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Attuali orientamenti in implantologia
Osteointegrata
a cura di Giordano Tasca
Sintesi della relazione tenuta da Amedeo Zerbinati, Matteo Chiapasco e Paolo Casentini
al 50° Congresso degli Amici di Brugg di Rimini
PROTESIZZAZIONE-CARICO IMMEDIATO

È l’altro argomento molto discusso in questi anni: si cercherà di distinguere quanto è fattibile con ragionevole certezza di successo da quanto ancora non trova un supporto nella letteratura. Una delle regole fondamentali dettate dai capi scuola dell’implantologia osseointegrata era l’assenza di carico per almeno 3-6 mesi; di fatto questo, che si considerava uno dei pilastri portanti dell’osseointegrazione, negli ultimi anni è stato completamente smantellato, da una serie cospicua di studi. Szmukler-Moncler et al. hanno dimostrato che la stimolazione biomeccanica con micromovimenti inferiori ai 50 micron non altera il processo di osseointegrazione.

Quindi è possibile sottoporre immediatamente gli impianti a carico, purché a) se ne verifichi la stabilità primaria e b) si riesca a controllare l’entità delle microoscillazioni, pena lo stabilirsi di una fibrointegrazione. Gli oratori propongono una serrata sintesi degli studi esaminati in due importanti Consensus Conference internazionali tenutesi a Barcellona e a Zurigo nel 2003 e nel 2004, coordinate dal prof. Chiapasco. Per quanto riguarda la protesizzazione immediata, con esclusione dall’occlusione, di impianti singoli o multipli in piccoli settori di arcata, sono stati selezionati 11 articoli, per un totale di 300 impianti, con follow-up da 1 a 5 anni: il successo medio era del 96%.

In un paziente con agenesia del 1.2 e conseguenti diastemi da migrazione dei denti frontali, dopo allineamento ortodontico, si inserisce un impianto (in questo caso con tecnica senza lembo di accesso), si applica immediatamente il perno moncone e quindi una corona provvisoria priva di qualsiasi contatto occlusale, come evidenziato dalla lunghezza inferiore rispetto al controlaterale. Ottenuta l’osseointegrazione, dopo circa 6 mesi, si esegue la protesi definitiva. (Fig. 9)

Per le edentulie totali vi sono due possibilità nell’ambito implantologico: l’overdenture o la protesi fissa. L’overdenture, che comporta inevitabilmente un vero carico immediato, non essendovi alcun elemento dentale di appoggio occlusale, è una delle tecniche più collaudate (è stata infatti la prima applicazione del carico immediato), però trova indicazione solo nell’arcata inferiore (successo medio 96%), con un numero di impianti variabile in genere da due a quattro. Invece non si sono trovati studi significativi che supportino l’impiego dell’overdenture immediata nel mascellare, dove la scelta è quindi fra overdenture con carico differito e protesi fissa. Nel caso di un paziente con mandibola completamente edentula dove non si era riusciti a ottenere un’accettabile stabilità della protesi totale, la situazione ossea era comunque favorevole per l’inserzione nella zona interforaminale di quattro impianti, che sono stati collegati immediatamente con una barra e caricati con un’overdenture, dotata di clips di ritenzione, applicata entro 24 ore. (Fig. 10)
Fig. 9 A) Agenesia dell’incisivo laterale superiore destro con diastemi B) Preparazione ortodontica per chiudere il diastema e creare uno spazio idoneo all’inserimento di un impianto C-D) Inserimento di un impianto con protesizzazione immediata (fuori occlusione) E-F) Risultato protesico finale, clinico e radiografico.
Fig. 10 A-B) Edentulia totale della mandibola con rilevante atrofia ossea C-D) Inserimento di 4 impianti interforaminali che vengono collegati con una barra e caricati immediatamente E-F) Risultato finale, clinico e radiografico.
La riabilitazione implantoprotesica fissa dell’intera arcata è supportata da una letteratura abbastanza ampia (con follow-up da 1 a 10 anni) sia per la mandibola sia per il mascellare superiore, con percentuali di sopravvivenza elevate, intorno al 95%. Per quanto riguarda la mandibola una protesizzazione fissa con carico immediato può essere eseguita in modo affidabile con un numero di impianti variabile da quattro a sei, anche se sono descritti casi con tre impianti o con otto-dodici impianti. Nel mascellare superiore la protesi fissa con carico immediato può essere effettuata con risultati predicibili ma sono generalmente richiesti più impianti rispetto alla mandibola, anche a causa della qualità ossea più scadente. Ad oggi, sei impianti sembrano essere il numero minimo per ottenere risultati predicibili.

Nel caso presentato sono stati inseriti otto impianti, sempre sotto la guida di una mascherina chirurgica, la quale è ancora più irrinunciabile negli edentuli totali per la mancanza completa di punti di riferimento. Nel giorno successivo a quello dell’intervento i tappi di guarigione vengono sostituiti con perni monconi provvisori, sui quali si applica la protesi immediata. Dopo 6 mesi di carico funzionale, verificata la stabilità degli impianti, è stata eseguita la protesi definitiva. (Fig. 11)

Il carico immediato è proponibile (secondo un certo numero di casi pubblicati da AA accreditati) anche in situazioni di atrofia mandibolare estrema, come quella di una paziente in cui l’osso residuo non superava i 3 mm. Si sono prelevati dalla calvaria tre strati di osso corticale, innestati e fissati nella regione interforaminale, attendendone poi per 5 mesi il consolidamento; è seguito l’inserimento di quattro impianti, collegati da una barra e caricati immediatamente con una protesi mobile provvisoria, come si sarebbe fatto in una situazione standard. Una volta ottenuto il consolidamento degli impianti, si è passati dall’overdenture provvisoria a quella definitiva; in alternativa si sarebbe potuto finalizzare con una protesi fissa. Il controllo a tre anni evidenzia la perfetta osseointegrazione. (Fig. 12)
Fig. 11 A-B) Grave compromissione della dentatura dell’arcata superiore C-D) Vengono estratti tutti i denti dell’arcata superiore ad eccezione dei molari distali e sostituiti con 6 impianti che vengono protesizzati immediatamente E-F) Risultato protesico finale, clinico e radiografico.
Fig. 12 A-B) Radiografie preoperatorie che evidenziano l’estrema atrofia della mandibola edentula. C-D) Mediante prelievi ossei multipli dalla teca cranica è possibile ricostruire la mandibola nella regione interforaminale. E) Controllo radiografico postoperatorio. F-G) Inserimento di quattro impianti che vengono splintati con una barra di Dolder e sottoposti a carico immediato. H-I) Controllo clinico e radiografico a distanza di 4 anni.

La Rivista di Odontoiatria