| Povertà e salute orale | ||
| epidemiologia | ||
| a cura di Giordano Tasca | ||
| EFFETTI DELLA POVERTÀ SULL’ACCESSO
ALLE CURE ORALI de la Fuente-Hernández, Acosta-Gio E. JADA 2007; 11: 1443-45 La povertà non è l’unico fattore che limita l’accesso alle cure orali; nei Paesi in via di sviluppo la limitazione delle risorse si accompagna spesso con la mancanza di informazioni sulla forza lavoro disponibile e sull’epidemiologia delle malattie orali. Ciò impedisce alle autorità sanitarie di pianificare interventi economicamente efficaci e alle scuole odontoiatriche di istruire operatori capaci di affrontare nuove strategie di controllo delle malattie orali. Povertà e salute orale Le popolazioni economicamente svantaggiate sono alla mercé di altri fattori oltre l’insufficiente introito, quali l’esiguità dei fondi governativi e la mancanza di dentisti istruiti ad affrontare le sfide della salute pubblica. A volte troppe risorse sono drenate da situazioni improprie. Per es. in Messico nel 1991 i costi delle infezioni nosocomiali rappresentavano il 70% dell’intero budget del Ministero della sanità. Fondi governativi Le agenzie governative spesso trascurano le malattie orali a vantaggio di malattie a maggior mortalità, investendo tutto su vaccinazioni, distribuzione di micronutrienti, terapia delle malattie croniche gravi. Tale mancanza di attenzione però risulta sproporzionata rispetto all’incidenza. È interessante sottolineare che la valutazione degli indici DMFT come “moderati” (per es. fra 3 e 4) è talvolta fuorviante, in quanto la componente “cariati” e “persi” è predominante, mentre quella “otturati” è quasi nulla. Forza lavoro dentistica In Africa il rapporto dentisti/popolazione è attorno a valori di 1:150.000, a fronte di 1:2.000 dei Paesi sviluppati. Il gap fra necessità e disponibilità di operatori dentali è spesso aggravato dallo sviluppo caotico della professione odontoiatrica in assenza di programmazione formativa. L’Organizzazione Sanitaria Panamericana nel 2004 ha riportato per il Messico 1 dentista ogni 10.000 abitanti, nonostante nel Paese non esistesse un registro ufficiale dei dentisti. Il Ministero dell’Educazione ha condotto una ricerca sull’occupazione, dalla quale è risultato che 153.000 persone dichiaravano di avere studiato odontoiatria (il che significherebbe un rapporto 8:10.000), ma di questi il 50% risultava non praticarla. È una riprova di quanto sia necessaria una conoscenza approfondita della situazione di ogni Paese e una programmazione attenta nel campo della formazione sanitaria. Ruolo delle scuole dentali Le scuole dentali nelle nazioni in via di sviluppo spesso conducono un buon lavoro nel fornire cure alla popolazione, ma dovrebbero occuparsi di più di ottimizzare l’assegnazione delle risorse. A tal fine dovrebbero spostare i loro programmi dall’impostazione eminentemente restaurativa a una preventiva, da un modello rivolto allo studio privato a uno che armonizzi l’attività pubblica e privata. Il trattamento tradizionale delle malattie orali dei Paesi industrializzati è troppo costoso per quelli a reddito medio o basso. I curricula scolastici nei Paesi in via di sviluppo devono essere studiati per preparare operatori alla salute orale pubblica, prevedendo opportunità di carriera competitive con il mercato privato o collaterali a esso. Anche l’attività di ricerca nelle università dei Paesi meno sviluppati, piuttosto che imitare i modelli propri delle nazioni ricche, dovrebbe indirizzarsi specificamente all’identificazione dei fattori di rischio e al loro controllo, alla promozione di stili di vita più salubri, alla pianificazione di interventi in collaborazione con le organizzazioni non governative e altri partner emergenti. Conclusioni È necessario invertire la tendenza che vede aumentare il gap fra disponibilità di dentisti e la mancanza di accesso alle cure da parte di chi ne ha più bisogno. Fondamentale importanza riveste la concertazione degli sforzi fra istituzioni universitarie, autorità sanitarie e organizzazioni non governative. |
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RICERCA SULLA SALUTE E INTERESSI
VITALI DELL’AMERICA Cohen L. K. JADA 2007; 11: 1446-48 Gli investimenti nella ricerca sanitaria fatti dai Paesi industrializzati sono orientati solo per il 10% verso il mondo in via di sviluppo, dove risiede il 90% della popolazione mondiale. Solo 1:100 dei dollari spesi negli USA vanno a migliorare la salute globale. La malnutrizione, la mancanza di acqua pulita, di abitazioni adeguate, di accesso ai servizi sanitari rappresenta purtroppo un enorme prezzo pagato in molte nazioni. Questa realtà esterna ha un impatto diretto sull’America, sia in termini economici, che socio-politici, che sanitari. La rapida diffusione, grazie all’aumento dei viaggi e del commercio internazionali, dell’AIDS, della SARS, dell’influenza aviaria sono esempi di pericoli per la stessa popolazione americana. Anche le malattie croniche non infettive, attraverso l’instabilità economica e politica che producono nel mondo, favoriscono la violenza e i conflitti internazionali. Gli economisti sostengono che la soluzione alla povertà è legata all’aiuto fornito ai Paesi poveri nello sviluppo dell’agricoltura e della sanità. La scarsa capacità di ricerca operativa costituisce il maggior ostacolo all’avanzamento dello sviluppo. Pertanto si può sostenere che il nostro futuro dipende molto dalla capacità di organizzare la ricerca finalizzata a obiettivi globali. Nello specifico della salute orale l’ADA ha cercato dal 2001 di sensibilizzare governo, industria e agenzie filantropiche sull’importanza di potenziare la ricerca. Ha promosso una collaborazione migliore fra istituzioni di ricerca nazionali e internazionali e fra agenzie interessate alla salute, allo scopo di indirizzare gli investimenti nella direzione degli interessi dei Paesi in via di sviluppo per motivi umanitari ed etici, ma anche per il bene stesso dell’America. Si tratta di gettare ponti fra nazioni diverse per mettere in comune proficuamente le esperienze di tutti e sottoporle a un vaglio rigoroso circa la efficienza nel campo della prevenzione, della diagnosi e della cura. Gran parte degli americani è favorevole a maggiori investimenti per la salute mondiale: i professionisti della salute orale devono farsi sempre più parte attiva nel promuovere un atteggiamento mentale aperto ai bisogni di tutta l’umanità. |
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* Fonte: Organizzazione Mondiale della Sanità. º Fonte: Banca Mondiale. (Da: Sgan-Cohen H. D., Mann J. JADA 2007; 11: 1437-42) | ||
