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Fibre rinforzate in composito |
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utilizzo clinico con tecnica diretta |
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di Gianfranco Aiello* e Gerardo Cafaro**
* Professore di odontoiatria estetica presso l’Università di Padova e Presidente dell’Accademia di Estetica Dentale Italiana
** Consigliere responsabile scientifico dell’Accademia di Estetica Dentale Italiana e libero professionista in Campagna (SA) |
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La tecnologia e i materiali oggi attualmente disponibili in campo odontoiatrico offrono una ampia varietà di soluzioni per risolvere anche i casi più complessi. Parti di denti mancanti vengono ricostruite con compositi adesivi, che hanno proprietà estetico-funzionali eccellenti ed elementi persi vengono riposizionati con un’ampia varietà di protesi supportate da elementi ancora presenti o da impianti. Le corone in metallo-ceramica rappresentano ancora il pilastro principale della protesi fissa, ma ormai sono di largo utilizzo anche nuovi prodotti ceramici che evitano l’utilizzo del supporto metallico. Per quanto attiene la mobilità dentale e la relativa stabilizzazione, fondamentali progressi sono stati compiuti grazie all’utilizzo clinico di materiali quali le fiber reinforced composite (FRC).
Strutturalmente le FRC sono realizzate da due componenti: le fibre e la matrice resinosa. La matrice resinosa funge da carrier, da protettore, e da mezzo di collegamento tra le fibre. Sono state introdotte per migliorare le proprietà ed il comportamento meccanico delle resine composite, ciò lo si riesce ad ottenere grazie a materiali di riempimento orientati quali le fibre di vetro, le fibre in carbonio/graffite e quelle ad elevato peso molecolare di polietilene(1). Le fibre infatti, intrecciate tra di loro, producono una sorta di cavo che unisce insieme la forza e la flessibilità(2). Le FRC mostrano una buona estetica, un basso peso, una certa abilità chimica a legarsi alle resine composite e una buona forza meccanica; come pure un prezzo ragionevole e una certa maneggevolezza(3). |
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PROPRIETÀ MECCANICHE
Fra i differenti materiali usati in odontoiatria le fiber reinforced composite materials stanno guadagnando grande popolarità. Tra tutte quelle presenti in commercio, le fibre in vetro e in polietilene sono le più utilizzate. Queste fibre mostrano una certa abilità a resistere a condizioni cliniche come la forza che si sviluppa sulle superfici masticatorie dei denti posteriori, che è di circa 500-600 N, come agli effetti idrolitici e alle influenze batteriche(4,5). Studi eseguiti in vitro hanno indicato che le FRC, rispetto a restauri eseguiti in ceramica, possiedono una maggiore resistenza alla frattura e un miglior adattamento marginale(6). Molti Autori hanno evidenziato anche i vantaggi dell’utilizzo di ponti rinforzati con fibre, in particolare per il modulo di elasticità, inferiore a quello del metallo, che favorisce cosi la distribuzione degli stress a livello dell’interfaccia dente/cemento, e per la possibilità di reintervento in caso di difetti marginali verificatisi nel tempo(7,8).
Studi in vitro hanno dimostrato che le prestazioni cliniche e meccaniche delle FRC dipendono da molti fattori, ed in particolar modo dalla direzione delle fibre e dal loro pretrattamento. Difatti, le fibre unidirezionali sono anisotrope con un’elevata forza in una direzione, mentre le bidirezionali danno delle proprietà così chiamate ortotropiche al materiale in un piano, mentre le fibre orientate casualmente trasmettono delle proprietà isotropiche. Il pretrattamento delle fibre con un agente silanizzante sembra minimizzare la contrazione da polimerizzazione e ridurre le fenditure e le tasche assicurando un’affidabile adesione tra le fibre e la matrice resinosa(1). Un altro grande vantaggio dell’uso di questi materiali, rispetto ad altri, è che in ogni momento possono essere riparati intraoralmente, senza il rischio di modificare le proprietà estetiche e meccaniche del restauro(1). Come tutti i materiali presenti attualmente in campo odontoiatrico, ai tanti vantaggi si associano inscindibilmente altrettanti svantaggi. L’interfaccia rappresenta un punto critico per le prestazioni della fibra a causa delle elevate forze masticatorie che si trasferiscono a questa; la riduzione dell’interfaccia di adesione è una delle cause di riduzione delle proprietà meccaniche delle FRC(9).
Alcuni studi hanno mostrato che la fatica meccanica, che agisce clinicamente, può anche contribuire alla riduzione delle proprietà meccaniche delle FRC dopo l’invecchiamento(10). È studiato che sia la plasticizzazione della matrice polimerica, che la degradazione della matrice adesiva della fibra sono implicate in questo processo. Altri lavori hanno riportato, invece, una degradazione delle proprietà meccaniche delle fibre dopo immersione in acqua(11). Un limite dei ponti rinforzati da fibre è rappresentato dalla frattura. Behr et coll (1999) indicarono che, durante la frattura dei ponti adesivi rinforzati con fibre, l’interruzione corre lungo l’interfaccia tra la fibra ed il composito(12). La frattura può dipendere da molti fattori: il modulo elastico delle strutture di supporto, il disegno della preparazione, l’ampiezza del carico occlusale e le caratteristiche del processo di fabbricazione e i materiali usati per la fabbricazione della protesi(1). In commercio esistono tante fiber reinforced composite, e si distinguono tra di loro in base alla fibra che le costituisce e all’architettura della stessa. Alcune di queste sono elencate in Tabella 1. |
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Tabella 1 Tipologie di fibre presenti in commercio |
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INDICAZIONI D’IMPIEGO
Gli usi clinici delle fibre(13) sono molteplici:
• Splintagli parodontali
• Ritenzione ortodontia
• Mantenimento della chiusura dei diastemi
• Mantenimento degli spazi
• Ponti senza metallo
• Ponti adesivi diretti
• Ponti provvisori extracoronali, senza preparazione
• Ponti provvisori intracoronali, con preparazione
• Stabilizzazione post-trauma
• Rinforzo grandi ricostruzioni in composito
• Sostituzione immediata di denti avulsi
• Riparazioni |
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