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La protesi totale |
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rimovibile |
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a cura di Lidia Colombo e Giordano Tasca
Sintesi della relazione tenuta da Alberto Olivieri
al 51° Congresso degli Amici di Brugg di Rimini |
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IMPRONTA E MODELLO SECONDARI REGISTRAZIONE INTERMASCELLARE
A questo punto il compito del clinico è di definire un
tracciato e uno spessore del bordo protesico atti a
stabilire il sigillo periferico rispettando la dinamica muscolare
del paziente, in modo paragonabile alla definizione
della linea di finitura della preparazione del
moncone in protesi fissa. Dopo la funzionalizzazione
del bordo eseguita con materiale adatto (fotopolimerizzabile
nel caso presentato) (Fig. 5) il dentista ribaserà
il cucchiaio individuale con il materiale di sua preferenza
(polisolfuro, eugenato, ecc.) in spessore sottile,
che sia in grado di rilevare i particolari dei tessuti molli,
particolarmente di quelli periferici. (Fig. 6) L’odontotecnico
dovrà riprodurre al meglio quel contorno per
posizionarvi il margine della protesi: sarà perciò necessario
il boxaggio delle impronte, (Fig. 7) che verranno
colate in gesso di classe 4. (Fig. 8) |
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Fig. 5 Portaimpronta superiore dopo bordaggio con resina fotopolimerizzabile |
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Fig. 6 Impronta secondaria superiore in polisolfuro |
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Fig. 7 Boxaggio di impronta secondaria con gesso e pomice |
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Fig. 8 Modello maestro superiore |
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Più specificamente il sigillo periferico si ottiene quando
il bordo protesico supera il limite di demarcazione
fra mucosa aderente e mucosa mobile (detto limite di
azione), del minimo sufficiente a ottenere l’effetto suzione
tramite l’interposizione del film salivare. Perché
sia mantenuto, oltre che in condizioni statiche anche
durante la dinamica funzionale (fonazione, masticazione,
deglutizione), occorre che il margine protesico
non interferisca con la mobilità muscolare. E’obiettivo
non facile da raggiungersi, tuttavia da perseguirsi
attraverso l’accurata esecuzione di tutti i passaggi
(che comprendono l’allestimento di un portaimpronta individuale e di un bordaggio adeguati, seguiti in
laboratorio dal mantenimento scrupoloso del bordo
definito sul paziente), in modo che si possano evitare
sulla protesi finale ritocchi multipli, che causerebbero
la perdita irreversibile del sigillo dinamico e la necessità
di una ribasatura.
Anche se il sigillo è indipendente dall’entità della cresta
residua, nella pratica in caso di atrofia alveolare
si adottano precauzioni supplementari. Un ausilio alla
stabilità dinamica della protesi viene dall’esclusione
delle forze agenti in periferia, che si ottiene con una
corretta tecnica di montaggio. Il clinico non si affidi
all’aiuto di resine molli, utili solo in caso di nervo alveolare
inferiore affiorante sulla cresta ossea al di sotto
dei tessuti molli (condizione spesso determinata da
protesi incongrue).
E’ consigliabile (almeno per gli operatori non dotati di
un’esperienza eccellente) evitare i denti in ceramica che non ammettono alcun margine di errore, a differenza
di quelli in resina.
Successivamente si affronta la costruzione di valli in
cera che consentano la registrazione della dimensione
verticale e della relazione intermascellare. Essi devono
poggiare su una placca-base stabile e avere forma
e dimensioni che non richiedano al dentista troppe
modifiche: si segue a tale scopo la guida di misure
standard nell’altezza e nell’ampiezza, maggiore posteriormente
per avvicinarsi a quella dei molari, minore
anteriormente per simulare lo spessore incisale.
La loro posizione sarà centrata sulla cresta alveolare
a livello dei denti diatorici e al di fuori di essa a livello
dei frontali. (Fig. 9)
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Fig. 9 Placche stabilizzate con valli occlusali in cera rigida |
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La classe di Ackermann della relazione intermascellare
tipica del paziente, che in precedenza poteva essere
desunta approssimativamente dall’ampiezza dei
due mascellari, si evidenzia inequivocabilmente dopo
il montaggio dei modelli in articolatore. (Fig. 10) Essa
è unica in ognuno per tutta la vita e pertanto deve
essere mantenuta o ripristinata ogni volta che sia possibile.
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Fig. 10 Modelli in articolatore, visione sagittale (determinazione classe Ackermann). |
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Questa norma va però interpretata dal dentista con
intelligenza, senza cedere da un lato a facili compromessi,
che possono portare per es. a una dimensione
verticale troppo bassa, dall’altro tenendo conto
dei cambiamenti che siano intervenuti con l’età (nella
postura, nel tono muscolare, ecc.). Per sua natura la
protesi ricerca con mezzi artificiali il miglior ripristino
possibile di una funzione naturale compromessa, in
modo da garantire il maggior benessere al paziente. |