numero 3 anno XXVI     la rivista - articoli - Il laser erbium: yag in odontoiatria
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Riassunto
Introduzione
La fisica del laser
Campi di applicazione in odontoiatria
Conclusioni
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  Il laser erbium: yag in odontoiatria
di Tommaso Attanasio*, Maurizio Maggioni**, Francesco Scarpelli**

* Libero professionista, Lamezia Terme
** Università di Firenze Comitato scientifico AIOLA
RIASSUNTO

Attraverso una panoramica tra le possibili applicazioni della fonte laser Erbium:YAG vengono messi in luce, dopo una breve introduzione sui concetti fisici e di interazione luce-materia, i vantaggi di tale lunghezza d’onda in odontoiatria. Vengono analizzati e forniti i parametri di impiego in conservativa, endodonzia, parodontologia, ortodonzia, chirurgia ed implantologia. Gli autori concludono mostrando i vantaggi in termini di rispetto per i tessuti e velocità di guarigione in interventi caratterizzati da cortei sintomatici più lievi rispetto a quelli effettuati con metodiche classiche.

SUMMARY
In this work there are showed the applications of the Er:YAG laser and the advantages of this wave length in dentistry after a short introduction about the physics and the interaction between light and materia. There are analyzed the parameters to be used in conservative, orthodontic, parodontology, endodontics, surgery and implantology. The authors show the advantages in term of velocity of healing respect of the tissues and a more soft sintomatology than that caused by the classic methods.
INTRODUZIONE

Si deve alle ricerche condotte da Albert Einstein sulla natura corpuscolare delle onde elettromagnetiche l’intuizione che portò, dapprima Townes con la realizzazione del MASER e poi Maiman nel 1960 con il primo LASER a rubino, a sfruttare il fenomeno dell’emissione stimolata di onde elettromagnetiche caratterizzate da coerenza, collimazione e monocromaticità.

Le particolari caratteristiche di queste emissioni elettromagnetiche e l’interazione che si verifica tra le stesse ed i tessuti biologici hanno fatto sì che ne fossero sfruttate le potenzialità in tutti i settori della medicina.
In alcuni di essi l’utilizzo dei laser ha permesso trattamenti nuovi ed impossibili da realizzare con metodiche diverse, altre branche mediche hanno, invece, affiancato alle procedure tradizionali quelle laser-assistite.
In odontoiatria il laser affianca quasi tutte le discipline ottimizzando i risultati ottenibili in ognuna di esse qualora si utilizzassero solo metodiche convenzionali.
LA FISICA DEL LASER

Come già accennato la fondamentale caratteristica che permette l’utilizzo dei laser in medicina è l’interazione che l’onda elettromagnetica ha con i tessuti, tale interazione si basa sulle caratteristiche ottiche dei tessuti stessi. Ogni elemento che li costituisce è dotato della capacità di assorbire una determinata lunghezza d’onda, in virtù di questo fatto avverranno quelle azioni che sono alla base della risposta tissutale all’azione del laser. Da quanto detto si comprende come ogni lunghezza d’onda avrà un particolare effetto sul tessuto trattato e come questo risponderà in modo diverso alle diverse lunghezze d’onda.
La lunghezza d’onda di un laser dipende esclusivamente dalla sostanza attiva utilizzata per la sua realizzazione.

La sostanza attiva è quell’elemento, allo stato liquido, solido o gassoso, all’interno del quale avvengono gli spostamenti di cariche elettriche attraverso gli orbitali
atomici, che sono alla base dell’emissione dell’onda elettromagnetica che sfrutteremo come raggio laser.
La collocazione all’interno dello spettro delle onde elettromagnetiche dei laser utilizzati in medicina va dalla zona dell’ultravioletto fino all’infrarosso, in odontoiatria si adoperano laser localizzati nello spettro del visibile e dell’infrarosso (Fig 1). L’interazione tessuto-onda elettromagnetica risponde alle leggi dell’ottica per cui l’onda intercettando il tessuto potrà essere riflessa, assorbita, trasmessa o dispersa (Fig 2).
Fig. 1 Fig. 2
La riflessione rappresenta circa 1% dell’energia posseduta dall’onda incidente per cui si tratta di una quantità trascurabile, diventa importante considerarla se si pensa che in bocca non son presenti solo tessuti biologici, ma anche superfici o oggetti con indice di riflessione diversi, basti pensare alle corone protesiche metalliche, alle otturazioni in amalgama, ai nostri strumenti agli uncini per diga o altro; tutte queste superfici riflettono in modo totale il raggio laser che può in tal modo raggiungere organi sensibili come gli occhi dell’operatore, del paziente, dell’assistente o di quanti sono presenti nella sala operativa.

Diviene quindi essenziale adoperare occhiali di protezione da parte di tutti coloro i quali assistono ad un intervento laser: va inoltre precisato che ogni lunghezza d’onda necessita di occhiali-filtro specifici e non utilizzabili con altri laser. L’assorbimento rappresenta la quantità di radiazione assorbita dal nostro tessuto bersaglio, sarà quindi quella per la quale si svilupperà l’azione primaria del laser, quella, cioè, che andiamo a ricercare. A questa si aggiungerà la quota di radiazione che viene diffusa nel tessuto circostante l’area irradiata, a questa quota apparterranno gli effetti secondari del laser.

Per comprendere di cosa stiamo parlando basti pensare che in endodonzia laser assistita le aree appartenenti a canali accessori vengono trattate in quanto raggiunte per diffusione dal laser. La trasmissione del raggio avviene quando i tessuti che attraversa non sono dotati delle capacità ottiche di interagire con la specifica lunghezza d’onda.

Per comprendere l’importanza di tale fenomeno si pensi agli effetti che l’onda elettromagnetica che stiamo adoperando esplica su strati di tessuto al di fuori del nostro controllo; è il caso, ad esempio, dell’azione di una lunghezza d’onda di 1064 nm (laser Neodimio:YAG) adoperato sulla superficie dentale: parte dell’energia impiegata attraverserà gli strati di smalto e dentina fino a raggiungere la polpa, ove tale lunghezza d’onda ha affinità per l’emoglobina in essa contenuta. Su questo tessuto avverranno effetti laserindotti che si collocheranno al di fuori del nostro controllo e tali effetti potranno assumere anche carattere di dannosità se non avremo adoperato dei precisi protocolli di utilizzo del laser. La lunghezza d’onda di 2940 nm del laser Erbium:YAG è assorbita in modo selettivo dall’acqua presente nei tessuti (Fig 3).

Sull’acqua il laser ad erbio esplica un’azione fototermica determinandone il passaggio istantaneo dallo stato liquido allo stato di vapore. Tale fenomeno comporta un rapidissimo aumento di volume che determina la rottura delle strutture tissutali trattate con il raggio laser e la conseguente asportazione tissutale per strati sottilissimi tali da giustificare l’uso del termine “ablazione dei tessuti”.

La scarsa profondità di penetrazione del raggio è legata al fatto che l’energia ceduta viene completamente assorbita dall’acqua presente negli strati superficiali del tessuto trattato per cui si riducono i rischi di danni da trasmissione negli strati profondi e si comprende come non si sviluppino reazioni di incremento termico e quindi non si provochi carbonizzazione dei tessuti.
Oltre all’azione fototermica il laser ad erbio esplica anche un’azione fotomeccanica nei confronti dei tessuti trattati: il breve impulso caratteristico del laser provoca un picco di energia nel punto di applicazione che si manifesta come incremento di pressione.

A tale incremento di pressione segue un ritorno elastico del tessuto tanto violento da determinare la rottura dei legami ed il distacco di frammenti tissutali. Anche questo tipo di azione è priva di incremento termico per cui il laser ad erbio viene indicato come “laser freddo”.
Fig. 3  
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