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Alimentazione e salute orale
  correlazione ed evoluzione storica
  di Paolo Mapelli*, Paolo Zampetti**
Corso di Laurea Specialistica in Odontoiatria e Protesi Dentaria (Presidente Prof. G. Resta)
*Insegnamento elettivo di Diagnosi e prevenzione della carie
**Insegnamento elettivo di Storia dell’Odontoiatria
OTTOCENTO
La carie non ha più segreti

Passi decisivi circa l’eziopatogenesi della carie sono compiuti in questo secolo da autorevoli studiosi. Fin dal 1839 W. Robertson di Birmingham e, in seguito, Magitot di Parigi correlano l’insorgenza della carie con la fermentazione di residui alimentari, approfondendo teorie che già ascrivevano un ruolo decisivo ai cibi dolci e appiccicosi. Zucchero e miele, di cui sovente si abusa fin dalla prima infanzia, con conseguenze deleterie sui denti decidui, e alimenti acidi, come alcuni tipi di frutta, vanno impiegati con criterio, evitandone l’abuso e associando sempre un’appropriata igiene orale5. Una tappa fondamentale in questo senso è segnata da Willoughby Dayton Miller (1853-1907), primo docente di Odontoiatria Conservativa nel nuovo Istituto Dentario dell’Università di Berlino, che espone la “teoria chimico-parassitaria della carie” e pubblica il celebre trattato The microorganisms of the human mouth, attribuendo un ruolo eziopatogenetico essenziale al metabolismo dei microorganismi del cavo orale, con degradazione dei carboidrati della dieta, produzione di acidi organici e decalcificazione dei tessuti duri del dente, cui segue dissoluzione del residuo rammollito [6].

Lo stesso autore indaga sul potere cariogeno di alcuni alimenti, determinando per via sperimentale la quantità di acido formato dalla fermentazione di tali cibi. Particolarmente insidiosi appaiono lo zucchero d’uva, lo zucchero di canna, il pane, il riso, la pasta (maccheroni), mentre carne, pesce, uova, formaggio, alcune verdure crude, producendo dalla fermentazione con la saliva quantità trascurabili di acido, risultano poco o nulla nocive. Un’altra osservazione è quella relativa alla cottura degli alimenti: risulterebbe una minore potenzialità fermentativa dei vegetali crudi, rispetto a quelli cotti, ulteriore elemento a favore della teoria circa l’influenza nociva della civilizzazione sullo stato di salute dei denti. Anche l’introduzione smodata di cibi e bevande acidi appare avere azione decalcificante sui denti.

J. S. Wallace pubblica, nel 1889, il primo di una serie di articoli che trattano dell’azione della dieta sull’apparato dentario e del vantaggio di introdurre quotidianamente cibi che, per la loro composizione “fibrosa e sapida”, sono capaci di stimolare l’attività dei muscoli masticatori e lo sviluppo dei mascellari, con un contemporaneo effetto di detersione assommato a quello del flusso salivare stimolato da questi stessi alimenti.
Visita odontoiatrica infantile (fine Ottocento) foto di Roberto Pavaretti
Profilassi col latte materno

Giovanni Corbetta (1815-1875), in un capitolo del suo Nuovo Trattato igienico e curativo dei denti e delle gengive dedicato all’eruzione dei decidui e ai disturbi collegati a questa epoca, si sofferma sull’importanza dell’allattamento al seno come misura profilattica affermando: “Che la salute del bambino lattante dipenda dall’allattamento naturale e prolungato sino a un dato termine e somministrato da sana nutrice, è fuori di dubbio: come pure che il suo benessere dipenda da quello della madre, come lo disse già Ippocrate nel De Natura Pueri: Ut valet mater, sic se habet puer”. “In quanto alla profilassi, si dovrà protrarre l’allattamento fino al termine della dentizione. Questo è l’alimento naturale, confacente e digeribile, quantunque di facile assimilazione. Diciamo questo, perché, oltre all’allattamento, taluni aggiungono altro cibo più sostanzioso e che non potrebbe essere digerito per la mancanza dei denti, ossia per difetto della masticazione. Altri invece abbreviano lo slattamento, anticipando un vitto più nutriente per la comparsa pure anticipata di alcuni denti, ma incorrono nello stesso errore, né possono ottenere secondo la loro volgare idea di far diventare un bimbo robusto da poter stare in piedi e camminare prima del tempo voluto, quasi che la floridezza di un bambino dipendesse da queste fisiche condizioni”.

Interessanti appaiono anche alcuni studi dell’Autore circa l’azione delle sostanze acide sui denti contenute in bibite gassate, in particolare “l’acido carbonico in istato gazoso che trovasi imprigionato nelle bevande d’acqua di Seltz e nei vini spumanti generosi”; “...ed alcune altre bevande gazose artificiali che contengono acido carbonico in maggiore o minore quantità e sotto varie pressioni potrebbero essere nocive alla dentatura” [7].
IL NOVECENTO
Prevenire per curare meglio

Ludovico Coulliaux (1863-1929), nel suo trattato “Igiene della bocca e dei denti” impartisce severi precetti, tuttora di notevole attualità, circa le norme di profilassi odontostomatologica [8].

Tratta, in particolare, di prevenzione alimentare quando si occupa delle mense scolastiche, e invita a porre attenzione al potere cariogeno di determinati alimenti, specialmente dolci e talune frutta; raccomanda anche cautela nell’uso di “bevande siroppose ed alcoliche specialmente se bevute negli intervalli fra i pasti per la fermentazione acida che subiscono”.

Si occupa anche dei disturbi connessi con la prima dentizione, soffermandosi sull’alimentazione dell’infante e sull’importanza dell’allattamento al seno ai fini della profilassi odontoiatrica: “Or bene ogni nostra sollecitudine deve essere volta alla nutrizione generale del bambino come quella che disturbata da una alimentazione difettosa per non parlare di malattie di certa durata e di tendenze ereditarie, può far sentire il suo contraccolpo sul sistema dentale. Di qui il bisogno di una alimentazione conveniente e sana, esclusivamente lattea durante i primi mesi almeno e ben regolata; latte materno per quanto è possibile e vietandolo particolari circostanze almeno latte di donna; all’allattamento artificiale che pur vuolsi dare così buoni risultati quando fatto razionalmente io vorrei si ricorresse soltanto in condizioni eccezionalissime”. E ancora: ”Un buon latte contiene quanto è necessario per una evoluzione regolare dei denti”.

Evidenzia chiaramente lo stretto rapporto intercorrente tra una corretta funzione dell’apparato masticatorio e un adeguato apporto alimentare, affermando: “Il funzionamento dei vari sistemi, dei diversi apparecchi, dei molteplici organi dei quali risulta il nostro organismo è tanto più perfetto quanto più è tale il processo di nutrizione dell’individuo, così ne insegna una legge scientifica; or bene, che in questo processo abbia grande parte una perfetta triturazione degli alimenti niuno certamente oserà negare”.
Il ruolo delle vitamine

Silvio Palazzi (1892-1979), direttore della Clinica Odontoiatrica dell’Università di Pavia, si preoccupa di vari aspetti correlati alla prevenzione, ponendo l’accento, nella fattispecie, sull’importanza di una alimentazione corretta e bilanciata. Un’alimentazione “che introduca nell’organismo del bambino determinati elementi che hanno un valore dal punto di vista profilattico anticarioso, poiché sappiamo che nell’organismo umano in periodo di formazione hanno un valore predominante come sali nutritizi gli alcalinoterrosi: sodio, potassio, magnesio... La profilassi generale della carie comprende inoltre la cura di stati dispeptici, clorotici, anemici che provocano alterazione della secrezione della saliva, le cui facoltà dal punto di vista profilattico possono essere compromesse da fattori come quelli menzionati poiché in alcune malattie viene formandosi nella bocca un complesso di acidi, lattico, capronico, acetico, con chiara influenza nella genesi della carie” [9].

Di notevole rilievo è il capitolo della vitaminologia odontologica, relativo al ruolo delle vitamine contenute in alcuni alimenti nell’economia della salute orale (vitamina A, gruppo delle vitamine B, vitamina C, vitamina D, vitamina K). Ne consegue che “ogni odontoiatra deve essere in grado di riconoscere la sintomatologia caratteristica delle cheilosi agli angoli della bocca, di alcune lesioni della lingua, delle gengiviti da scorbuto, tutti fenomeni dovuti ad avitaminosi” [10].
Silvio Palazzi in abiti accademici (dipinto conservato presso il Dipartimento di Discipline Odontostomatologiche, a lui intitolato, dell’Università di Pavia). Sale fluorato
Gli studi sul fluoro

Al fine di assicurare, in età pediatrica e nel corso della gravidanza, un adeguato apporto di elementi nutritivi, vitamine e minerali, Palazzi raccomanda, anche riguardo ad un’azione profilattica nei confronti della carie, alcuni precetti pratici, tra i quali: “La quantità di latte... deve complessivamente ammontare da mezzo a tre quarti di litro per giorno... I comuni formaggi... devono essere consumati largamente ogni giorno... La frutta fresca, le carote crude, i pomodori devono essere consumati in quantità sufficiente... Pane duro (pane abbrustolito) non glutinoso, esercitando un’azione detersiva sui denti, deve essere introdotto in quantità sufficiente nei pasti giornalieri... Fra i pasti non si deve dare altro cibo... In linea generale i dolciumi non si devono dare fra i pasti e soprattutto non dopo cena” [11].

Grande spazio viene dato dal Palazzi agli studi sulla fluoroprofilassi sistemica, mediante l’utilizzo nella dieta di acque fluorate e l’assunzione quotidiana di compresse al fluoro.

La fluoro-profilassi sistemica mediante aggiunta di questo elemento all’acqua potabile è argomento di particolare interesse ed attualità.

Stefano Chiaia, medico napoletano, osserva, nel 1900, alterazioni fluorotiche di denti di suoi concittadini che vivevano in rioni della città la cui acqua risultava particolarmente ricca in fluoro.

Decisive sperimentazioni sulla possibilità di somministrare fluoro per via sistemica attraverso l’acqua impiegata nella comune alimentazione vengono compiute negli USA, negli anni quaranta, a Grand Rapids, Michigan [12].

Anche la fluorizzazione di alimenti come il latte e il sale comincia ad essere studiata e gli esperimenti in materia fanno parte dell’attualità.
BIBLIOGRAFIA

1. Micheloni P. Storia dell’odontoiatria. Roma:Piccin;1976.

2. Miller W.D. Microrganismi della bocca. Malattie locali e generali da essi prodotte (Vers. Italiana sulla II Edizione tedesca di A. Coulliaux). Milano:C.Ash&Sons;1905.

3. Zampetti P. Storia della odontoiatria infantile. Bologna: Edizioni Martina;2007.

4. Magnusson BO, Koch G, Poulsen S. Pedodonzia un approccio sistematico(ed. italiana). Milano: edi-ermes;1985.

5. Magitot E. Recherches experimentales et therapeutiques sur la carie dentaire. Parigi:JB Baillière et fils Ed.;1866.

6. Miller W.D. The Micro-Organisms of the Human Mouth. The local and general diseases which are caused by them. Philadelphia: The S.S. White Dental Mfg. Co.;1890.

7. Corbetta G. Nuovo trattato igienico e curativo dei denti e delle gengive (seconda edizione). Milano:Tipografia già Domenico Salvi e C.;1872.

8. Coulliaux L. Igiene della bocca e dei denti. Milano:Ulrico Hoepli Editore;1901.

9. Palazzi S. Manuale di Clinica Odontoiatrica. Milano:Ed. Hoepli; 1953.

10. Mc Gehee W.H.O., Green M. W. Pharmacology and pharmacoterapeutics for Dentists. Toronto:The Blakiston Co.;1951. Trad di S. Palazzi.

11. Palazzi S. Trattato di Odontologia ( Quarta edizione). Milano: Editore Ulrico Hoepli;1950.

12. Zampetti P., Mapelli P., Resta G. Note storiche sull’utilizzo del fluoro nella prevenzione della carie. Odontoiatria - Rivista degli Amici di Brugg 2001;4:365-8.

La Rivista di Odontoiatria