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  Restauri in composito
Estetica e affidabilità
a cura di Giordano Tasca
Sintesi della relazione tenuta da Fabio Toffenetti e Roberto Spreafico per l’Accademia Italiana di Conservativa al 50° Congresso degli Amici di Brugg di Rimini
RESTAURI ANTERIORI

In un caso, trattato dal dr. Toffenetti, di frattura dei due incisivi centrali e di un laterale risalente al 1973, la prima ricostruzione diretta in composito è stata sottoposta a rifacimento parziale dopo 13 anni per una modesta discromia marginale e a un ulteriore rifacimento dopo 24 anni sempre per migliorare l’estetica.
Nel 2007, a distanza di 34 anni, i denti sono ancora vitali e portano restauri diretti che svolgono ancora pienamente il loro ruolo funzionale ed estetico, con la massima conservazione dei tessuti sani. È una convincente dimostrazione dei benefici apportati dall’odontoiatria adesiva.

Nei settori di rilevanza estetica i problemi clinici da risolversi sono un po’ più complessi, perciò è utile, prima di operare, compiere un’analisi dei denti interessati e degli adiacenti per individuare i diversi elementi dalla cui corretta composizione dipenderà la naturalezza del restauro.
Essi riguardano anzitutto la forma, poi il colore, la presenza nello stesso dente di aree più opache accanto ad altre più trasparenti, quindi più grigie, di un alone incisale (molto ben rappresentato nei denti giovani), di una tessitura di superficie e infine di eventuali caratterizzazioni (per es. macchie biancastre).

Un ultimo fattore proprio del dente naturale è la percezione di profondità che esso fornisce all’osservatore e che è data dalla sovrapposizione di tessuti più opachi e meno opachi.
Sul mercato si trovano oggi numerosi materiali eccellenti i quali per lo più offrono masse dentina più opache, masse smalto e masse translucenti, le cui caratteristiche il clinico deve imparare a sfruttare. Il concetto principale è che le masse translucenti abbassano il valore, cioè forniscono un aspetto grigio, mentre quelle più opache innalzano il valore cioè rendono il restauro luminoso.

L’errore più comune è mostrato nella Fig. 5 in cui lo spigolo ricostruito non è integrato nel contesto naturale, rispetto al quale è più scuro, più grigio, non perché si siano scelti tinta e croma scorretta, ma perché si sono usate troppe masse translucenti. Queste devono essere impiegate solo in strati sottili, inferiori a 1/2 mm, e in zone specifiche, come nella ricostruzione di un margine incisale trasparente. Altra causa frequente di aspetto non naturale è la forma generale non corretta, perciò è determinante l’attenzione ai dettagli.
Fig. 5
Restauro di spigolo mesiale fratturato, esteticamente non integrato
L’importanza di individuare, come detto sopra, quali elementi caratterizzanti siano propri del o dei denti coinvolti, per considerarli obiettivi specifici, è illustrata nel caso di un vecchio restauro di IV classe, su un centrale superiore sinistro, da sostituirsi; analizzando i due incisivi, in base al presupposto che esiste sempre una significativa simmetria fra denti omologhi, si individuano gli obiettivi da raggiungersi: la tinta e i cromi adeguati, le aree translucenti, grigie, verticali fra i mammelloni dentinali, la macrotessitura (depressione verticale fra i lobi), la microtessitura (linee sottili orizzontali), il margine incisale piuttosto irregolare. Si verifica ed eventualmente si corregge la scelta delle varie masse applicandone direttamente sul dente piccole porzioni (dentina, smalto e trasparente) che si fotopolimerizzano.

Rimosso il vecchio restauro e ripreparato accuratamente il margine, si applica la mascherina in silicone, riproducente la superficie palatale, precedentemente rilevata e parzialmente sezionata in modo da potervi introdurre le due matrici trasparenti, che definiscono la posizione delle pareti prossimali. Il primo incremento di dentina costituisce la massa opaca in grado di conferire la corretta luminosità al corpo dentale: l’accorgimento di osservare sempre il dente anche di profilo può evidenziare l’insufficiente spessore della dentina, che si aumenta modellandone contemporaneamente i mammelloni.

Fra questi si inseriscono piccole quantità di translucente per imitare le zone grigie ad andamento verticale, si aggiungono eventualmente anche spot di bianco e si termina con lo strato di smalto. Dopo la rifinitura, prima di lucidare, il passaggio leggero di una fresa diamantata crea le tracce orizzontali. (Fig. 6) Restauri diretti in composito sono indicati anche per interventi puramente cosmetici su denti frontali privi di patologia, ma nei quali sia richiesto di modificare le dimensioni di uno o più denti.
Fig. 6 A Restauro su 2.1 da sostituirsi; B Prova colori; C Preparazione; D Primo apporto di dentina; E Aumento dello spessore dentinale, modellazione dei mammelloni; F Strato di smalto e inizio rifinitura; G Risultato finale, macro e microtessitura
Il vantaggio rispetto all’esecuzione di faccette in ceramica consiste ancora una volta nel risparmio di tessuto sano, particolarmente conveniente in un paziente giovane. Viene illustrato un caso di chiusura dei diastemi presenti alla fine di un trattamento ortodontico, in un ragazzo di 16 anni. In tale situazione l’obiettivo principale è mantenere le corrette proporzioni fra le dimensioni degli incisivi centrali e laterali conservando la dominanza dei primi.

Indispensabile è quindi una ceratura diagnostica, dalla quale si ottiene una mascherina in silicone su cui si praticano con un bisturi incisioni parziali a livello dei confini interprossimali fra i quattro incisivi, dove saranno inserite le matrici per delimitare le pareti mesiali e distali. Si detergono le superfici da trattarsi con pasta non fluorata, si irruvidiscono leggermente con un disco e, dopo i passaggi adesivi, si applicano le masse: non serve dentina ma solo smalto. Il secondo obiettivo, per raggiungere l’integrazione del restauro nel contesto dentale naturale, è riprodurre le disomogeneità: non è difficile raggiungerlo ricorrendo all’inserimento di materiale più bianco nelle aree interessate. Perseguendo con cura i due obiettivi prefissati si è ottenuto un risultato finale più che convincente con costo biologico nullo. (Fig. 7)
Fig. 7 A Diastemi presenti alla fine di un trattamento ortodontico; B Correzione ultimata

La Rivista di Odontoiatria