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CAD-CAM in protesi fissa |
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a cura di Lidia Colombo e Giordano Tasca
Sintesi della relazione dal titolo “Domani in Odontoiatria” tenuta da Davide Dainese
al 50° Congresso degli Amici di Brugg di Rimini |
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I risultati e le valutazioni presentate sono il frutto della
ricerca e dell’esperienza personali dell’oratore, che
se ne assume completamente la responsabilità. L’attenzione con la quale segue lo sviluppo tecnologico
e merceologico dell’odontotecnica è stimolata dall’interesse
professionale, inteso nel senso sia strettamente
tecnico sia ergonomico (desiderio di rendere
meno faticoso il lavoro).
Gran parte della fatica è spesa
in laboratorio nella modellazione in cera di strutture di
supporto al materiale estetico: la tecnologia CAD-CAM
rappresenta anche per la realizzazione di questi manufatti
una strada nuova, che vale la pena esplorare,
senza cadere in acritici entusiasmi e con la consapevolezza
che occorre seguire con pazienza la curva di
apprendimento necessaria.
Come ogni tecnologia di
recente introduzione, la CAD-CAM è ancora troppo
costosa per essere utilizzata da tutti, anche se è
opportuno conoscerla perchè è probabile che abbia in
futuro un impiego sempre più esteso
in laboratorio.
Tale tecnica crea per mezzo di uno scanner 3D un
modello virtuale il quale viene inviato
come file a un
centro di produzione che, mediante vari sistemi per
sottrazione (fresaggio di un blocco pieno)
o per addizione
(elettroforesi, stereolitografia, lasersinterizzazione),
realizza la struttura in zirconio, allumina
o metallo. |
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SISTEMI
PER SOTTRAZIONE
L’applicazione più nota è la riproduzione di forme strutturali
per sottrazione da blocchi di zirconio mediante sistemi rotanti di fresaggio; ciò ha ovviamente dei limiti,
cui si è cercato di ovviare aumentando la gamma di
diametri disponibili e il numero degli assi delle frese. È
importante per l’odontotecnico approfondire le conoscenze
delle varie fasi della lavorazione per poter
migliorare le proprie prestazioni. Occorre valutare le
notevoli differenze fra i vari scanner del commercio,
perché ciascuno è munito di un software in cui il programmatore
ha inserito diversi tipi e numeri di funzioni
e di parametri.
Fra questi vi è la precisione di adattamento,
a proposito della quale vale la pena ricordare
che non tutti i problemi devono essere imputati a difetti
del sistema CAD-CAM.
Avendo notato talvolta una chiusura corretta sul moncone che non si riscontava
poi in bocca, l’oratore ha appurato che l’errore avveniva,
nel centro di produzione, quando si calzava sul
moncone la struttura uscita dalla macchina fresatrice.
La procedura non può differire da quella applicata in
ogni laboratorio per le fusioni, sulle quali devono essere
evidenziate e rimosse al microscopio eventuali piccole
sporgenze marginali o bolle, che danneggerebbero
il moncone durante l’inserzione forzata. Ciò significa
che l’odontotecnico deve acquisire nuove cognizioni proprie delle tecnologie virtuali, senza dimenticare gli
accorgimenti che tradizionalmente consentono una performance di alto livello.
La protesi fissa di qualità
non può prescindere da una progettazione accurata,
soprattutto per estese riabilitazioni ma anche per piccoli
ponti, quindi sul modello della situazione di partenza
si esegue ormai di routine una ceratura diagnostica
iniziale, cui segue uno studio che porta al provvisorio il
quale riveste funzioni diagnostiche e terapeutiche.
Definite la funzione e l’estetica adatte al paziente, il
provvisorio si trasforma in protesi definitiva. Alla tecnologia
CAD-CAM si richiede perciò di essere compatibile
anche con le procedure di progettazione ormai codificate
nella pratica odontotecnica. Il modello definitivo
viene inserito nello scanner che ha la funzione di “fotografarlo”
costruendo un modello virtuale il più possibile
fedele. (Fig. 1)
I sistemi di lettura possono essere ottici, a laser o effettuati
mediante telecamere; l’obiettivo è ricavare il maggior
numero di informazioni possibile, perciò la scansione
è eseguita con più movimenti su assi diversi.
Sul modello virtuale uno specifico programma consente
di effettuare la ceratura diagnostica, applicando
delle forme che possono essere modificate al computer,
con notevole risparmio di tempo e fatica rispetto
alla modellazione in cera. (Fig. 2)
Per quanto riguarda l’antagonista non è ancora possibile
porre in relazione due modelli originali virtuali: l’antagonista
è ricavato da un morso in silicone, ottenuto
chiudendo i due modelli sull’articolatore e poi scansionato.
C’è la possibilità di valutare sempre i contatti con
l’antagonista, di visualizzare in trasparenza il moncone
sottostante, di eliminare l’antagonista mantenendone
le forme che permettono di verificare in ogni momento
il corretto posizionamento del dente. (Fig. 3) |
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Fig. 1 Modello virtuale di arcata superiore interamente
preparata, con arcata antagonista |
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Fig. 2 Ceratura diagnostica virtuale |
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Fig. 3 Visualizzazione di forme e di contatti con
antagonisti |
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I contatti occlusali sono inoltre visionabili dall’aspetto linguale e
nei movimenti della mandibola grazie a un articolatore
virtuale; perciò si ottengono tutti i dati di una ceratura
tradizionale, i quali saranno utilizzati per la realizzazione
della struttura. La linea di finitura (Fig. 4) è evidenziabile
in immagine tridimensionale e in dimensioni tali
da non consentire errori di posizionamento del bordo;
occorre però, anche in questo passaggio, abituarsi al
mondo virtuale in cui mancano le percezioni fisiche (qui
il contatto fisico fra la spatola e il moncone).
L’applicazione della lacca spaziatrice, in spessore adeguato
e fino a circa 1 mm dal finish line, si esegue con
un “clic” che determina il limite cui si vuol arrivare, mentre
con un secondo “clic” si stabilisce lo spessore desiderato.
Altrettanto rapidamente infine si ottiene il disegno
della struttura (Fig. 5), che è possibile modificare,
valutando in ogni momento lo spazio che essa lascia
per il materiale di rivestimento estetico e visualizzando contemporaneamente il moncone sottostante e i punti
di contatto occlusali. (Fig. 6) Tutto si ottiene abbastanza
rapidamente: il problema è che non sempre i programmi
riescono a fornire un prodotto finale fisico
fedele al disegno virtuale: l’oratore sta cercando di
comprendere i motivi di queste differenze. |
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Fig. 4 Linea di finitura mostrata da tre punti di vista |
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Fig. 5 Struttura virtuale su arcata superiore |
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Fig. 6 Il software evidenzia lo spazio disponibile per il
rivestimento estetico |
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La struttura
realizzata in zirconio è mostrata dalla Fig. 7; per provarla
nel cavo orale, soprattutto in caso di ponti estesi,
con la 322 sicurezza che non ruotino o si spostino durante il rilievo dell’impronta di posizione, occorre inserirvi il
Fit-checker soprattutto perché esiste un gap interno
creato dalla fresa che deve eliminare un po’ di materiale
in eccesso per superare i sottosquadri ed evitare
gli angoli aguzzi; inoltre lo zirconio ha uno scarso attrito
con i tessuti dentali. Esiste in ogni modo la possibilità
di raggiungere una maggior precisione di adattamento
migliorando sia i software, con l’introduzione di
ulteriori parametri, sia le macchine di fresaggio.
Per la
ceramizzazione sono necessari materiali dedicati, dei
quali occorre sapere che hanno caratteristiche diverse
dai tradizionali e fra di loro, per cui possono generare
qualche difficoltà per l’odontotecnico, specialmente
nella situazione, sempre delicata, in cui si debba imitare
la dentatura naturale ancora presente. Nella riabilitazione
di un’intera arcata ovviamente è più facile raggiungere
un risultato esteticamente idoneo. (Fig. 8) |
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Fig. 7 Prova intraorale di cappe in zirconio singole e
connesse |
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Fig. 8 Riabilitazione superiore completata, ceramizzata
con materiale dedicato | |