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Fibre rinforzate in composito |
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utilizzo clinico con tecnica diretta |
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di Gianfranco Aiello* e Gerardo Cafaro**
* Professore di odontoiatria estetica presso l’Università di Padova e Presidente dell’Accademia di Estetica Dentale Italiana
** Consigliere responsabile scientifico dell’Accademia di Estetica Dentale Italiana e libero professionista in Campagna (SA) |
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VALIDITÀ D’IMPIEGO CLINICO
Come descritto da Barabanti et coll (2006), le indicazioni cliniche all’utilizzo di ponti estetici in composito rinforzati in fibra sono molte:
• Elevata richiesta estetica
• Pontic space ridotto
• Pazienti con conclamate allergie ai metalli
• Elementi pilastro che presentano ridotti precedenti restauri di piccole e medie dimensioni
• Controindicazioni alla terapia implantare
• Pazienti che non accettano il tradizionale intervento protesico o implantare
• Facile esecuzione clinica e in laboratorio
• Costi contenuti
• Rapidi tempi di realizzazione
Di contro esistono anche delle controindicazioni:
• Riabilitazioni troppo estese
• Margini intrasulculari(14)
Nel preparare il disegno cavitario bisogna considerare le reali dimensioni fisiche dei vari materiali da alloggiarvici (bonding, fibra e compositi), in modo tale da non creare alcuna interferenza, sovracontorni o rialzi; e altrettanto importante, bisogna sempre tenere in considerazione che una cavità con una superficie occlusale di 2x2 mm e una profondità di 2 mm riesce a sopportare stress masticatori di quasi 600 N e se la profondità scende a 4 mm, gli stress possono aumentare fino a 700N, come descritto nel lavoro di Munack(15). Premesso ciò, il disegno cavitario dovrebbe avere queste ideali caratteristiche:
1. Profondità della preparazione di almeno 2,5 mm
2. Larghezza dell’istmo cavitario di almeno 2 mm
3. Box prossimali leggermente divergenti
4. Apertura prossimale del box di almeno 3,5 mm in senso vestibolo-buccale
5. Minimo 4 mm di estensione prossimale-centrale
6. Limiti della preparazione in superfici non funzionali o di abrasione
7. Spigoli interni arrotondati per un buon adattamento(14). |
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VALENZA CLINICA A DISTANZA
In letteratura non esistono numerosi lavori riguardanti la longevità di questi lavori con un ampio follow-up; quelli che si pregiano di maggior indicatività hanno un follow-up a 4-5 anni con una sopravvivenza dei ponti adesivi nei settori latero-posteriori rinforzati con fibre, del 74%(7,8). Gohring et coll (2005) osservarono una sopravvivenza a 5 anni del 71% di intarsi in composito rinforzati con fibre e le cause dei fallimenti erano dovute ad una perdita di ritenzione o ad una grossa delaminazione (distacco del materiale estetico dalla struttura della fibra), nella maggior parte delle volte per una causa legata direttamente alla struttura della fibra di vetro(16). |
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NOSTRA ESPERIENZA E CASI CLINICI
Tra le FRC presenti attualmente in commercio, dopo varie prove con altre fibre, abbiamo selezionato esclusivamente una fibra di polietilene non pre-impregnata intrecciata a lanoline, disponibile in nastri di 2,3,4 millimetri (Fig. 1). |
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Fig. 1 Fibre di polietilene disponibili sul mercato |
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CASO CLINICO - 1
Il primo caso clinico che andiamo a presentare riguarda l’uso delle FRC di polietilene come supporto per uno splintaggio parodontale. Nelle figure 2, 3 e 4 è mostrato il caso clinico prima dell’intervento e la cartella parodontale del paziente, dalla quale si evince un sondaggio profondo e una conseguente mobilità a carico degli elementi da 13 a 23. Dopo aver eseguito il montaggio della diga di gomma, è stato preparato l’alloggio per la fibra, prestando attenzione al rispetto degli spessori, sulla superficie palatale degli elementi con frese diamantate cilindriche a grana media.
La rifinitura delle superfici dentali preparate anche in questo caso è stata fatta con frese troncoconiche al carborundum montate su contrangolo (Fig. 5). Anche in questo caso la scelta è caduta su di una fibra di polietilene da 4 mm, e dopo il consueto protocollo di misurazione della lunghezza delle FRC di polietilene da utilizzare, di ibridizzazione del tessuto dentale e di cementazione della fibra stessa, le operazioni di rifinitura e lucidatura sono state eseguite con le stesse modalità sopra descritte (Figg. 6-7).
Lo splintaggio è stato ultimato con un risultato estetico e funzionale più che soddisfacente (Figg. 8-9). L’intervento parodontale si procrastina successivamente all’esecuzione di un secondo sondaggio eseguito dopo sei mesi, e si è visto infatti che lo splintaggio molto spesso riduce le tasche da 1 a 3 mm, modificando pertanto l’indicazione o l’ampiezza dell’intervento parodontale. |
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Fig 2 - Sorriso del paziente prima dello splintaggio con FRC |
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Fig 3 - Visione palatale del caso prima dello splintaggio con FRC |
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Fig 4 - Cartella parodontale del paziente |
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Fig 5 - Preparazione dell’alloggio della fibra |
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Fig 6 - Visione palatale dello splintaggio completato |
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Fig 7 - Visione vestibolare dello splintaggio eseguito |
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Fig 8 - Visione palatale del lavoro dopo la rimozione della diga di gomma |
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Fig 9 - Sorriso del paziente a lavoro ultimato | |