numero 4 anno XXVI     la rivista - articoli - Dall'acciaio al nichel-titanio
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Percentuali di successo
Gli obiettivi del trattamento
I problemi
Conoscere l'anatomia
Conoscere gli strumenti
Pianificazione della strategia
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  Dall'acciaio al nichel-titanio
l’evoluzione delle tecniche endodontiche
a cura di Giordano Tasca
Sintesi della relazione tenuta da Nicola Perrini e Paolo Mareschi al 50° Congresso degli Amici di Brugg di Rimini
PERCENTUALI DI SUCCESSO

Premessa fondamentale è il concetto che l’endodonzia nell’85-90% dei casi è accessibile a tutti gli odontoiatri nella pratica quotidiana, mentre solo una limitata quota del 10-15% deve essere considerata specialistica, perché richiede metodiche e strumentario molto particolari. Essa inoltre non è riducibile solo a una tecnica o a uno strumento ma è anzitutto una scelta terapeutica che dipende dal consenso del paziente, dall’esperienza clinica dell’operatore e dal supporto della letteratura.

L’esperienza clinica, non controllata, può portare alla ripetizione, attraverso gli anni, dello stesso errore; solo se supportata da una raccolta analitica dei dati e dei risultati clinici elaborati poi in forma statistica, acquisisce il significato di casistica personale dotata di un valore obiettivo; esprime perciò quanto l’odontoiatra è in grado di fare in concreto, cioè con la sua manualità e la sua organizzazione di lavoro.

Occorre tuttavia anche la conoscenza della letteratura, in cui però negli ultimi 40 anni sono reperibili solo pochissimi studi scientificamente validi che abbiano analizzato il successo e il fallimento di una terapia endodontica. I dati disponibili riferiscono che il successo in endodonzia varia dal 47 al 96% ed è soprattutto
in relazione alle capacità dell’operatore.

La letteratura inoltre fa riferimento alla situazione di partenza del dente. Infatti elementi vitali o necrotici senza radiotrasparenza hanno un successo del 90-96%, quelli con radiotrasparenza dell’80-86%, percentuale che
scende al 47-62% nel caso di ritrattamenti. È importante comprendere perché il ritrattamento è difficile e in molti casi diventa di competenza superspecialistica. A questo scopo è interessante un articolo (Gorni. F.G.
et al J Endod 2004; 1: 1- 4) che riporta l’86-87% di successi nei ritrattamenti di denti in cui è stata mantenuta
la morfologia del canale, mentre dove questa è stata alterata i successi sono solo del 47-62%.

In sintesi dall’analisi della letteratura si possono individuare i seguenti punti fermi:
• un’endodonzia ben programmata ed eseguita ha successo in oltre il 90% dei casi;
• il successo endodontico è definitivo: una radiotrasparenza risolta non ricompare più, esclusi i casi di
frattura della radice;
• esiste una grande differenza in termini di percentuali di successo fra trattamenti e ritrattamenti.

Se ne può concludere che la terapia endodontica deve essere eseguita a regola d’arte al primo intervento perché ha così un’elevata probabilità di successo definitivo; essa inoltre costituisce le fondamenta di un intervento riabilitativo orale, sulle quali risulta difficile e talora impossibile intervenire in tempi successivi per correggere gli errori. Per eseguire un buon trattamento endodontico occorre:

1. Individuare gli obiettivi
2. Definire i problemi
3. Conoscere l’anatomia e gli strumenti
4. Pianificare la strategia
GLI OBIETTIVI DEL TRATTAMENTO

Si riassumono in:
a) efficace detersione (batteri e materiale organico) del canale radicolare
b) massimo risparmio dei tessuti dentali.

Per riuscire a raggiungere il successo endodontico non si devono demolire inutilmente i denti, altrimenti ci si espone a evenienze drammatiche, quali la frattura catastrofica dell’elemento o a situazioni più subdole, difficili da diagnosticarsi, che esitano in una grave perdita ossea. Per garantire la durata nel tempo dell’elemento dentale bisogna rispettare le esigenze sia dell’ambito endodontico sia di quello ricostruttivo. (Fig. 1)
Fig. 1 a: Apertura insufficiente della camera pulpare di molare superiore;
b: apertura adeguata ma conservativa
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