| La sigillatura di solchi e fossette dentali | ||
| valutazione al microscopio ottico e al sem | ||
| di Daniele Scaminaci Russo*, Cristina Botti**, Roberto Rotundo*, Luca Giachetti*** Università degli Studi di Firenze Dipartimento di Odontostomatologia * Assegnista di ricerca ** Libero professionista *** Ricercatore, Insegnamento di Materiali Dentari |
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| REVISIONI IN LETTERATURA SU TECNICHE ED EFFICACIA DELLE SIGILLATURE La revisione della letteratura scientifica effettuata da Simonsen nel 2002(33) riguarda almeno 1500 lavori sui materiali sigillanti e sostanzialmente suggerisce l’uso delle sigillature dentali su popolazioni ad alto rischio di carie, mediante l’utilizzo di materiale a base resinosa in campo isolato da diga, preparando la superficie da trattare con air-polishing e mordenzatura con acido ortofosforico al 35% per 15 secondi(34) rimuovendo il materiale sigillante in eccesso per evitare che interferisca con i normali contatti occlusali. La revisione sistematica di Ahovuo-Saloranta (18) presente nella Cochrane Library verifica l’effettiva efficacia delle sigillature nella prevenzione della carie dentale nei denti permanenti di bambini ed adolescenti. In accordo con i risultati di tale revisione, la sigillatura si rivela una procedura raccomandata per prevenire la carie delle superfici occlusali, sempre che vengano tenuti in considerazione i livelli di prevalenza della carie sia della popolazione che del singolo individuo. L’efficacia dei sigillanti è chiara per quelli a base resinosa mentre i dati sui cementi vetro-ionomerici sono meno convincenti. Un’altra revisione sistematica del 2006(35) con differenti metodi di inclusione rispetto alla revisione sistematica Cochrane del 2004, non dimostra una effettiva superiorità del sigillante a base resinosa rispetto al cemento vetro-ionomerico utilizzato come sigillante. Un’ulteriore revisione sistematica che mette a confronto i sigillanti con le vernici fluorate(36) evidenzia la superiorità dei sigillanti nella prevenzione delle carie occlusali. |
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| DISCUSSIONE I risultati che emergono in letteratura scientifica sono fra loro discordanti e non offrono una certezza inequivocabile sulle sigillature, perciò in definitiva spetta al buonsenso dell’operatore valutare caso per caso la reale necessità di effettuare la procedura, in modo che sia efficace e che non produca invece un danno iatrogeno. È impossibile non considerare in primo luogo l’età del paziente candidato ideale per le sigillature, che è di circa 6 anni. In questa fascia di età è difficile la giusta collaborazione per isolare il campo operatorio dai fluidi salivari, senza considerare che, non essendo i denti ancora completamente erotti, è estremamente difficile posizionare l’uncino della diga in modo stabile. Il metodo proposto in letteratura del rullino di cotone(23) per isolare il campo rimane indaginoso e comunque di non facile attuazione. Ancora più complessa è la preparazione delle superfici dello smalto con air-polishing, tecnica talvolta mal sopportata anche da pazienti più adulti. Inoltre dati clinici rilevano dopo 8 anni una completa ritenzione per circa l’80% e una parziale ritenzione per il 16% dei campioni su cui erano stati applicati sigillanti a base resinosa. Anche se statisticamente può essere un buon risultato, di fatto la sigillatura non è un intervento dalla durata illimitata, ma necessita di controlli periodici costanti e spesso di riapplicazioni di materiale. Tali interventi potrebbero essere superflui considerando che il dente oggetto dell’intervento in realtà potrebbe non subire mai una lesione cariosa. |
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| CONCLUSIONI L’impiego delle sigillature come tecnica preventiva può rischiare di essere considerato accanimento terapeutico poiché, anche se è possibile calcolare la probabilità di formazione di carie basandosi su indici standardizzati, di fatto non è possibile stabilire se realmente un dente andrà incontro alla patologia o meno. Le resine sigillanti composite offrono ottimi risultati da un punto di vista funzionale ed estetico ma la ridotta collaborazione dei pazienti pediatrici e la difficoltà dell’isolamento dentale ne potrebbero compromettere le proprietà. Infatti il punto di forza di questi sistemi, e cioè l’adesione, diventerebbe il punto debole del sistema stesso. Una mancata adesione può portare sicuramente ad un’infiltrazione e così, invece di attuare un’azione preventiva, avremmo aggiunto un fattore di rischio in più rispetto a quelli preesistenti. Pertanto, anziché eseguire la sigillatura, che offrirebbe una durata limitata nel tempo e necessiterebbe di frequenti controlli, è preferibile monitorare l’integrità dei tessuti in concomitanza di sedute di igiene orale professionale e intervenire solo nel caso in cui si possa notare un inizio di lesione cariosa. | ||
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