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Protocolli operativi della protesi implantosupportata
a cura di Lidia Colombo e Giordano Tasca
Sintesi della relazione tenuta da Mauro Farneti al 50° Congresso degli Amici di Brugg di Rimini
PROGETTAZIONE IMPLANTOPROTESICA

I protocolli operativi potrebbero essere definiti come l’insieme delle scelte che sono alla base della programmazione implanto-protesica; da parte dell’operatore esse devono essere consapevoli e responsabili di fronte al paziente. È ormai universalmente accettato che la progettazione implantare sia protesicamente guidata, anche se, non si dimentichi, è comunque una parte della pianificazione globale. Infatti il criterio della guida protesica rischia di risultare incompleto se non è preceduto da un’attenta analisi delle condizioni del paziente, che porti a una diagnosi precisa. Per es. è di assoluta rilevanza determinare il motivo della perdita dei denti che si intendono sostituire con impianti, perché è noto che, in pazienti con storia di malattia parodontale, la percentuale delle complicanze di una protesi a supporto implantare, soprattutto dopo cinque anni, è notevolmente maggiore di quella riferibile a pazienti esenti dalla patologia.

Oltre alla situazione di partenza nella valutazione delle possibili complicanze altre variabili sono da considerarsi, quali i vari tipi di intervento (per es. ortodontico) necessari a creare le condizioni più adeguate per la riabilitazione, oppure la condizione in cui all’influenza del trattamento ortodontico si aggiunga quella derivante dalla difficoltà di mantenere un corretto controllo di placca da parte del paziente.

Il ripristino dentale attraverso trattamento implantare è una procedura protesicamente guidata, confermata da un’attenta valutazione chirurgica della situazione anatomica del sito ricevente e dell’applicabilità di quanto il progetto protesico prevede. Si illustra il caso in cui si è eseguita l’inserzione degli impianti contestualmente al rialzo di seno con tecnica di accesso antrale, il quale ha consentito il posizionamento immediato di una fixture, seppure inclinata, sfruttando l’osso presente nella parte distale e la preparazione della sede atta a ricevere un ulteriore impianto in un tempo successivo. (Fig. 1)
Fig. 1 A Rialzo di seno, contestuale inserzione della fixture distale e predisposizione della sede per un’altra fixture. B Protesi definitiva.
Un aspetto del trattamento globale, assolutamente fondamentale per la conservazione nel tempo del risultato, è l’immissione dei pazienti, dopo la fase di terapia attiva, in un programma di mantenimento ben organizzato e individualizzato. La prima fase del progetto di una protesi a supporto implantare è la ceratura diagnostica, che deve essere eseguita correttamente, come illustrato da un modello con i molari di sinistra in cross bite. Una mascherina chirurgica costruita considerando semplicemente l’allineamento dei denti sul modello inferiore, in cui si devono sostituire i molari con impianti, porterebbe a un rapporto occlusale inadeguato. Una corretta ceratura
fornisce la chiara indicazione di un trattamento ortodontico che modifichi la posizione degli elementi naturali, consentendo un’adeguata occlusione con le corone implantosupportate. (Fig. 2)
Fig. 2 Situazione iniziale, mascherina costruita sulla base dei soli denti mandibolari, ceratura corretta che evidenzia l’indicazione a spostare ortodonticamente i denti mascellari.
Pianificazione computer assistita
La progettazione implantoprotesica può oggi, e sicuramente in maggior misura in futuro, avvalersi dell’ausilio di software, che sono in grado di elaborare sia in due sia in tre dimensioni i dati raccolti da una TAC. Si illustra questa metodica con un caso in cui si è messa a confronto la pianificazione dell’inserzione degli impianti secondo il metodo standard con quella che sarebbe derivata dalla metodica computer assistita. Si tratta di un paziente che era stato riabilitato cinque anni prima: all’esame clinico e radiografico superiormente la protesi implantare non mostra segni di complicanze di tipo biologico o tecnologico, mentre nell’arcata inferiore la situazione appare gravemente compromessa. Infatti precedentemente era stata effettuata una protesi rimovibile ancorata a un bloccaggio anteriore degli elementi naturali, i quali, per sopravvenuti processi cariosi e fratture, erano ormai irrecuperabili.

Una loro sostituzione immediata con impianti è da escludersi per la presenza di processi infiammatori, per cui si allestisce, dopo le estrazioni, una prima protesi totale; poi una seconda, che potrebbe considerarsi definitiva, la quale ha il duplice obiettivo di garantire funzione ed estetica al paziente per il tempo necessario alla maturazione dei tessuti duri e molli e di fornire informazioni sulla posizione funzionalmente ed esteticamente corretta dei denti definitivi.

Tale protesi viene replicata in uno stent dotato di denti radiopachi, che viene indossato dal paziente durante la TAC, dalla cui analisi mediante il software si ottengono informazioni utili per la fase chirurgica; essa si assume il compito di modificare la situazione anatomica al fine di inserire gli impianti in posizione protesicamente guidata e di eseguire adeguatamente la protesi stessa, individuando per es. l’altezza corretta degli abutment da applicarsi. All’inserzione delle fixture è seguita l’immediata applicazione degli abutment definitivi: sul modello ricavato dall’impronta rilevata intraoperatoriamente si può apprezzare l’aderenza della pianificazione realizzata con l’ausilio del software a quella adottata in maniera standard mediante la mascherina chirurgica. (Fig. 3)
   
Fig. 3 A Situazione iniziale clinica. B Aspetto radiografico iniziale. C Situazione dopo rimozione protesi e dopo estrazioni; protesi totale provvisoria; immagine virtuale della mandibola. D Protesi totale e sua replica in mascherina chirurgica con denti radiopachi; elaborazioni delle immagini mandibolari della TAC per la pianificazione chirurgica protesicamente guidata. E Intervento chirurgico; fixture con abutment definitivi; modello con analoghi e con mascherina sovrapposta.
Il caso consente una rappresentazione visiva di quanto asserito in letteratura: il metodo computer assistito offre il vantaggio (A) di eseguire la pianificazione chirurgica in tempi molto più brevi e in modo abbastanza preciso, ma ancor più (B) di anticipare agevolmente la progettazione della protesi finale, elemento di grande rilevanza sempre e particolarmente per la tecnica di carico immediato. La Fig. 4 mostra la protesi fissa definitiva allestita sulla base dei dati forniti dalla protesi totale.
 
Fig. 4 Le fixture nel cavo orale e in radiografia; la protesi fissa.

La Rivista di Odontoiatria