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Il carico immediato full arch flat one bridge
  perché, come, statistica e follow up a 5 anni
di Vincenzo Bucci Sabattini*, Alberto Minnici**, Aniello D’Ambrosio***
*Libero Professionista CDC Magentino, Magenta (MI) prof. a c. Implantoprotesi Università di Pavia
**Libero Professionista CDC Magentino, Magenta (MI)
*** Libero Professionista Gragnano (NA)
CASO CLINICO - 2

Il secondo caso clinico che gli AA vogliono presentare è quello di una riabilitazione implanto-protesica per l’arcata superiore mediante la tecnica del Flat One Bridge in una paziente di sesso femminile di anni 67. La paziente era stata riabilitata nel 1989, dopo trattamento endodontico e chirurgico parodontale, con arcata di protesi fissa in oro-ceramica. (Fig. 1) A distanza di 18 anni la paziente si ripresentò alla nostra osservazione con una frattura del punto di saldatura tra gli incisivi centrali, emiarcata destra non più cementata, frattura dei pilastri 1.2, 1.3, 1.4, 1.5 al margine gengivale ed infiltrazione cariosa del 2.3. (Fig. 2)

Il trattamento di recupero avrebbe comportato un primo provvisorio, un nuovo intervento di allungamento delle corone cliniche di almeno 3 mm, la revisione endodontica e la ricostruzione dei monconi protesici, cui sarebbero seguite l’esecuzione di un secondo provvisorio terapeutico per guidare la maturazione dei tessuti e la finalizzazione del caso col rifacimento dell’intera arcata in oro-ceramica. Data la complessità, la durata del trattamento e i costi economici relativi previsti, considerati i rischi per la prognosi a lungo termine del nuovo lavoro, si propose anche l’alternativa della riabilitazione implantoprotesica secondo la tecnica del Flat One Bridge, che la paziente accettò.

Dopo un’adeguata spiegazione e previa la sottoscrizione del consenso informato, fu eseguita la terapia concordata secondo le medesime procedure descritte per il caso precedente. In questo caso, essendo conservata una sufficiente dimensione del processo alveolare, fu possibile eseguire sugli impianti postestrattivi una protesi con denti montati a vivo. Ciò permise l’ottenimento di un risultato estetico migliore e più naturale. (Figg. 3-7)
Fig 1 - Tre vecchie immagini di sintesi del trattamento chirurgico protesico precedente Fig 2 - OPT iniziale del nuovo trattamento: si nota la frattura della fusione tra 11 e 21, la radiotrasparenza al colletto degli elementi fratturati e di 23 Fig 3 - Flat One Bridge fissato (avvitamento a 25 Ncm di torque): visione frontale
Fig 4 - Flat One Bridge fissato: visione laterale dx Fig 5 - Flat One Bridge fissato: visione laterale sx
Fig 6 - Flat One Bridge fissato: estetica del sorriso Fig 7 - Flat One Bridge fissato: OPT di controllo
CASO CLINICO - 3

Paziente di sesso maschile di anni 58, portatore di vecchie protesi fisse nei quadranti latero posteriori dell’arcata superiore con situazione parodontale compromessa, si rivolse alla nostra osservazione per la mobilità degli elementi protesici e degli incisivi superiori. Venne proposta una riabilitazione full arch a carico immediato secondo la tecnica del Flat One Bridge. Durante la spiegazione del protocollo chirurgico e protesico il paziente espresse la decisa volontà di un’arcata finalizzata in ceramica pur sopportando un costo economico differente.

La procedura implantoprotesica fu come da protocollo descritto: il tecnico eseguì una barra in Co-Cr fresata, a costruire i singoli monconi. Avvitata la barra su questa fu posizionata una soprafusione ceramizzata e cementata con cemento provvisorio. In tal modo si conserva la possibilità di rimuovere il manufatto in ceramica per una ispezione periodica della sottostruttura, nel contempo ottenendo il risultato estetico richiesto dal paziente. Questa variante alla procedura standard permette di realizzare un’estetica più individualizzata nei casi in cui ne esista la necessità. (Figg. 1-5)
Fig 1 - OPT iniziale Fig 2 - Foto clinica: si apprezza la barra fresata in CrCo avvitata sui Flat abutments su cui si prova la fusione per la sovrastruttura in metallo-ceramica Fig 3 - OPT di controllo dell’adattamento della barra sugli impianti attraverso i Flat abutments
Fig 4 - Visione frontale dell’arcata fissata Fig 5 - Particolare dell’estetica individualizzata ottenuta
CONCLUSIONI

La procedura del Flat One Bridge qui descritta, per quanto recente, ha dimostrato un’elevata affidabilità.

Nel 2003 fu eseguita una ricerca clinica multicentrica che ha coinvolto 20 studi odontoiatrici in Italia. I casi eseguiti furono in totale 251, di cui 213 nell’arcata superiore e 38 in quella inferiore. In realtà i casi eseguiti furono di più ma nella ricerca sono stati considerati solo quelli in cui è stato possibile un richiamo periodico dei pazienti per un controllo semestrale. Ad oggi il risultato ottenuto è pari ad una percentuale di successo del 98,13% su un totale di 1932 impianti. (11)

La progettazione e la corretta esecuzione della componente protesica così come la compliance del paziente rivestono un ruolo fondamentale nel mantenimento ottimale del risultato. Alla luce di questi dati gli AA ritengono di considerare il Flat One Bridge un utile e nuovo “strumento” per la riabilitazione implantoprotesica dell’arcata completa a carico immediato.
RINGRAZIAMENTO

Si ringraziano per la collaborazione odontotecnica i sigg. Ugo Botta (Milano) e Giovanni Corrado (Napoli).
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