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La protesi totale |
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rimovibile |
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a cura di Lidia Colombo e Giordano Tasca
Sintesi della relazione tenuta da Alberto Olivieri
al 51° Congresso degli Amici di Brugg di Rimini |
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È opportuno sottolineare in apertura che attualmente
esiste un gap fra la domanda di protesi
totale, che è in aumento per l’allungamento
della vita media, e l’offerta, in calo, di prestazioni
professionali specializzate in tal campo, che sembra
per il dentista essere meno qualificante e/o appetibile
di altri. Forse ciò è dovuto a un misconoscimento
non solo della rilevanza sociale della protesi mobile
completa ma anche dell’elevato grado di conoscenza/esperienza da essa richiesto.
Scopo della relazione è quello di focalizzare i concetti
fondamentali che consentano di realizzare protesi in
grado di ripristinare nell’edentulo una corretta funzione
e un’estetica complessiva del viso che offrano una
qualità di vita soddisfacente.
Seguendo l’insegnamento di maestri illustri quali il
prof. Passamonti, il dr Schreinemakers, il dr. Biaggi,
il prof. Palla e il dr. Vergnano, l’oratore ha constatato
che, al di là delle diversità tecniche e merceologiche,
esistono dei fondamenti accettati da tutti, che devono
essere conosciuti sia dall’odontoiatra, sia dall’odontotecnico.
Al primo si richiede di eseguire un’approfondita
valutazione del singolo paziente per definire gli
obiettivi della riabilitazione e, solo secondariamente,
l’applicazione delle tecniche operative idonee a raggiungerli;
al secondo si domanda di avere una minima
quanto irrinunciabile conoscenza anatomica dei
tessuti riprodotti dal modello, per adeguare a essi, in
stretta collaborazione con il clinico, la esecuzione del
manufatto.
La protesi totale deve essere costruita con precisione
e con cura in tutti le sue fasi cliniche e odontotecniche;
questa era la filosofia di Passamonti, il quale
ha insegnato a superare l’atteggiamento precedentemente
diffuso, che riduceva la riabilitazione protesica
a un mero assemblaggio di parti e affidava il disegno
delle basi a regole empiriche prive di una spiegazione
razionale. Le sue ricerche si sono avvalse del supporto
prezioso di un anatomopatologo, il Dr. Sandy
Marks , desumendo dai suoi preparati anatomici le
basi scientifiche su cui fondare l’analisi, sia della bocca
sia dei modelli, finalizzata a un disegno delle placche
protesiche che si armonizzi con le strutture, fisse
e mobili, interessate. Anche l’odontotecnico deve
disporre delle conoscenze anatomiche indispensabili
per leggere il modello di lavoro, sotto la cui superficie
di gesso immaginerà muscoli che le basi protesiche
devono lasciar liberi di muoversi.
Si illustrano i concetti fondamentali sui quali si basa la
corretta costruzione della protesi completa attraverso
la presentazione di casi delle tre classi di Ackermann. |
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IMPRONTA E MODELLO PRIMARI
Il primo caso riguarda un paziente giovane di classe
II. Una tappa essenziale, ma spesso trascurata, è
l’esame clinico che non si limiti al cavo orale ma riguardi
anche la postura e l’aspetto del viso. (Fig. 1)
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Fig. 1 Paziente di classe II. |
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La seconda fase è per l’odontoiatra la rilevazione di
un’impronta panoramica, che registri tutte le strutture
anatomiche delle arcate coinvolte dalla protesi,
utilizzando il materiale di sua preferenza, di solito un
alginato. (Fig. 2) L’odontotecnico ne ricava i modelli primari, in gesso di classe 3, che devono necessariamente
conservare tutte le informazioni raccolte dal clinico,
sviluppandoli interamente. Nella lettura dei modelli
il tecnico individua ed evidenzia con la matita le
formazioni anatomiche rilevanti. (Fig. 3). Nel disegno
protesico del portaimpronta individuale Passamonti
ha operato un salto di qualità: prima di lui si seguivano
regole standard quali l’estensione sublinguale di 1.5
cm con spessore del bordo di 3 mm; egli ha fornito
la motivazione di quanto insegnava doversi realizzare,
per es. che ci si deve estendere quanto possibile nella
zona retromiloioidea, perché qui le fibre del muscolo
omonimo hanno una lunghezza superiore, quindi
sono comprimibili, diversamente dalla zona anteriore
dove sono più corte. Tale estensione ridurrà gli spostamenti
latero-laterali della protesi sottoposta a carichi
orizzontali. |
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Fig. 2 Impronte primarie panoramiche in alginato di A mascellare superiore e B mascellare inferiore |
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Fig. 3 Analisi e disegno per portaimpronta individuale su modelli: A superiore, B inferiore; C inferiore (particolare linguale con P. NOCH in rosso); D inferiore (particolari): trigono retromolare – in verde, mensola vestibolo-laterale – in verde chiaro, P. NOCH – in rosso, linea miloioidea – freccia gialla, bozze mentali anteriori – in blu |
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L’odontotecnico deve lasciare spazio, a livello delle
inserzioni muscolari, sul portaimpronta individuale
che fornisce al dentista, perché questi possa poi registrarne
la completa dinamica sul paziente, individualizzando
il disegno della placca-base. Il manico nel
portaimpronta superiore sarà inclinato verso il basso,
perché se fosse orizzontale nel paziente edentulo interferirebbe
inevitabilmente con il movimento del labbro;
per il mascellare inferiore conviene costruire sul
portaimpronta un vallo, dotato di forma e dimensioni
che imitino quelle dell’arcata dentale, il quale fornisca
al dentista una presa sufficiente senza interferire con
l’attività dei vari muscoli. (Fig. 4) |
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Fig. 4 Portaimpronte individuali in resina autopolimerizzante |
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