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  Dall'acciaio al nichel-titanio
l’evoluzione delle tecniche endodontiche
a cura di Giordano Tasca
Sintesi della relazione tenuta da Nicola Perrini e Paolo Mareschi al 50° Congresso degli Amici di Brugg di Rimini
I PROBLEMI

In endodonzia sono molto simili a quelli di altre branche odontoiatriche, per es. della conservativa: si deve
prima detergere, poi dare una forma congrua e infine otturare (detersione, sagomatura, otturazione).
La peculiarità endodontica risiede nel fatto che l’operatore non vede quello che sta facendo se non con l’ausilio delle radiografie, le quali però forniscono un’immagine bidimensionale che, come tale, può essere ingannevole.

Nella Fig. 2 l’aspetto radiografico è molto rassicurante in quanto mostra il materiale da otturazione denso e omogeneo fino in apice, ma i canali appaiono nettamente sottopreparati a vari livelli in sezioni del dente, che l’esame radiografico non può mostrare.

Molte tecniche endodontiche producono da una parte una sottopreparazione del lume canalare lasciandone
circa il 35% non strumentato, dall’altra ne modificano in modo consistente l’anatomia. Un’immagine tridimensionale del sistema endodontico è una sfida per il futuro; fin d’ora è però disponibile il valido aiuto della
tecnica di sproiezione delle radiografie: variando l’angolo orizzontale del cono radiografico di 20° - 40° rispetto alla proiezione di centratura si rendono visibili separatamente canali che nella radiografia centrata erano sovrapposti. (Fig. 3)
Fig. 2 a: Nella radiografia il canale distale appare adeguatamente otturato, mentre la sezione della radice evidenzia l’insufficienza di detersione e otturazione
Fig. 3 Rx di 4.6 otturato, centrata e sproiettata
CONOSCERE L’ANATOMIA

La letteratura recente considera la conoscenza dell’anatomia endodontica come il fattore più importante per l’esecuzione di una corretta preparazione. Sono noti molti sistemi per imparare l’anatomia canalare: le tavole di Hess evidenziano la complessità delle morfologie canalari, la presenza di un numero di canali spesso maggiore di quanto si pensi. Per esempio nei molari superiori (nel 75% dei sesti e nel 50% dei settimi) esiste un secondo canale vestibolare, anche se, fortunatamente, in molti casi confluisce nel principale.

La Fig. 4 mostra tre radici di molari superiori: in due tutto il sistema converge nel canale principale per cui basterà preparare e otturare bene quest’ultimo; nell’altra esistono 4 o 5 canali con sbocchi indipendenti che rendono il trattamento molto più difficile.
È utile tenere sempre presenti gli otto modelli base di riferimento (Fig. 5) Dopo l’avvento degli strumenti al Nichel-Titanio (Ni-Ti) una buona diagnosi anatomica è preziosa anche al fine di conoscere il tipo di impegno che sarà richiesto allo strumento e di evitarne perciò un uso improprio.

La Fig. 6 evidenzia la causa della frattura di uno strumento nuovo in una curva che nella radiografia appare
di entità modesta, mentre l’anatomia reale mostra due o tre curve: è noto come gli strumenti al Ni-Ti siano sottoposti dalle doppie curve a stress elevati. Si consideri in ogni modo che la frattura di uno strumento rappresenta un problema spesso solubile, anche se, per il suo carattere di traccia indelebile, ingenera nell’operatore maggior ansia rispetto ad altri errori (stripping, perforazioni o altro) che non sono visibili ma sono meno riparabili. L’oratore non ha perso alcun dente per frattura strumentale mentre ne ha persi per gli altri incidenti.
Fig. 4 a: Molare superiore: secondo canale vestibolare confluente nel primo; b: situazione simile in altra radice mesio-vestibolare di molare superiore; c: sistema canalare complesso con sbocchi indipendenti
Fig. 5
Schema degli otto modelli canalari di riferimento
Fig. 6 a: Rx di strumento Ni-Ti fratturato; b: la visione mesio-distale mostra la doppia curva, causa della frattura;
c: l’otturazione ha inglobato il frammento

La Rivista di Odontoiatria