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Le impronte su elementi naturali
  in protesi fissa
a cura di Giordano Tasca
Sintesi della relazione tenuta da Mario Semenza al 51° Congresso degli Amici di Brugg di Rimini
CONTROLLO DEL CAMPO OPERATORIO

Per quanto attiene al controllo del campo operatorio (CO) è utile distinguere un macro CO e un micro CO. Il primo è rappresentato dalle strutture anatomiche del cavo orale che l’operatore deve proteggere e/o deflettere: i retrattori, del tipo utilizzato in implantologia, divaricano ampiamente i tessuti (molli) periorali, permettendo un ottimo controllo visivo dei denti preparati, le cui superfici linguali, nell’arcata inferiore, saranno meglio accessibili con l’uso aggiuntivo di una pinza tiralingua. Per eliminare le secrezioni si impiega un aspiratore ad alta velocità, munito di puntale di ampio diametro, meglio se atraumatico, grazie a estremità in silicone che evitano lesioni e conseguente sanguinamento, qualora contattino i margini gengivali.

Il micro CO è rappresentato dalle strutture anatomiche limitrofe agli strumenti rotanti; il suo controllo è finalizzato a posizionare correttamente i margini, a renderli accessibili e a eliminare completamente le sostanze inquinanti biologiche e chimiche. Quando è necessario collocare il margine a livello intrasulculare il suo esatto posizionamento è una fase decisiva ai fini della successiva rilevazione dell’impronta: solo un controllo visivo costante della linea di finitura garantisce da un lato di tracciarla in maniera nitidamente definita e dall’altro di non posizionarla troppo profondamente nel solco gengivale, rendendone difficoltosa l’accessibilità da parte del materiale da impronta. (Fig. 9)

Quest’ultimo, per garantire una riproduzione fedele dell’importante area cervicale, necessita (come già detto) di un adeguato spessore a livello del solco, il quale deve essere perciò dilatato, nel massimo rispetto delle strutture parodontali. La ricordata alterazione del processo di polimerizzazione degli elastomeri da parte degli inquinanti chimici, quali i liquidi utilizzati in fase di retrazione gengivale, impone la loro asportazione capillare dall’area sulculare. Gli inquinanti biologici poi, quali saliva, sangue e fluido crevicolare, esercitano su tutti i materiali un’influenza negativa, per combattere la quale si deve iniziare con un buon pretrattamento parodontale, continuare con una corretta tecnica di preparazione, per terminare con uno scrupoloso metodo di retrazione gengivale (o controllo del micro CO).
Fig 9 - Il controllo visivo costante consente di tracciare la linea di finitura in maniera nitida e, ove necessario, in posizione intrasulculare accessibile al materiale da impronta.
TAPPE DELLA RILEVAZIONE DELL’IMPRONTA

La preparazione viene eseguita sfruttando una tecnica codificata per la quale si rimanda all’indirizzo web: http://www.amicidibrugg.it/archivio/200611/Tecnica-Preparazione.htm

Si illustrano i passaggi clinici di rilevazione dell’impronta attraverso il caso di un paziente che richiedeva il rifacimento di una corona sull’elemento 1.1. (Fig. 10) Terminate le preparazioni, anzitutto si procede alla retrazione gengivale, che prevede di inserire nel solco, apicalmente alla linea di finitura, una fibra primaria di piccolo diametro che rimarrà in situ fino al termine della rilevazione dell’impronta. La sua lunghezza viene stabilita in modo semplice dall’assistente che tiene il filo fra pollice e indice e lo fa ruotare intorno all’indice per canini e premolari e intorno al pollice per molari. L’azione meccanica della fibra viene potenziata da quella chimica del solfato ferrico (ottimo emostatico), per la primaria, e del solfato di allume (ottimo astringente) per la secondaria. (Fig. 11) Questa, di diametro maggiore, viene inserita al di sopra della primaria delicatamente, onde evitare danni all’attacco connettivale. (Fig. 12)

Gli eccessi del filo sono scartati con taglio netto e preciso (per evitare sovrapposizioni) per mezzo di forbici affilate (che non dislochino il filo). Poiché il solfato di allume potrebbe danneggiare le fibre connettivali, se lasciato in loco oltre i 10-15 minuti, per prudenza la fibra secondaria viene asportata dopo il tempo minimo necessario alla dislocazione del margine gengivale (5’). La successiva fase di rilevazione dell’impronta deve rispettare con precisione cronometrica tempi operativi ben collaudati dall’odontoiatra. Infatti si fa partire il timer quando l’operatore inizia la rimozione delle fibre secondarie con movimento dolce, esente da strappi, mentre l’assistente comincia la miscelazione del materiale a bassa viscosità. Per eliminare tutti i residui di inquinanti chimici l’oratore predilige l’uso di una spugnetta bagnata con comune sapone liquido, con la quale riesce a detergere perfettamente le superfici di tutti i denti preparati (anche da eventuali minimi residui di fluidi biologici). (Fig. 13)

Eseguiti un abbondante lavaggio e una completa asciugatura (Fig. 14), l’odontoiatra riceve dall’assistente la siringa, dalla quale estrude sui monconi il materiale, al cui interno mantiene la punta, fino ad apportare un’abbondante quantità che ne aumenta l’inerzia termica e quindi il tempo di lavoro. (Fig. 15)
Fig 10 - Situazione iniziale: il restauro del dente 1.1 richiede rifacimento. Fig 11 - Inserzione della fibra da retrazione primaria con spatolina. Fig 12 - Fibra di retrazione secondaria correttamente posizionata.
Fig 13 - Detersione del moncone con spugnetta imbevuta di sapone liquido. Fig 14 - Moncone dopo eliminazione della fibra secondaria e asciugatura.
Fig 15 - A: Estrusione iniziale del materiale a bassa viscosità sul moncone; B: Il light ricopre in abbondante quantità tutto il moncone.
L’assistente ha nel frattempo caricato il portaimpronta, con il materiale più viscoso, che l’operatore inserisce nel cavo orale lentamente; sette minuti è il periodo sicuro per aversi l’indurimento completo dell’elastomero raffreddato. Nel frattempo lo studio viene preparato per una nuova presa dell’impronta, la quale a priori si considera da ripetersi.

Previa verifica dell’avvenuto indurimento del materiale residuo, si rimuove l’impronta dal cavo orale con un colpo netto, perché i materiali elastici tollerano meglio le deformazioni di breve durata. La valutazione del risultato deve essere condotta con severità, procedendo solo se non si sono trovati difetti. La colatura è eseguita preferibilmente dall’operatore stesso, che così può controllare il modello sul quale si possono rilevare imprecisioni sfuggite prima. Durante la cementazione del manufatto, grazie alla semplicità delle preparazioni, si potrà usufruire anche dell’isolamento del campo con diga di gomma, ausilio indispensabile per una corretta cementazione adesiva. (Fig. 16)
Fig 16 - Il moncone è pronto per la cementazione sotto diga della corona.
Solo inviando impronte o modelli impeccabili si potranno pretendere dall’odontotecnico manufatti protesici con un grado elevato di precisione, stabilendo con lui un rapporto di rispetto e collaborazione, indispensabili per fornire al paziente protesi di ottima qualità che gli assicurino nel tempo i risultati estetici, biologici e funzionali di cui ha diritto
La Fig. 17 riassume un percorso terapeutico dalla situazione compromessa di partenza fino alla riabilitazione finale.
Fig 17 - A: Situazione iniziale; B: Correzione chirurgica della cresta edentula; C: Monconi preparati definitivamente; D: L’impronta correttamente rilevata; E: Il modello; F: La protesi finalizzata si inserisce armoniosamente nel sistema biologico e garantisce un’estetica più che soddisfacente.

La Rivista di Odontoiatria