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Materiali e metodi in protesi combinata dal 1997 al 2007 |
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a cura di Lidia Colombo e Giordano Tasca
Sintesi della relazione tenuta da Claudio Vittoni al 50° Congresso degli Amici di Brugg di Rimini |
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PROTESI COMBINATA IN LEGA METALLICA
La protesi combinata è caratterizzata da due tipi di
supporto, parodontale e mucoso, ciascuno dotato
nei confronti del carico funzionale di una specifica
resilienza, minore nel primo rispetto al secondo.
Ciò pone dei problemi che in passato hanno trovato
presso le varie Scuole soluzioni diverse, mai risolutive e
talvolta controproducenti; oggi è assodato che, durante
il ciclo masticatorio, in caso di ancoraggio ammortizzato
o in ogni modo articolato si sviluppano forze
lesive per i tessuti. Tali forze hanno una direzione sia
antero-posteriore, sia latero-laterale, sia verticale: per
contrastarne gli effetti nocivi dento-parodontali e osteomucosi
è necessario prevedere due sistemi di protezione.
Anzitutto una connessione che affianchi all’attacco
(rigido) il supporto di un fresaggio che interessi il
dente di ancoraggio ed eventualmente gli elementi
adiacenti. Quindi una placca palatina che appoggi
estesamente su tessuti mucosi più duri, meno resilienti,
come sono quelli a livello del toro palatino e della
porzione posteriore del tuber (incisura retrotuberale), rispetto ai più spessi, più resilienti, dell’area palatina
anteriore (pliche palatine).
Non è superfluo ricordare che una garanzia ulteriore di
mantenimento nel tempo di tutti i tessuti è fornita da
un’adeguata stabilità occlusale centrica con assenza di
interferenze escursive nei quadranti posteriori. Il disegno
della placca, purché interessi le aree più idonee,
varierà naturalmente, a parità di numero di denti coinvolti,
secondo la classe di Kennedy in cui rientra l’edentulia
parziale da trattarsi.
Il fresaggio si esegue sulla
corona primaria o matrice che si cementa al dente pilastro,
mentre la struttura secondaria o patrice o controfresaggio
costituisce parte della protesi rimovibile. Il fresaggio
è composto di vari elementi.
1. Il braccio fresato, che ha la funzione di contrastare le
forze espresse dall’antagonista sul piano orizzontale
secondo l’asse x (forze latero-laterali) e y (forze antero-
posteriori). (Fig. 1)
2. Gli interlock e le coulisse contrapposti, ai quali è affidata
la funzione di contrastare le forze trasversali. (Fig. 2)
3. Le spalle, occlusale e cervicale, che forniscono lo stop alle forze verticali.
4. La bulinatura, che svolge una funzione non meccanica
ma di facilitazione dell’inserzione della protesi rimovibile da parte del paziente. (Fig. 3) |
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Fig. 1 Il braccio fresato contrasta le forze orizzontali |
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Fig. 2 Interlock e coulisse contrapposte contrastano le
forze trasversali |
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Fig. 3 Spalle occlusali e cervicali, bulinatura |
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Le leghe utilizzate per questo tipo di protesi combinata
possono essere preziose o al Cr-Co-Mo con durezze
Vickers particolarmente elevate (da 380 a 410).
Il lavoro di laboratorio prevede, dopo la modellazione
diagnostica, la realizzazione della travata che riceverà il
rivestimento estetico (nel caso illustrato la ceramica); è
importante valutarne l’altezza verticale, perché un fresaggio
più esteso in altezza è capace di garantire
meglio nel tempo l’assenza di ogni dannoso movimento
di articolazione fra struttura primaria e secondaria.
Nel caso di dimensione verticale ridotta, inferire a 3
mm., si deve aumentare il numero di elementi fresati.
L’asse di inserzione della protesi (e quindi del fresaggio)
è scelto fra l’asse dei diatorici e quello dei frontali, ma
più vicino a quest’ultimo perché la forma degli incisivi
concede minor spessore.
Fresaggio del modellato in cera
L’oratore utilizza un sistema di fresaggio ibrido, cioè a
2 gradi per il braccio fresato e a 0 gradi per gli interlock
e le coulisse, perché consente una maggior facilità di
inserzione della struttura secondaria da parte del
paziente e una sicura stabilità della stessa durante il
ciclo masticatorio. Sulla travata modellata si predispone,
con un apporto aggiuntivo di cera, la parte da cui
si vuol ricavare il fresaggio, comprendente anche il
dispositivo preformato, posizionato distalmente alla
corona con funzione di attacco, che aumenta la superficie
di connessione oltre a fornire la sede per perni di
frizione.
Sul manipolo dell’isoparallelometro fresatore si
monta una fresa elicoidale, avente inclinazione di 2
gradi, tramite la quale si rettifica il braccio fresato, con
movimento sempre da destra verso sinistra e a velocità
ridotta. Si creano poi un interlock, a livello della giunzione
interdentale mesiale palatalmente, e una coulisse
contrapposta a 180° vestibolarmente fra corona e attacco. Si completa la fresatura con una coulisse supplementare parziale. Queste operazioni richiedono una
penetrazione graduale della cera in senso verticale
mediante una fresa con taglio elicoidale molto efficace
di 0 gradi. Con un’altra fresa si traccia una spalla maggiore
occlusale, più efficiente e detergibile, e una minore
cervicale se il profilo di emergenza della corona offre
lo spazio sufficiente. (Fig. 4)
Il manufatto viene fuso e mandato al professionista per
la rilevazione della posizione delle corone fisse nel cavo
orale (impronta di posizione). Dopo la ceramizzazione
della struttura fissa il modello viene posizionato sul piattello
e quindi riportato sull’isoparallelometro per la rettifica,
che sarà di entità limitata essendo già stato effettuato
il fresaggio del modellato in cera. I monconi del
modello di posizione sono sviluppati in resina autopolimerizzante
e fissati con viti ritentive, per evitare che si
possano rompere e mantengano in modo certo la
posizione della struttura metallica. |
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Fig. 4
Fresaggio del modellato in cera |
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Rettifica della struttura metallica
Anche per la rettifica si determina l’asse in base alle
coordinate orizzontali x e y con l’ausilio di una lama di
2 gradi la quale permette di ritrovare l’asse verticale z.
Il primo passaggio è eseguito, con una fresa a taglio
incrociato (molto aggressiva), sia sull’attacco sia sul fresaggio
in modo da crearsi un identico grado di inserzione
(Fig. 5). Si passa poi una fresa multilama (a lame
molto ravvicinate) per eliminare le rigature lasciate dalla
precedente e avere un’adeguata qualità di superficie,
che viene poi perfezionata lucidando con paste diamantate
e infine con feltrini al banco per le leghe auree
e alla pulitrice, la quale sviluppa una velocità superiore,
per le leghe di Cr-Co-Mo.
Le frese rettificatrici devono
essere azionate a 10-12.000 rpm con le leghe auree e
a 15-17.000 rpm con quelle in Cr-Co-Mo, più dure. Per
la levigatura di tutti i metalli l’ultimo passaggio dovrà
eseguirsi a 5000 rpm con olio. Per la rettifica di interlock
e coulisse si impiegano frese con taglio in testa
aventi rispettivamente un diametro di 1.2 e di 1 mm,
penetrando verticalmente, sostituendole dopo il primo
passaggio per evitare fratture. Accorgimento importante
è arrotondare leggermente con la fresa da 1 mm il
passaggio fra le coulisse che hanno pareti rigorosamente
di 0 gradi e il braccio fresato che le ha di 2 gradi.
Importantissima è l’efficienza delle frese che (in modo particolare le multilame) si devono usare con il lubrificanteapposito. Le operazioni al fresatore possono
comportare danneggiamenti del modello, perciò è consigliabile
eseguirle su un modello apposito di posizione
diverso da quello originario, sul quale solo alla fine del
fresaggio si riporta il manufatto completato e lucidato.
La fase successiva prevede la duplicazione, mediante
silicone, del modello in materiale refrattario sul quale si
effettua la modellazione della struttura scheletrica, che
è fusa poi solitamente in lega vile. Una volta accoppiata
la fusione secondaria mobile alla primaria fissa, con
l’ausilio di spray evidenziatori e paste diamantate si
procede alla lucidatura dello scheletrato. (Fig. 6)
La realizzazione
dei perni di frizione (Steiger) è affidata alla
metodica elettroerosiva, la quale, per mezzo di un elettrodo
in rame asporterà, con microscariche elettriche,
una quantità di metallo riproducente la forma dell’elettrodo
stesso. Nella sede creata sarà poi inserito un
perno di uguale diametro e saldato al laser. La Fig. 7
mostra la protesi combinata ultimata sul modello. |
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Fig. 5 Rettifica della fusione |
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Fig. 6 Struttura secondaria scheletrica accoppiata alla primaria
fissa |
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Fig. 7 Protesi combinata ultimata sul modello |
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Protesi fissa-rimovibile a supporto implantare
Il consolidamento della tecnica implantare ha portato
un cambiamento nei piani di trattamento che oggi sempre
meno spesso prevedono, nei casi di classe I e II di
Kennedy, la protesi rimovibile combinata di tipo classico.
Questa è sempre stata una soluzione costosa per
cui l’opzione implantare non ha incontrato grandi ostacoli
sotto il profilo economico.
La protesi fissa-rimovibile
ha però trovato un’indicazione nell’edentulia totale,
dove l’inserzione di impianti è divenuta la soluzione di
prima scelta per i casi che presentino un’atrofia osteomucosa
di grado medio-grave o grave. L’opzione più
frequente prevede la costruzione di una barra primaria
ancorata alle fixture, sulla quale si adatta una sovrastruttura
con caratteristiche intermedie fra la protesi
fissa e la rimovibile. Essa, indicata comunemente con la
denominazione di protesi “dento-scheletrica”, è caratterizzata
dal supporto esclusivamente implantare che le
consente di fornire le prestazioni seguenti:
• una funzionalità sovrapponibile a quella della protesi
fissa
• un adeguato sostegno ai tessuti molli periorali
• un sufficiente sigillo fonetico
• un’estetica superiore ad altre soluzioni
• un facile accesso per l’igiene orale domiciliare.
Tale tipologia protesica svincola la posizione degli
impianti da quella dei denti, mentre la perdita dei tessuti
ossei e gengivali è ripristinata protesicamente.
L’oratore fin dal 1996 realizza questo tipo di protesi
anche in titanio, il quale offre le ben note caratteristiche
di biocompatibilità. Il Ti, esposto all’aria, forma entro un millisecondo uno strato di TiO2, molecola molto stabile,
che non reagisce con gli ioni H; esso inoltre non lega le
proteine e ha neutralità gustativa. Inizialmente si usava
il Ti grado 2 dal quale si è passati al Ti grado 4, dalle
proprietà meccaniche più favorevoli, poi al Ti legato al
niobio (Ti-Nb8-Al4), che ha caratteristiche molto simili
al Ti grado 5 (Ti-Al6-V4), una durezza molto superiore
(340 Vickers) rispetto al Ti grado 4 (229) e un modulo
elastico elevato.
L’attuale tecnologia di lavorazione,
correttamente eseguita, permette di contrastare la sua
tendenza a passare dalla fase α, meccanicamente resistente
a quella β, molto più fragile. La Fig. 8 mostra la struttura primaria in cera e fusa, che è resa passiva con
sistema elettroerosivo. Nella Fig. 9 la barra è stata fresata
a 2 gradi di inclinazione e di seguito duplicata per
la realizzazione dell’esostruttura secondaria. Adattata
la secondaria, vengono eseguiti i perni di posizione
telescopici nelle coulisse (con la tecnica sopra illustrata)
e applicati i chiavistelli (Fig. 10) allo scopo di rendere
la parte rimovibile fissa ma estraibile dal paziente. La
Fig. 11 evidenzia la struttura rivestita esteticamente. La
costruzione di tutte le parti con la stessa lega in titanio
rappresenta un vantaggio biologico apprezzabile. |
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Fig. 8 A: Struttura primaria in cera su analoghi di impianti; B: Dopo fusione |
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Fig. 9 La barra fresata a 2 gradi di inclinazione |
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Fig. 10 Struttura secondaria con chiavistello |
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Fig. 11 La protesi fissa-rimovibile ultimata | |