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Dal bambino all'anziano
L’ortodonzia al centro del piano di trattamento globale
a cura di Giordano Tasca
Sintesi della relazione tenuta da Giuseppe Cozzani e Claudio Lanteri al 50° Congresso degli Amici di Brugg di Rimini
PRIMA PARTE - Giuseppe Cozzani

Per comprendere il ruolo che l’ortodonzia svolge nel trattamento globale del paziente occorre focalizzare l’attenzione sull’inscindibilità della triade denti, muscoli, articolazione temporo-mandibolare (atm). Per operare un po’ di ordine in un campo che spesso si presenta come oscuro all’odontoiatra pratico, l’oratore prende l’avvio dall’atm, alla quale sembra inevitabile applicare il principio che è valido per tutte le articolazioni del corpo. Esse, in situazione fisiologica, durante i carichi sia statici sia dinamici, presentano i capi articolari in asse fra di loro (Fig. 1); viceversa quando non hanno i capi in relazione assiale sono esposte a patologia.

Quindi, nella prevenzione o nella terapia dei danni dell’atm, l’obiettivo che appare logico perseguire è quello di mantenere o riportare in asse condilo, disco e fossa articolare. L’anatomia evidenzia che la superficie articolare vera, rivestita da cartilagine, della fossa temporale è la sua porzione più anteriore, rappresentata dall’eminenza, mentre la parte posteriore non è adatta alla funzione.

Nella grande maggioranza dei casi di patologia, che, con buona probabilità prendono l’avvio da incongruenze
dentali, il condilo è spostato in alto e indietro nella fossa, il disco è dislocato in avanti e i vari muscoli sono accorciati o allungati. (Fig. 2) Se la condizione persiste compaiono danni distruttivi della struttura articolare
e ossea. Nel caso clinico illustrato nella Fig. 3 la stratigrafia e la risonanza magnetica mostrano chiaramente
la dislocazione posteriore del condilo e anteriore del disco: questi e l’eminenza articolare non si trovano
più in asse fra loro.
Fig. 1 Carichi assiali nell’A.T.M in situazione fisiologica Fig. 2 Dislocazione posteriore del condilo e anteriore del disco in situazione patologica Fig. 3 Alterazione di posizione dei capi articolari in stratigrafia e R. M
Per ripristinare l’assialità l’apparecchio più usato dall’oratore è l’Anterior Repositioning Splint (ARS), il quale ha la facoltà, se ben pilotato, di poter ubicare in maniera terapeutica ognuno dei due condili nelle tre dimensioni dello spazio. Dopo trattamento con ARS il condilo è riposizionato in avanti e in basso e ha ricatturato il disco, a bocca chiusa. Riportare alla norma i rapporti condilodisco-fossa, con carichi assiali, migliora il tono dei molteplici gruppi muscolari, determinando, di conseguenza, anche un miglioramento del dolore e della funzione. Muscoli e atm sono strettamente collegati, come illustra lo schema (Fig. 4) in cui si mostra la situazione di un condilo distalizzato con il capo inferiore del muscolo pterigoideo esterno allungato, mentre
il disco è dislocato in avanti e il capo superiore dello stesso muscolo è accorciato; ciò rappresenta una condizione svantaggiosa per la funzione muscolare.

Se si riportano in asse le componenti articolari, le lunghezze delle due porzioni muscolari riprendono il loro
corretto rapporto e quindi un tono reciproco ottimale. L’armonia fra atm e muscolatura deve estendersi al terzo elemento della triade stomato-gnatica, la dentatura. Normalmente infatti lo squilibrio inizia da un’incongruenza occlusale (morso incrociato, morso in testa, collasso posteriore del morso, inclinazioni di
denti prossimi a zone edentule, guida incisiva scorretta, ecc.), che inducono un danno muscolo-articolare.

Se la progressione del danno è abitualmente denti - muscoli - articolazione, la progressione del recupero
partirà dalle articolazioni e di conseguenza dai muscoli, cui seguirà il riequilibrio dentale che finalizza la terapia ed è compito quasi esclusivo del trattamento ortodontico.
Si mostrano casi di progressiva rimodellazione di condili con deformità e/o perdite di tessuti (crateri) evidenti,
che si è ottenuta in pazienti diciannovenni, in tempi variabili da 3 a 7 anni, grazie all’eliminazione della compressione esercitata sul condilo verso l’alto e l’indietro. È importante aver chiaro che si deve recuperare
la funzione e non perseguire, esclusi i casi ideali, una geometria simmetrica di centratura dei condili nelle fosse. Nel caso della Fig. 5 sul lato destro il paziente ha un’eminenza articolare verticale per cui durante la terapia di recupero il condilo non può che spostarsi verso il basso; sul sinistro l’eminenza è meno ripida (tipo III classe) e il movimento condilare deve avvenire in avanti e in basso.
Fig. 4 Pterigoideo esterno con capo sup. accorciato e inf. allungato Fig. 5 Asimmetria delle eminenze articolari destra e sinistra  
SECONDA PARTE - Claudio Lanteri

L'ortodonzia è diventata una specializzazione molto complessa il cui obiettivo è un’armonia anatomica e funzionale individuale che permetta un’occlusione senza sollecitazioni nocive per i muscoli e per le articolazioni, in un contesto estetico gradevole. Si propone quindi di migliorare non solo l’allineamento dei denti, ma anche l’armonia delle labbra e del volto, la funzione masticatoria, la conservazione dei denti
e dei tessuti di sostegno (che rappresenta un capovolgimento di vedute rispetto alle accuse mosse in passato alla disciplina), le funzioni articolari e neuro-muscolari.

Nell’ultimo Congresso mondiale di ortodonzia del 2005 il grande maestro B. U. Zachrisson ha individuato gli orientamenti della specialità per i successivi cinque anni nei seguenti: la perdita dei limiti di età,
l’ortodontista al centro dell’équipe odontoiatrica, la diagnosi basata sull’estetica del volto e dei tessuti molli, l’ortodonzia come tecnica di ingegneria genetica tissutale. Nell’ortodonzia italiana tali aspetti rappresentano
non solo il futuro ma già un presente consolidato dall’esperienza; perciò l’oratore li può adottare come linee conduttrici della relazione.

Da tempo si sta constatando una modificazione nell’età dei pazienti degli studi ortodontici con un incremento
di soggetti più anziani e di bambini più piccoli a scapito della fascia intermedia degli adolescenti. In questo mutato scenario l’ortodonzia clinica si può oggi considerare divisa nelle seguenti attività principali: prevenzione delle malocclusioni, ortodonzia intercettiva e cura precoce, ortodonzia correttiva e ortodonzia dell’adulto, che coincidono con gli aspetti più comunemente conosciuti, e infine ortodonzia riabilitativa e ortodonzia pre e post-chirurgica, che rappresentano le frontiere più spinte. Questa classificazione vale per i contenuti a prescindere dall’età dei pazienti.

La Rivista di Odontoiatria