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SALUTE, SALUTE ORALE E POVERTÀ
Sgan-Cohen H. D., Mann J. JADA 2007; 11: 1437-42
Non esiste una definizione unica di povertà. La Banca
Mondiale la misura utilizzando la parità di potere di
acquisto (PPP), che tiene conto delle differenze dei
prezzi di beni e servizi e fornisce un indice complessivo
della reale situazione di un’economia. Il fattore
PPP consente di applicare la linea di povertà internazionale,
che equivale a 1 U. S. $/capite/giorno, ai singoli
Paesi convertendo in modo realistico il valore in
dollari in quello in unità di moneta nazionale; il numero
di persone che sono al di sotto di questa soglia è
assunto come indice di povertà.
La povertà tuttavia non è definibile solo in termini monetari;
piuttosto indica una condizione in cui una persona
è privata dell’essenziale per un minimo standard
di benessere e di qualità della vita. Pertanto essa non
si riferisce soltanto alle risorse materiali, quali denaro,
cibo o abitazione, ma anche a risorse sociali, quali accesso all’educazione e alla sanità o alle relazioni con
altre persone.
Entità e prevalenza della povertà
Secondo l’OMS 1.3 miliardi di persone vivono in povertà
assoluta con un introito inferiore a 1 U. S. $/giorno
e il numero è in crescita. Tale condizione comporta
una probabilità di morire prima di raggiungere i 5
anni d’età e fra i 15 e i 59 anni rispettivamente 5 e 2.5
volte maggiore rispetto ai popoli con un più elevato livello
di entrate.
La malattia costituisce a un tempo causa e conseguenza
della povertà: riduce le disponibilità della famiglia,
la possibilità di istruzione, la produttività e la
qualità della vita, creando così o perpetuando la povertà.
Il povero, a sua volta, corre maggior rischio di
malattia e disabilità. Migliorando la salute si incrementano
e si distribuiscono più uniformemente la ricchezza
e la produttività.
Associazione fra promozione della salute
e riduzione della povertà
Nonostante la consapevolezza dell’entità e della prevalenza
delle disparità sanitarie fra i Paesi e al loro interno,
troppo pochi studi si sono fatti sulle relazione
fra salute e condizioni socio-economiche. Si riportano
tre esempi di tali rapporti.
1) Nutrizione infantile: nel 2005 la prevalenza del deperimento
organico (due deviazioni standard sotto il
valore medio del rapporto peso/altezza) era di 55 milioni
di bambini sotto i 5 anni. Un dato ancora più triste
riguardava il deperimento grave (tre deviazioni
standard sotto la media), che interessava 19 milioni di
bambini. Questi numeri sono in aumento e molti dei
bambini colpiti moriranno prima dei 5 anni.
2) Spese per la salute: nel 2004 il 90% delle risorse
dedicate alla salute era speso dal 20% della popolazione
mondiale. L’Africa e il Sud Est Asiatico (37%
della popolazione mondiale), su cui grava il maggior
peso delle malattie, spende solo il 2% delle risorse
complessive.
3) Uso di tabacco e povertà: entro il 2030 oltre l’80%
degli 8.3 milioni di morti causati dal tabacco avverrà
nei paesi a basso sviluppo.
Malattie orali e sistemiche
Le malattie orali sono significativamente associate a
quelle sistemiche. Recentemente si è dimostrata la correlazione fra malattia parodontale non trattata e nascita
di bambini prematuri e sottopeso. La malnutrizione
(specialmente le carenze vitaminiche) è causa di
malattie orali e, per contro, le malattie dentali contribuiscono
alla malnutrizione, in modo particolarmente
preoccupante negli anziani edentuli e nei bambini con
carie precoci.
Anche se nell’era antibiotica la maggior
parte delle malattie orali non mettono a rischio la vita,
non sono da sottostimarsi le morti causate da patologie
orali. È evidente che la prevenzione e la terapia orali
sono costose, per cui il povero ha un più elevato rischio
di malattie sistemiche correlabili a patologie orali.
Salute orale e povertà
Questo articolo considera in l’incidenza delle determinanti
socioeconomiche su quattro patologie orali.
Carie
È altamente correlata a fattori comportamentali, quali
cattiva igiene orale (per es. inadeguato uso di dentifrici fluorati), errori dietetici (specialmente frequente
consumo di carboidrati raffinati) e alimentazione infantile
inadeguata. Influenzano il rischio di carie anche:
la povertà, il numero degli anni di istruzione, la
copertura assicurativa, l’uso dei sigillanti.
Dal confronto, effettuato su 158 Paesi, fra PPP espresso
in decimali e indice DMFT (denti cariati, persi e otturati)
all’età di 12 anni è emerso che l’indicatore di carie
era ai livelli più bassi (1.5) in corrispondenza dei primi
due decimali (i più ricchi) e al nono e decimo (i più poveri).
Dal terzo decimale si verificava un incremento fino
a un culmine attorno al sesto per poi ridursi (Fig. 1). |
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Ciò si può spiegare) pensando che la carie dipende
dal bilanciamento fra fattori favorenti (zucchero e cattiva igiene) e protettivi (fluoro e buona igiene). Con lo
sviluppo di una società aumenta il consumo di zucchero
per cui l’incidenza della carie da un livello iniziale
basso inizia a salire. Raggiunto un certo benessere,
la società adotta misure protettive (uso di fluoro,
miglior igiene orale e dieta più ricca) e la carie torna a
decrescere. Il quadro è complicato dal fatto che lo
zucchero è relativamente a buon mercato mentre le
misure protettive costano di più.
I cambiamenti di stili di vita fanno prevedere un aumento della carie in regioni
quali l’Africa. L’OMS riporta che la carie ha subito
un declino in molti Paesi sviluppati nei quali il DMFT
a 12 anni è passato dal valore di 4.5 del 1980 a quello
di 2.5 del 1998; nello stesso periodo nei Paesi in via
di sviluppo il valore è salito da 1.5 a 2.5.
Malattia parodontale
Una ricerca in 44 Paesi ha utilizzato, come indicatore
socio-economico, l’indice di sviluppo umano (HDI), il
quale è basato su lunghezza della vita, livello di salute
e di istruzione e standard di vita accettabile. Il numero di sestanti orali con parodontite fra i 35 e i 44
anni diminuiva da 2.05 a 1.6 a 1.1 passando rispettivamente
dalle nazioni a basso, medio e alto indice
HDI. La malattia parodontale è strettamente correlata
con il fumo che è più diffuso nelle classi povere dei
Paesi in via di sviluppo.
Cancro orale
Esso detiene l’ottavo posto nell’ordine di frequenza di
tutte le neoplasie ed è due volte più frequente nei
Paesi poveri rispetto a quelli sviluppati. La sua incidenza
secondo uno studio di Hobdell è espressa in
valori relativi di 5.4 – 3.1 – 3.4 rispettivamente in Paesi
con indici HDI bassi, medi e alti. I valori relativi della
mortalità sono rispettivamente di 3.2 – 1.5 - 1.1.
Perdita dei denti
Sono disponibili dati della popolazione USA fra il 1999
e il 2004: per le persone con entrate uguali o sopra il
doppio del limite di povertà, fra i 20 e i 64 anni, i denti
persi erano 2.96 contro i 4.15 per quelle sotto il limite.
Nello stesso gruppo di età la perdita totale dei
denti riguardava rispettivamente il 4.41% e il 9.28%.
Dai 65 anni in avanti i valori erano 26.9 e 44.19 rispettivamente.
Costi della salute orale
I professionisti nel campo della salute generale e di
quella orale unanimamente sostengono che la seconda
è parte integrante della prima. Ciononostante anche
nei Paesi dotati di servizio sanitario nazionale la salute
orale rimane esclusa. Le ragioni di ciò sono riconducibili
per alcuni al fatto che carie e malattia parodontale
non mettono in pericolo la vita, per altri agli elevati costi
delle cure. I trattamenti dentali tradizionali spesso nei
Paesi industrializzati sono costosi e quindi non applicabili
nei Paesi poveri. Ciò però non deve costituire un alibi
per rinunciare alla ricerca delle soluzioni, per la quale
sono identificabili, fra i molti, alcuni obiettivi:
• verificare se siano efficaci e applicabili procedure
come i trattamenti restaurativi atraumatici (ART)
• studiare le modalità di prevenzione più efficaci per le
nazioni più povere
• chiarire le cause per cui le comunità più povere non
riescono a promuovere la motivazione all’interesse
per la salute orale
• individuare gli ostacoli economici, politici e professionali
che impediscono la riduzione delle disparità
all’interno delle nazioni (anche sviluppate).
Conclusioni
Il traguardo della salute globale per tutti, enfatizzato 30
anni fa nella dichiarazione dell’OMS ad Alma-Ata, è
ancora lontano. È necessario che l’opinione pubblica prema sulla politica perché si cerchino delle soluzioni per la prevenzione e la cura delle malattie orali, le quali,
anche se spesso non mettono a repentaglio la sopravvivenza
delle persone, certo ne limitano la qualità
della vita. Inoltre vi è una crescente evidenza della significativa associazione fra malattie orali e sistemiche.
Le organizzazioni professionali devono sensibilizzare i
dentisti affiliati sull’importanza, per la dignità della loro professione, di interessarsi alla promozione della salute
orale dell’intera popolazione e a dedicare parte del
loro lavoro alle persone più svantaggiate in ogni parte
del mondo. |