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Il fresaggio razionale dei monconi implantari in titanio |
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di Andrea e Nereo Gazzieri*
* odontotecnici in Verona |
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In campo implantare la ricerca ha compiuto tali progressi,
relativi sia alla procedura clinica che ai
materiali impiegati, da rendere questa disciplina,
un tempo riservata a pochi, routinaria nella quasi totalità
degli studi dentistici. Se la osteointegrazione non
presenta più significative problematiche (il successo
va dal 92 al 94% nel mascellare superiore, al 96-98%
nella mandibola) qualche incertezza è ancora presente
nella componentistica protesica.
Un punto particolarmente critico si è riscontrato nella connessione (flat)
tra impianto e pilastro. La nostra attenzione (in qualità
di odontotecnici) è rivolta in questo lavoro alla individualizzazione
degli abutments implantari in Titanio
forniti dall’industria, modificandone per fresaggio il profilo cervicale, assiale e occlusale.
Li preferiamo a quelli ottenuti dai calcinabili soprattutto
per la costanza di precisione dell’ingaggio che, se
esente da micromovimenti, non sovraccarica le viti di
connessione.
Un ingaggio non preciso, e questa evenienza
è tutt’altro che improbabile utilizzando i calcinabili
sottoposto ai carichi occlusali, indirizza le forze
centriche ed eccentriche sulle viti di fissaggio che
possono, dopo vari allentamenti e successivi serraggi
compiuti ad eccessivo momento torcente, portare
alla deformazione plastica e alla conseguente frattura
delle stesse (fallimento implantare meccanico).
La loro rimozione e la eventuale sostituzione, che a
volte può presentare notevoli difficoltà operative oltre
che peggiorare l’ingaggio, porta solo a procrastinare
una situazione critica nella terapia e nel rapporto
paziente-dentista-odontotecnico.
L’uso di cementi di fissaggio, che in parte possono alleggerire il sovraccarico
e la deformazione delle viti, si è rivelato, se non
controllato nelle sue inevitabili eccedenze, una importante
fonte irritativa del delicato equilibrio del solco
perimplantare. Alla luce dell’esperienza, confortati
dalla letteratura e facilitati dall’utilizzo di adeguati strumenti
e conoscenze, la scelta di elezione nel confezionamento
dei pilastri implantari, per noi, si individua
nell’uso sistematico di abutments, di provata precisione
di ingaggio (a questo proposito le connessioni
coniche risultano impareggiabili) costruiti industrialmente in Titanio ed elaborate, in laboratorio, solo nella
porzione coronale. Il loro utilizzo passa necessariamente
attraverso una operazione di rettifica atta a
conformare in toto o a correggere in parte la forma
predeterminata dall’industria.
La riluttanza mostrata
dagli odontotecnici nei confronti del fresaggio del
Titanio trova ragione nelle peculiari caratteristiche che
distinguono nettamente questo metallo da quelli (preziosi
o non) di solito impiegati in odontotecnica.
I fattori da considerare nella non scevra di problematiche
operazione di fresaggio del Titanio sono:
1) natura del materiale
2) tipi e forme di frese
3) morfologia dell’abutment
4) numero di giri del micromotore. |
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NATURA
DEL MATERIALE
RIl titanio si ricava dal rutilio e dalla ilmenite, è un metallo
leggero, peso specifico g/cm³ 4,51, con un elevato
punto di fusione 1.670°C, bassa conducibilità termica
cal/cm/C°/sec 0,40 e con una durezza HV 10 che
può variare da 165-175 del metallo puro fino ad una
HV 10 di 325 nelle leghe più dure (AlV).
Il range di questo ultimo dato semberebbe non ostacolare
le operazioni di fresaggio, data la sua modesta
entità.
Tuttavia chiunque abbia fresato un abutment in Titanio potrà testimoniare sulle difficoltà riscontrate. A
tale proposito è bene osservare che i valori teorici HV
10 del Titanio possono risultare ingannevoli in quanto,
in fase di rettifica e lucidatura, in seguito all’attrito
tra fresa e pezzo in lavorazione, si sviluppa un aumento
tale di temperatura che, data la reattività del materiale
con l’ossigeno, porta ad un notevole incremento
di durezza nello strato superficiale del titanio. Inoltre è
stata osservata la tendenza dei trucioli a saldarsi al
tagliente della fresa. I trucioli del Titanio se asportati a freddo (bassi giri) appaiono duri e corti, mentre con
l’aumento della temperatura (elevato numero di giri)
diventano lunghi e morbidi, dando origine, sulla fresa,
a indesiderati taglienti di riporto (Fig. 1), che rovinano
la geometria originale degli utensili e producono come
conseguenza superfici irregolari e ruvide.
La sgradevole situazione è facilitata dalla bassa conducibilità
termica del Titanio che, ostacolando un rapido smaltimento
del calore, comporta la formazione di alte
temperature localizzate. Queste possono, nella peggiore delle ipotesi, compromettendo irrimediabilmente
il risultato finale, determinare una modifica allotropica
del reticolo cristallino (882°C) che da esagonale
compatta, fase alfa, passa a cubica centrata, fase
beta.
In queste condizioni il metallo diventa fragile ed estremamente
duro, innescando un circolo vizioso tale da
portare ad una rapida usura dei taglienti e a una sempre
maggiore difficoltà nell’asportazione dei trucioli. |
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Fig. 1
Taglienti di riporto | |