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L'overdenture implanto-supportate |
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con mini-impianti
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di Fabrizio Montagna*, Jörg Michael Ritzmann**
* Prof. a c. Clinica Odontoiatrica dell’Università
degli Studi di Cagliari
Direttore Sanitario del Centro Servizi Odontoiatrici,
Sommacampagna (Vr)
** Odontoiatra, libero professionista, Milano |
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PROCEDURE CHIRURGICHE
Gli MDI (Mini Dental Implant, Imtec Corporation)
furono approvati nel 2004 dalla Food and Drug
Administration come impianto definitivo e sono utilizzati
come principale riferimento per le procedure chirurgiche
in questo articolo (Figure 1-8).
La prevedibilità del successo aumenta in modo proporzionale
al numero di impianti e la
stabilizzazione
di overdenture prevede 11:
• 4 fixtures nella mandibola in zona intraforaminale,
7 mm anteriormente al forame mentoniero
• 6 fixtures per il mascellare, anteriormente ai seni,
evitando la papilla incisiva, corrispondenza del
forame naso-palatino, sede del fascio-vascolonervoso.
La disposizione ideale richiede il rispetto dei seguenti
parametri generali:
• distanziati 7 mm tra loro, per assicurare spazi per
le matrici
• centrati nello spessore della cresta residua, per
preservare le corticali (controllo non agevole con
tecniche flapless)
• simmetrici rispetto alla linea mediana ed equidistanti
tra loro
• massima distanza tra pilastri anteriori e posteriori
(su arco di cerchio e non in linea retta) per sviluppare
poligoni d’appoggio e ridurre assi di rotazione
• lunghezze e diametri implantari aumentati al diminuire
della qualità dell’osso
• piattaforme dei colletti transmucosi a livello gengivale,
lasciando emergere testa e collo.
L’inserimento di impianti autofilettanti richiede forze
di torque progressive, per ottenere buone stabilità
primarie, e la sede con fresa deve essere sottopreparata,
sia in senso verticale che orizzontale.
La profondità di fresatura ossea viene calcolata in
base alla lunghezza filettata dell’impianto, aggiungendo
lo spessore dei tessuti molli:
• pari alla lunghezza attiva dell’impianto per osso
denso (D1)
• 2/3 per densità media (D2)
• 1/3 per moderata densità (D3)
• 2-3 mm per ridotta densità (D4).
Per evitare il surriscaldamento del sito si utilizzano
frese affilate (monouso), azionate con brevi soste, a
pressione e velocità ridotta (600-1000 rpm), sotto
irrigazione. Il protocollo chirurgico prevede un limitato
numero di fasi:
1. L’identificazione dei siti è eseguita con penna
demografica o punti sanguinanti; la distanza tra
impianti deve essere 6-8 mm per assicurare il corretto
posizionamento delle matrici.
2. Nella tecnica flapless le frese pilota (1,1 mm) sono
posizionate sui punti di inserimento e azionate; è
possibile utilizzare mucotomi per tunnel mucosi.
3. In caso di incertezza sull’andamento della cresta
ossea o atrofia si utilizzano tecniche con lembo.
La fresa
tre-spade (1,5 mm) è utile per preparare
un invito, perforando le corticali in creste a lama di
coltello, riducendo il rischio di scivolamento. È
possibile regolarizzare il profilo per ottenere
un’ampiezza sufficiente di osso.
4. Per la fresatura si utilizzano frese monouso, con
un limitato numero di giri (max. 600-1000 rpm)
sotto abbondante irrigazione.
5. La profondità di fresatura ossea è calcolata
aggiungendo lo spessore dei tessuti molli (misurato
con sonda) alla lunghezza endossea; la scelta
dell’impianto è eseguita tenendo presente che la
lunghezza indicata sulla confezione si riferisce alla
parte filettata.
6. Si utilizzano frese pilota con stop endodontici per
controllare profondità di fresatura, parallelismo dei
siti e come ulteriore mezzo di controllo dello spessore
dei tessuti molli.
7. Con i driver si inseriscono gli impianti nei fori pilota,
ruotandoli in senso orario finché non si incontra
notevole resistenza; è possibile correggere e
modificare la direzione di avanzamento delle viti
autofilettanti orientando la pressione delle dita.
8. La chiave a farfalla esercita torque maggiore. Se in
questa fase non si incontra significativa resistenza,
l’osso non è sufficientemente denso (D4) e il
risultato non predicibile. Si utilizza il carico differito,
posizionando silicone o resina morbida nella
protesi.
9. Cricchetto e adattatore completano l’inserimento
con forza massima di 35 Newton, per evitare
rischi di frattura. La testa dell’impianto deve emergere
dalla gengiva 1mm, per evitare che le cappe
comprimano i tessuti. |
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CASO CLINICO
Stabilizzazione con mini-impianti MDI (Imtec Corporation) di
protesi mandibolare preesistente, mediante procedura diretta,
eseguita in unica seduta con carico immediato. |
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Fig. 1 Aspetto della cresta alveolare residua |
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Fig. 2,3 Sondaggio per determinare spessore e morfologia
della cresta; marcatura sulla base protesica della posizione dei
mini-impianti e trasferimento sulla mucosa mediante punti di
sanguinamento |
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Fig. 4, 5 Preparazione con frese pilota di sedi
sottodimensionate in lunghezza e larghezza |
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Fig. 6, 7, 8 Posizionamento degli impianti e avvitamento |
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PROCEDURE PROTESICHE
Le procedure protesiche prevedono il recupero di
protesi preesistenti o l’esecuzione di nuove; in ogni
caso il successo riabilitativo non prescinde da adeguato
sviluppo delle superfici di appoggio e da corretti
rapporti intermascellari (Figure 9-14).
Qualora la protesi utilizzata fosse l’originaria del
paziente, va valutata l’opportunità di provvedere al
ribasamento per rivestimento (relining) o completo
mediante sostituzione della base mantenendo i denti
artificiali (rebasing). Quando è richiesto un ripristino
funzionale o estetico impegnativo si ricorre a nuove
protesi, considerando un endoscheletro di rinforzo in
cromo-cobalto, come misura prudenziale per evitare
fratture. La connessione delle matrici può essere
effettuata mediante procedura indiretta o diretta.
La procedura indiretta (in laboratorio) è infrequentemente
utilizzata e può essere applicata sia per l’esecuzione
di nuove protesi che per il ribasamento di
manufatti preesistenti. La procedura diretta immediata
è il trattamento di elezione per la stabilizzazione di
protesi preesistenti che presentano accettabili estensioni
delle flange, occlusione stabile e buon adattamento
sul letto mucoso. In caso di procedura diretta
su un nuovo manufatto, è opportuno funzionalizzare
la protesi per un paio di settimane, facendola portare
al paziente, per eseguire i ritocchi e permettere assestamenti
sul letto mucoso.
Al completamento del periodo di prova si provvede al
posizionamento dei mini-impianti e all’immediato collegamento
di matrici e patrici, avendo cura di disporle
in modo da correggere eventuali disparallelismi tra
impianti. In presenza di scarsa densità ossea o dubbia
stabilità primaria va considerata la stabilizzazione
differita dopo la osteointegrazione (3-6 mesi).
La procedura diretta prevede l’incorporamento delle
matrici nello studio odontoiatrico:
1) individuare la posizione degli abutments sulla base
protesica, marcando le teste mediante matita
copiativa o ribasature (cera soffice, silicone)
2) fresare alloggiamenti di circa 5 mm sulla superficie
mucosa della protesi, in corrispondenza della posizione
degli abutments
3) inserire cappe metalliche e O-ring, controllando l’adattamento
passivo delle protesi scaricando contatti
dislocanti; cappe di maggiori dimensioni permettono
di correggere disparallelismi tra impianti e
riducono la forza ritentiva del singolo attacco
4) rimuovere le cuffie e posizionare come spaziatori sezioni di circa 1,5-2 mm dei tubi di gomma preformati
forniti dalla ditta produttrice, in modo da impedire
alla resina di polimerizzare nei sottosquadri del
collo; è importante tagliare i tubi di gomma in
modo che i margini siano paralleli per evitare inclinazioni
delle cappe
5) iniettare la resina autopolimerizzante fluida negli
incavi, fino a coprire gli orifizi; si possono utilizzare
resina acrilica da laboratorio, resina per ribasature
dirette e resine composite
6) lasciare indurire la resina con i denti a contatto, in
modica pressione; pressioni eccessive dislocano la
protesi per la resilienza delle mucose e si traducono
in maggiori pressioni sul letto mucoso e tensione
sugli impianti
7) rimuovere gli eccessi, rifinire i margini e ricontrollare
l’occlusione. |
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Fig. 9 Marcatura delle sedi delle patrici con silicone;
preparazione delle sedi nella base protesica |
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Fig. 10 Posizionamento degli spaziatori sul collo dei mini-impianti |
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Fig. 11 Posizionamento delle matrici sulle patrici |
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Fig. 12 Perforazione della base per preparare la polimerizzazione
delle matrici |
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Fig. 13 Polimerizzazione delle matrici con le protesi in occlusione
e rifinitura della resina in eccesso |
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Fig. 14 Ortopantomografia di controllo | |