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Il carico immediato full arch flat one bridge |
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perché, come, statistica e follow up a 5 anni |
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di Vincenzo Bucci Sabattini*, Alberto Minnici**, Aniello D’Ambrosio***
*Libero Professionista CDC Magentino, Magenta (MI) prof. a c. Implantoprotesi Università di Pavia
**Libero Professionista CDC Magentino, Magenta (MI)
*** Libero Professionista Gragnano (NA) |
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CASI CLINICI
Presentiamo tre casi esemplificativi delle diverse possibilità
di realizzazione e finitura del Flat One Bridge.
In questa parte del lavoro scenderemo anche nei dettagli
sia delle fasi cliniche che delle tecniche di laboratorio
per rendere più fruibile quanto esposto.
CASO CLINICO - 1
La paziente, signora di buono stato di salute generale
e orale, di aspetto estetico molto curato e gradevole,
si presentò alla nostra osservazione in occasione del
suo compleanno.
Dopo aver portato una protesi totale superiore per
25 anni, al compimento dei 70 anni intendeva farsi il
regalo di non dover più “togliersi i denti per lavarli” e
di eliminare il palato in resina.
Le si propose la riabilitazione fissa col Flat One Bridge.
Eseguiti gli esami preliminari (Fig. 1), rilevate le impronte
per i modelli montati in articolatore e quanto
routinariamente necessario prima di una seduta di
chirurgia impiantare, ottenuto il consenso informato,
si sottopose la paziente all’intervento programmato.
In questo caso, si rese necessaria l’apertura di un
lembo a spessore parziale per visualizzare la cresta
ossea fortemente riassorbita.
Con l’ausilio della dima costruita sulla base della ceratura
diagnostica, si prepararono gli alveoli chirurgici
e si inserirono gli impianti cercando una stabilità primaria
superiore ai 35 Ncm. È opportuno che la dima
chirurgica sia costruita col modellato dentale, come
una protesi mobile, e coi fori passanti lungo tutto il
corpo del dente, cosi da ottenere non solo la posizione,
ma anche l’inclinazione di tutto l’impianto. (Figg.
2-4) A fine intervento, prima di suturare il lembo per avere
un preciso controllo visivo, si avvitarono i Flat abutments
a 35 Ncm di torque, successivamente su
questi i transfert per le impronte, quindi si chiuse il
lembo. (Fig. 5)
Si rilevarono le impronte, che noi eseguiamo utilizzando
un materiale estremamente rigido (studiato dall’azienda
produttrice per sostituire la resina autopolimerizzante
nel controllo della dimensione verticale
durante la prova fusioni in protesi fissa). Grazie all’uso
di questo materiale (Rok® Dei Italia-Italy) possiamo
evitare di unire reciprocamente i transfert con dura
lay e di usare altri materiali aggiuntivi, riducendo cosi i
tempi senza alterare il livello di precisione. (Fig. 6)
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Fig 1 - Esami radiografici preliminari |
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Fig 2 - Dima chirurgica |
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Fig 3 - Fori eseguiti con la fresa pilota attraverso la dima chirurgica per ottenere sito ed inclinazione degli alveoli chirurgici |
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Fig 4 - Impianti in situ |
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Fig 5 - Transfert posizionati per il rilevamento delle impronte |
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Fig 6 - Impronta eseguita con materiale rigido per mantenere la posizione dei transfert colla massima precisione |
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Registriamo i rapporti interarcata con l’ausilio di una
mascherina in resina costruita sulla base della ceratura
diagnostica. Questa viene posta in bocca al
paziente ribasata in idrocolloide irreversibile verso i
tessuti molli e in ossido di Zn eugenolo verso l’arcata
antagonista. (Fig. 7)
Incontrando i piani dei versanti cuspali, il paziente
centra in modo guidato la mandibola nella posizione
fisiologicamente e funzionalmente adeguata. Grazie a questo semplice aiuto è possibile ricavare e
trasmettere tutti i dati necessari al laboratorio: relazione
tra le arcate, volumi e dimensione verticale.
A questo punto la paziente fu dimessa ed invitata a
rientrare il giorno successivo per la prova della barra
protesica.
In laboratorio l’odontotecnico posiziona gli analoghi
sui transfert e cola il modello, prima la resina per la
finta gengiva protesica, di seguito il materiale scelto
(resina o gesso).
Lavorando sul modello master è possibile scegliere
tra due alternative per la realizzazione della fusione:
usare dei calcinabili per la realizzazione di una fusione
in cui siano già incorporati i connettori per i Flat abutments
o dei macchinati in titanio forniti dall’azienda. Nel caso in oggetto la scelta fu di usare i macchinati
in titanio che riteniamo più facili e precisi e che quindi
mostriamo. (Fig. 8)
La monofusione in CrCo fu quindi preparata in cera
ad anelli attorno ai gambi dei macchinati in titanio avvitati
sugli analoghi, quindi fusa. (Figg. 9-11)
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Fig 7 - Mascherina in resina ribassata con idrocolloide irreversibile e ZOE per il rilevamento della dimensione verticale, rapporto interarcate e volumi |
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Fig 8 - Modello sviluppato con analoghi dei tubi in titanio e ceratura ad anelli della barra |
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Fig 9 - Spine di fusione sulla barra in cera |
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Fig 10 - Barra fusa in CrCo posizionata sui tubi di Titanio degli attacchi per i Flat abutments |
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Fig 11 - Insieme di barra fusa e tubi in Titanio posizionati sugli analoghi degli impianti dopo la loro solidarizzazione intraorale con DuraLay |
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Fig 12 - Modello per il taglio della lunghezza in eccesso dei tubi in Titanio e la “saldatura” tra essi e la barra con colla anaerobica |
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In seconda giornata venne provata la barra protesica
avvitando i macchinati in titanio sui flat con la barra
lassa e successivamente si fissarono reciprocamente
con dura lay cosi da ottenere la massima passività
della struttura. (Figg. 12, 13)
Questo momento della procedura da noi descritta risulta
fondamentale ai fini del successo.
La barra protesica infatti deve assolutamente essere
passiva, al fine di evitare qualunque forza che possa
alterare la corretta osteointegrazione.
In seconda giornata si esegue anche la prova estetica
dei denti anteriori e il controllo dei rapporti interarcate.
Barra e attacchi sono poi saldati definitivamente con
colle anaerobiche e l’insieme viene opacizzato con
opaco rosa se si decice di costruire una flangia gengivale,
con opaco bianco nel caso di denti montati a
vivo, per evitare la trasparenza del metallo. (Fig. 14)
Eseguito il montaggio dei denti sulla base della ceratura
diagnostica e delle successive verifiche, in terza
giornata si consegna la protesi alla paziente e si
esegue la Rx di controllo per verificare l’adattamento
perfetto dell’arcata protesica su impianti e Flat abutments.
(Fig. 15)
Il torque di avvitamento della protesi è di 25 N/cm.
Nel caso qui descritto si optò per l’esecuzione di una
flangia in resina. (Fig. 16) Essa ebbe lo scopo di compensare la perdita dimensionale
del processo alveolare dovuto ai numerosi
anni di uso della protesi mobile, quindi di poter costruire denti di dimensione corretta e non troppo
lunghi ed inoltre di dare un giusto sostegno al labbro
superiore.
La paziente fu inserita in un protocollo di controllo
semestrale e periodicamente, circa una volta l’anno,
si smonta la protesi per un controllo dello stato dei
tessuti e di ogni singolo impianto. Nell’occasione si
verifica la tenuta di ogni vite e, nel caso si renda necessario,
si sostituisce qualche vite che mostra segni
di affaticamento manifestatisi nella perdita del torque
dato.
Di seguito riportiamo anche le immagini del follow up
a 53 mesi. (Figg. 17-18) |
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Fig 13 - Barra finita ed opacizzata con opaco rosa per la flangia gengivale |
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Fig 14 - OPT di controllo alla dimissione della paziente |
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Fig 15 - Immagine clinica alla consegna della protesi (entro le 72 ore dalla chirurgia) |
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Fig 16 - OPT di controllo: follow up a 53 mesi |
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Fig 17 - Foto clinica di controllo a protesi smontata. Follow up a 53 mesi: si nota una leggera compressione vestibolare in zona incisiva |
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Fig 18 - Foto clinica di protesi rimontata dopo ritocco e controllo: follow up a 53 mesi | |