numero 1 anno XXVII     la rivista - articoli - Povertà e salute orale
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Povertà, salute orale e sviluppo umano
Salute, salute orale e povertà
Effetti della povertà sull'accesso alle cure orali
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Povertà e salute orale
epidemiologia
a cura di Giordano Tasca
Glick M. Editor JADA 2007; 11: 1416-18
Più di un miliardo di persone vive in situazione di estrema povertà, guadagnando meno di un dollaro al giorno.
Un altro miliardo e mezzo si sostenta con 1-2 dollari/die e ogni quattro secondi qualcuno muore in conseguenza della povertà. Circa due secoli fa la maggior parte delle persone lottava per sopravvivere; da allora in certe parti
del mondo è avvenuto un progresso economico senza precedenti che ha aperto un baratro fra i Paesi più poveri e quelli più ricchi. In questi ultimi i progressi dell’alimentazione e della medicina hanno portato un miglioramento della salute, sebbene l’accesso ai servizi sanitari sia profondamente disuguale anche all’interno dei Paesi sviluppati.

Il Consiglio degli editori scientifici ha, fra le altre, la funzione di promuovere la diffusione di informazioni
sullo sviluppo umano: uno dei risultati concreti si è realizzato con la pubblicazione, da parte di oltre 230 riviste,
di articoli su questo tema in occasione del giorno delle Nazioni Unite del 2007. La rivista dell’Associazione Dentisti Americani (ADA) pubblica su questo numero di novembre quattro articoli sull’argomento, affidati a membri del comitato di redazione di diverse parti del mondo, con il compito di favorire una miglior comprensione della relazione fra salute orale e povertà.

Senza dubbio quella orale è parte della salute generale, anche se spesso è percepita come secondaria in quanto
la si ritiene non implicata con un pericolo per la vita. Ciò non corrisponde al vero se non altro per i pazienti con malattie croniche (per es. HIV). Dire che nulla possiamo fare come individui corrisponde a sottrarsi alle nostre responsabilità verso i meno fortunati.
POVERTÀ, SALUTE ORALE E SVILUPPO UMANO
Hobdell M. H. JADA 2007; 11: 1433-36


L’autore ha avuto un impatto diretto con il problema quando a metà degli anni ’70 nel Mozambico, da poco indipendente, si trovò di fronte una bambina di 10 anni affetta da osteomielite diffusa all’intero ramo orizzontale della mandibola. Riuscì a ottenerne la guarigione, ma a scapito di tutta la dentatura. La paziente aveva percorso più di 1500 km per poter essere curata, con la sofferenza aggiuntiva della lontananza dalla famiglia.
Lo scopo di questo articolo è far luce sulla situazione di milioni di persone nel mondo per le quali le cure dentali non sono localmente disponibili o sono fuori delle loro possibilità economiche. Gli obiettivi possono così specificarsi:

A) fornire una stima delle dimensioni del problema,
B) esaminare alcune delle più gravi conseguenze sulla salute,
C) delineare alcune modalità con cui i governi cercano di migliorare la situazione.

Per quantificare il numero di persone a livello mondiale che hanno difficile accesso alle cure dentali, l’autore ha esaminato i dati forniti dalle associazioni dentistiche nazionali, reperibili sul sito della FDI, accostandoli con quelli sulla popolazione e sul prodotto interno lordo (PIL) di ogni paese.
Le nazioni per le quali sono disponibili dati completi sono 83 (sulle 209 di cui la Banca Mondiale fornisce dati economici) e sono così catalogati: 31 a elevato sviluppo, 18 a sviluppo medio-alto, 17 a sviluppo medio-basso e 17 a sviluppo basso. Il rapporto dentisti/popolazione è 1/1600 nei Paesi a elevato sviluppo (quali USA, UK, Giappone, Australia), mentre arriva a 1/119.000 per i Paesi a più basso sviluppo (quali Cambogia, Nigeria, Togo, Mongolia).

Il problema della scarsa disponibilità di operatori dentali è aggravato dal fatto che essi si concentrano nelle aree urbane, mentre la popolazione vive spesso prevalentemente nelle rurali. Le dimensioni del problema sono riassumibili nei seguenti numeri: 53 Paesi, cioè un quarto dei 209, sono nella categoria di basso sviluppo, con un PIL medio pro capite inferiore a 906 dollari annui. La popolazione totale, per la quale l’accesso alle cure dentali è
problematico, ammonta approssimativamente alla metà-tre quarti degli abitanti del pianeta.

Sarebbe ingiusto ignorare il fatto che la povertà esiste anche all’interno di Paesi sviluppati: per es. negli USA un vasto numero di persone non assicurate hanno poco o punto accesso alle cure dentali, problema che preoccupa l’ADA ma che è lontano ancora da una soluzione sostenibile. Nelle parti più povere del mondo i problemi di assicurare anche solo un minimo livello di assistenza dentale si intreccia con altre difficoltà quali la mancanza di strade, di acqua e di elettricità.

Conseguenze sulla salute
Le determinanti sociali della salute orale sono le stesse di quella generale; queste ultime influenzano i modelli di malattie orali per le quali le persone richiedono cure. Le infezioni orali, particolarmente quelle correlate all’AIDS e ai traumi, sono molto più diffuse nei Paesi più poveri; inoltre in quelli a sviluppo mediobasso e basso, dove non esistono dentisti a distanze accessibili, il ritardo nella richiesta di cure spesso aggrava il danno e il pericolo derivanti dalle patologie orali. Le persone sopportano i sintomi, cercando di alleviarli come possono; le patologie arrivano perciò al loro estremo: ascessi, osteomieliti, cisti estese e tumori.

È facile per gli operatori dentali imputare tali patologie avanzate all’ignoranza e alla trascuratezza dei pazienti, quando in realtà nella maggior parte dei casi la vera responsabile è l’impossibilità di accesso alle cure in fasi più precoci. Ciò non significa che non sia di grande utilità la diffusione di conoscenze sulle cause delle malattie orali e sulla loro prevenzione: la mancanza di educazione in generale è il maggior ostacolo allo sviluppo dei Paesi poveri.

Influenza dei governi
Negli ultimi trenta anni si è sempre meglio evidenziato come il problema salute richieda uno studio che non si concentri solo sulle cause immediate di malattia, ma che comprenda le cause seconde (“le cause delle cause”).
Studi condotti da varie istituzioni quali la WHO hanno messo in questione i programmi preesistenti spostando
l’obiettivo dai comportamenti degli individui verso politiche pubbliche (per es. la promozione di stili di vita salutari quali il bando del fumo dai luoghi di lavoro), la creazione di supporti ambientali, lo sviluppo di modelli imitativi nelle comunità. Nel campo della salute orale ci si focalizza attualmente su:

* sviluppo di politiche nazionali indirizzate al controllo di determinanti della salute orale (quali il controllo sulla vendita di bevande zuccherate nelle scuole) e della prevenzione delle patologie;
* programmi che utilizzano l’approccio “fattori di rischio comuni”, basati sulla comprensione che malattie orali, quali la parodontite distruttiva, condividono fattori di rischio con altre malattie croniche, quali le malattie cardiovascolari;
* fornitura di un “pacchetto” di servizi di terapia orale, finalizzato a togliere il dolore, prevenire la carie con appropriata applicazione di fluoro, eseguire trattamenti restaurativi atraumatici (ATR) e garantire un’educazione
sanitaria.

È stato predisposto un kit che semplifica la scelta di strumenti e materiali dentali e il controllo delle infezioni crociate.
Questo pacchetto base dovrebbe essere in dotazione a personale sanitario adeguatamente istruito, come è già avvenuto con infermieri in molti Paesi del Sud Est asiatico e dell’Africa.
L’offerta di trattamento odontoiatrico convenzionale appartiene al passato perché i budget non sono sufficienti
e perché si è dimostrata inadeguata benché supportata da programmi ben formulati. Nel 2000 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha stabilito dei traguardi, fra i quali l’eliminazione della povertà estrema e della fame,
il miglioramento della salute materna e la lotta ad AIDS, malaria e altre malattie.

Ciò ha rappresentato un incoraggiamento per le organizzazioni sanitarie pubbliche, tuttavia, in Africa, il raggiungimento di questi obiettivi è in dubbio, a meno che i governi nazionali, le agenzie delle UN e quelle non governative non mettano in campo uno sforzo straordinario. Nel maggio 2007 l’Assemblea della Sanità Mondiale
ha adottato una risoluzione che può esercitare una maggior pressione sui governi nel dare più priorità alla salute orale; molto dipenderà anche dagli sforzi delle organizzazioni dentistiche.

Conclusioni
Il raggiungimento dell’obiettivo di migliorare la salute orale globale entro il 2015 appare improbabile se le politiche sanitarie continuano a ignorare la salute orale. I programmi necessari per raggiungere lo scopo sono noti;
manca la volontà politica di applicarli su larga scala. Le organizzazioni dentistiche devono dedicare il tempo e gli sforzi necessari per sostenere la volontà politica dei governi. Se ciò non avverrà milioni di persone che non hanno accesso alle cure dentali continueranno a soffrire.
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