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Il laser erbium: yag in odontoiatria |
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di Tommaso Attanasio*, Maurizio Maggioni**, Francesco Scarpelli**
* Libero professionista, Lamezia Terme
** Università di Firenze
Comitato scientifico AIOLA |
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CAMPI DI APPLICAZIONE IN ODONTOIATRIA
È fondamentale comprendere che l’azione del laser
sui tessuti dipende dalla lunghezza d’onda e dai parametri
impostati sulla macchina, in base a ciò che si
richiede in termini di potenza e frequenza ed in base al modo di applicazione del raggio sul tessuto si otterranno gli effetti biologici. I parametri che essenzialmente
devono essere tenuti presenti nell’impostazione
del laser sono riportati in Fig 4: da una scrupolosa
attenzione nell’impostazione di questi e nell’ambito di
corretti protocolli si ottengono risultati clinici ottimali.
Il laser Erbium:Yag per la sua caratteristica interazione
con l’acqua presente nei tessuti è quello che
meglio si integra nel corredo odontoiatrico, possiamo
dire, in effetti, che questo laser sia nato per l’odontoiatria.
La sua azione sia sui tessuti duri (dente, osso)
che sui tessuti molli non è accompagnata da rialzo
termico - ovviamente se vengono seguiti i corretti protocolli
- e ciò permette anche il trattamento in quei
distretti ove incrementi termici relativamente modesti
potrebbero provocare danni da necrosi come nel
caso di trattamenti in prossimità della polpa dentaria
o di resezioni ossee. In Fig. 5 vediamo i possibili
campi di applicazione del laser ad erbio in odontoiatria
e da questa tabella ci si può rendere conto come
l’assistenza laser possa essere estesa a quasi tutte le
branche. Ovviamente il campo in cui il laser ad erbio
rappresenta l’unica fonte di luce coerente utilizzabile
si colloca, come già dicevamo, nel trattamento dei tessuti duri.
Per le caratteristiche di interazione fisica già accennate sia lo smalto che la dentina possono
essere trattate con questa lunghezza d’onda, l’ablazione
di tessuto che ne deriva non è accompagnata
da rialzi termici tali da determinare patologie pulpari
da ipertermia e i tessuti circostanti l’area trattata non
mostrano segni di microlesioni (craking) con un
rispetto tissutale superiore a quello ottenibile con
strumenti rotanti (Figg. 6, 7).
Mediamente vengono adoperati tra 300 e 400 mj a
10 Hz (tra 3 e 4 W) sullo smalto e 200, 250 mj a 6 Hz
sulla dentina (tra 1 ed 1,5 W) con questi parametri i
danni pulpari e tissutali vengono ridotti al minimo e si
ottengono superfici decontaminate e pronte ad essere
trattate con le consuete tecniche di conservativa
(Figg. 8, 9) |
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Fig. 4 |
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Fig. 5 |
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Fig. 6 Effetto sullo smalto |
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Fig. 7 Effetto
sulla dentina |
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Fig. 8 |
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Fig. 9 |
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Analogo vantaggio si ritrova negli interventi di resezione
o rimodellazione ossea ove con parametri ridotti
rispetto a quelli utilizzati per la dentina di un 25, 30%
si ottengono risultati caratterizzati dal rispetto termico
per il tessuto che si sta trattando e da una minore
aggressività nei confronti degli strumenti rotanti che
vengono di solito adoperati per questi scopi (Figg. 10-
15).
Anche l’endodonzia si avvale dell’ausilio del laser. Punto fondamentale nella riuscita del trattamento
endodontico è rappresentato dalla decontaminazione
del canale radicolare primario e di quelli accessori.
Una buona strumentazione non raggiunge questi ultimi
e la decontaminazione è affidata agli irriganti. L’uso
del laser, che non deve prescindere assolutamente da
una corretta tecnica di preparazione e sagomatura dei canali, può consentire il raggiungimento, attraverso
il fenomeno fisico dello scattering, delle aree non
raggiungibili direttamente dalla strumentazione. Se
ciò è vero per tutte le lunghezze d’onda impiegate in
odontoiatria, il laser ad erbio consente un vantaggio in
più che consiste nella possibilità di asportare il fango
dentinale endocanalare consentendo l’apertura dei
tubuli dentinali e permettendo agli irriganti di poterli
percorrere determinandone una migliore decontaminazione
chimica oltre a quella fisica operata dallo
stesso laser. Parametri idonei sono rappresentati da
100-120 mj 10 Hz per 10 secondi a canale per 5
volte. |
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Fig. 10-15 Exeresi di cisti mandibolare |
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L’uso del laser in parodontologia, oltre all’assistenza
nei trattamenti convenzionali, consente il trattamento
di tasche profonde a cielo chiuso. Vantaggi di tale
trattamento sono riscontrabili nella possibilità di
asportare le concrezioni per vaporizzazione operando
contemporaneamente una revisione dei tessuti
molli ed una disinfezione di alto grado dei tessuti periradicolari.
Si assiste a guarigioni più veloci di quelle
ottenibili con metodi classici a causa di un maggior
rispetto del tessuto cementizio residuo sede di partenza
della rigenerazione. Parametri consigliabili per
questo tipo di intervento sono da ritrovarsi tra i 120,
140 mj a 6 Hz (Figg. 16, 17,18)
L’uso del laser ad erbio sui tessuti molli trova indicazione
in tutti gli interventi di chirurgia orale. Le caratteristiche
di interazione con i tessuti, di cui abbiamo
già ampiamente parlato, rendono conto del fatto che
non saranno presenti fenomeni di carbonizzazione e,
di conseguenza, i tagli non saranno accompagnati da
emostasi, i tessuti saranno dissecati per strati sottili
con estremo rispetto delle aree circostanti al punto di
applicazione. Tutto questo esiterà in un post-operatorio
con scarsa sintomatologia e caratterizzato da
tempi più ridotti rispetto ad analoghi interventi effettuati
con metodiche convenzionali. |
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Vedremo di seguito, con l’aiuto di immagini, alcuni
esempi di trattamento su tessuti molli che spaziano
dal campo protesico a quello ortodontico a quello
francamente chirurgico.
In campo protesico i trattamenti vanno dalla chirurgia
preprotesica per rimodellamento gengivale (Figg. 19,
20) o allungamento di corona clinica all’eliminazione
di tori fino all’apertura del solco per la presa di
impronte.
Anche l’ortodonzia si avvale dell’ausilio del laser ad
erbio sia per la preparazione della superficie di smalto
all’applicazione dei bracket che per la chirurgia
ortodontica che spazia dalle frenulectomie allo scappucciamento
di elementi inclusi. Oltre alla chirurgia
dei tessuti molli, infine anche l’implantologia si avvale
dell’assistenza del laser ad erbio con funzioni che
vanno dalla chirurgia pre-implantare a quella perimplantare (fase del secondo rientro), al trattamento
delle complicanze e delle patologie dei tessuti periimplantari
(mucositi, perimplantiti).
La mancanza di interazione tra la lunghezza d’onda di 2940 nm e la
superficie implantare e il modestissimo incremento
termico provocato, permettono l’uso del laser ad
erbio in prossimità dell’impianto consentendo sia la
decontaminazione che il trattamento dei tessuti
perimplantari con grande sicurezza. Le immagini da
21 a 26 danno alcuni esempi di quanto affermato. |
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Fig. 25 |
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Fig. 26 |
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CONCLUSIONI
Da questa breve panoramica sull’integrazione del
laser ad erbio nelle procedure odontoiatriche si possono
comprendere le estese potenzialità di una lunghezza
d’onda che permette il trattamento di tessuti
duri e molli con adeguata sicurezza e con buon
approccio ergonomico-operativo dato dalla corrispondenza
di forme tra i manipoli disponibili per l’applicazione
laser e quelli comuni alla nostra professione.
Le modalità di lavoro non a contatto o con leggerissimo
contatto, caratteristico di tutti i laser, impongono
un periodo di apprendimento di questa tecnica
che priva l’operatore di tutte le informazioni propriocettive
recepibili attraverso il contatto tra l’inserto
lavorante (fresa, strumento chirurgico) ed il tessuto e
normalmente trasmesse ed interpretate.
L’assenza di tali informazioni viene in poco tempo
compensata da altre (visive ed uditive) che aiutano
allo stesso modo di quelle tattili nell’interpretazione
della risposta del tessuto al nostro intervento.
L’odontoiatria laser-assistita con lunghezza d’onda di
2940 nm consente interventi risolutori che mostrano
tempi di guarigione più rapidi, permettono un maggior
rispetto nei confronti dei tessuti duri e molli e sono
accompagnati da un corteo sintomatologico di più
modesta entità rispetto a quelli effettuati con metodiche convenzionali. |