cui con l’esclusione epiteliale si potevano rigenerare strutture di attacco parodontale. Tali e tanti cambiamenti nel giro di pochissimi anni confermano che la specialità è in continua espansione. Molti geniali ricercatori hanno concentrato la loro attenzione sulla Parodontologia.
DIAGNOSI PARODONTALE PRECOCE
Christoph Ramseier

Dimensions 6 2008
Circa la metà delle persone adulte soffre di malattie gengivali con gravi danni ai tessuti di sostegno. Le metodiche finora usate per fare diagnosi di parodontopatia fanno riferimento alla sonda parodontale che valuta il livello di attacco epiteliale, e in effetti constata il danno quando è già in atto. Nessuno dubita che la diagnosi precoce sarebbe una sfida e sarebbe di grande aiuto nella prassi clinica quotidiana. La gengivite reversibile è caratterizzata da eritema ed edema congestizio per la dilatazione dei capillari e con la comparsa di polimorfonucleati e di monociti. La parodontite irreversibile è la forma devastante dei tessuti di sostegno in presenza di stato infiammatorio, distruzione delle fibre collagene, riassorbimento dell’osso alveolare, formazione di tasche. Molti riscontri clinici dimostrano uno stretto legame fra il biofilm reperibile nel liquido crevicolare e la comparsa della parodontopatia iniziale.

Metodi di rilevazione
Un apparecchio in grado di informare sull’entità della flora batterica specifica presente nel liquido crevicolare, faciliterebbe la diagnosi precoce e la localizzazione della malattia e la presenza delle manifestazioni iniziali. Potremmo avere la possibilità di affrontare la malattia fin dall’inizio ed avere la valutazione di pazienti a rischio. I campioni di fluido crevicolare sono facili da raccogliere e contengono dei biomarker locali e sistemici derivati dallo stato flogistico del parodonto. Questi fluidi costituiscono una buona base per la precoce diagnosi parodontale specifica, infatti sono carichi di biomarker molecolari. Attualmente i ricercatori hanno constatato che la presenza di un particolare biomarker, il telo-peptidecarbossimetilato del collagene (ICTP), costituisce un aiuto prezioso per la diagnosi precoce della parodontite, infatti evidenzia precocemente la perdita di attacco e il riassorbimento alveolare

Applicazione clinica
La metodica con l’uso dell’apparecchio POC (Point of Care) può grandemente migliorare la diagnosi e la terapia di mantenimento delle parodontopatie. I recenti progressi ottenuti con la nanotecnologia costituiscono un eccellente catalizzatore per associare le recenti metodologie di ricerca alla terapia. I risultati della ricerca tecnologica e medica si traducono nella messa a punto di un metodo di esame rapido e sicuro in tempo reale: sono tecnologie rivoluzionarie come il sistema Lab-on-a-Chip in cui sono analizzati i fluidi complessi della cavità orale. Il sistema POC non necessita di nessuna specializzazione o formazione, è facile da usare anche fuori dal gabinetto odontoiatrico, può servire per una indagine epidemiologica rapida e sicura anche su gruppi di persone.
DOPO UN IMPIANTO
Bernita Bush Gissler

Dimensions 1 2008

L’implantologia ha ormai un posto rilevante nella prassi odontoiatrica e la mucosite perimplantare è una reazione infiammatoria reversibile dei tessuti molli perimplantari che, se trascurata, conduce al riassorbimento osseo con la caduta dell’impianto. Poiché gli stessi germi che sono la causa della parodontopatia colonizzano il biofilm degli impianti, per prevenire l’infiammazione perimplantare occorre instaurare la terapia parodontale. Ogni seduta deve iniziare con la visita accurata dell’impianto, la rivalutazione e la diagnosi per poter stabilire il tipo di terapia e le zone da tenere sotto osservazione ed eventualmente strumentare. La profondità del sondaggio e l’eventuale sanguinamento evidenziano il grado della patologia. E se sono aumentati la prognosi si aggrava. La visita accurata iniziale deve considerare il colore e la consistenza della gengiva, nei casi di alterazione occorre iniziare le misure terapeutiche del caso.

Ricordiamo che il tessuto è sano quando un sondaggio di 3 o 4 millimetri non provoca sanguinamento. Recenti studi, per evitare incauti sanguinamenti, hanno confermato che sono da preferire strumenti in materiali sintetici rinforzati con fibre di carbonio. I fumatori sono oggetto di attenzione particolare. Il tabagismo influisce negativamente sui tessuti parodontali. La nicotina come vasocostrittore può mascherare falsi risultati negativi.

Le misure da adottare
In attesa di risultati più probanti, occorre essere cauti nell’uso di particolari apparecchi a ultrasuoni. Anche le paste polish sono spesso troppo abrasive e i solchi prodotti sui colletti dell’impianto facilitano la formazione di placca. La Clinica di Parodontologia e di protesi dell’Università di Berna ha messo a punto un protocollo per il mantenimento degli impianti, rifacendosi al concetto dell’evidenza clinica. I pazienti con impianti sono curati come potenziali pazienti con parodontopatia e necessitano dello stesso piano terapeutico. La diagnosi è decisiva ogni volta. Quando la perimplantite non si accompagna a infiammazione, è sufficiente la pulizia professionale. In caso di cambiamento di colore o di consistenza della gengiva sono prese immediate misure, specialmente se il sondaggio è 4-5 millimetri. Si prescrive una ricetta per un gel alla clorexidina allo 0,1 per cento da applicare per due o tre settimane una volta al giorno sulla mucosa perimplantare infiammata. Il controllo avviene al massimo dopo tre mesi. Se l’infiammazione è cessata si continua come prima. Se invece manca stabilità, il sondaggio arriva a 6 millimetri, occorre fare una grafia e decidere se somministrare antibiotici.

Conclusione
Le cure di mantenimento valorizzano gli interventi del parodonto, pertanto per evitare le infezioni occorre la prevenzione e motivare il paziente all’igiene accurata e alla fedele applicazione del protocollo.
NON ABBASSARE LA GUARDIA!
Vreni Steinegger-Schatz HF

Dimensions 5 2008 Editoriale
Dobbiamo sempre far ricordare i quattro pilastri della Prevenzione: alimentazione, fluoro, igiene, controlli periodici. Anche se l’alimentazione riveste un ruolo molto importante nei primi anni di vita, conta molto la vigile attenzione dei genitori che nell’igiene orale per primi devono dare l’esempio. Giovani coppie oggi si sposano, hanno dei figli e, non avendo nessuna carie, dimenticano che i loro figli devono rispettare le stesse regole che furono a loro impartite, per ottenere lo stesso risultato. Anche se sono noti i pericoli, hanno più successo gli inviti della pubblicità che raccomanda le “merendine vitalizzanti!”, come i biscotti o le caramelle “auto igienizzanti”. Le fotografie che illustrano tali prodotti evidenziano naturalmente bambini sorridenti senza carie! Ebbene, per evitare di correre il rischio-carie, bisogna attuare una adeguata igiene orale entro i primi venti minuti.

Informare, educare, comunicare, coinvolgere le madri dei neonati fin dai primi mesi. Distribuire stampati con regole semplici e coinvolgere facendo un’indagine semplice con domande sull’alimentazione e sull’igiene orale. Ripetere costantemente queste raccomandazioni, senza perdersi d’animo. È necessario impartire misure di prevenzione anche in gravidanza, perché la madre fin dalla nascita curi l’igiene orale del bambino e la segua fino a tre anni. Informazioni in questo senso devono essere date anche ai nonni, alle zie che spesso sono interessati e coinvolti nella gestione dei bambini al di là delle ore di scuola e dell’asilo.

La Rivista di Odontoiatria