Hai dimenticato la password?
Adattamenti
Protesi e impianti
a cura di Alessandro Canton
IL CONTROLLO DEI DATI SCIENTIFICI
Jack D. Preston DDS

Intern. J. Prosthodon. 6/1996 Editoriale
Riceviamo troppe informazioni interessanti, ma non tutte essenziali per il nostro lavoro, d’altra parte vogliamo essere consapevoli in ogni momento di quel che è utile per i nostri pazienti.
Appena laureati o appena specializzati gli studenti sono aggiornati nelle loro conoscenze, ma se non continuano a studiare e a tenersi informati per tutta la vita, attingeranno da questo pozzo di saggezza durante tutta la carriera, così che “alla fine le loro informazioni saranno… in decomposizione!”.

In questa situazione accade che le loro impressioni cliniche, soggettive e senza alcun tipo di controllo o di confronto, diventano la base potremdella loro conoscenza.
A questo proposito c’è la storia di un giovane medico che riferì i risultati della sua ricerca controllata ad un convegno medico. Nel contraddittorio un collega attempato, fiducioso della sua esperienza pratica “sul campo”, ribatté che avendo trascorso trent’anni di professione nel suo ambulatorio, poteva affermare che lui aveva dati del tutto contrari. Il giovane medico ribatté in modo forse un poco insolente: “Lei non ha trent’anni di esperienza, ha un anno di esperienza e ventinove di ripetizione della stessa esperienza!”.

Le informazioni di un singolo dentista, infatti, acquisite durante la pratica professionale possono portare a conclusioni erronee, invece le osservazioni di numerosi dentisti possono offrire la base per una discussione e portare a deduzioni accettabili. Se poi i dati raccolti fossero un gran numero potrebbero avere un grande valore.
Si potrebbe arrivare a dare delle linee guida per informare adeguatamente i pazienti con dati suffragati da esperienze non isolate.

L’odontoiatria ha ancora la possibilità di conservare la sua integrità solo se saprà sviluppare la raccolta dei dati a vantaggio della salute dei pazienti piuttosto che del profitto di qualche Ente assicurativo.
Se l’Assicurazione negasse, per esempio, il pagamento di un intarsio in metallo in favore di un restauro in resina, sulla base del fatto che questo costa meno ed è altrettanto utile al paziente, potremmo citare la nostra esperienza e contraddire quella opinione, però senza dati scientifici.

Occorre che l’odontoiatria protesica assuma il controllo dei suoi dati scientifici.
Chi controlla i dati, controlla il destino: se l’odontoiatria protesica vuole controllare il proprio destino, deve iniziare seriamente ad acquisire i dati, allo scopo di evitare che la preoccupazione dei costi prevalga sulla efficienza e sulla adeguatezza delle cure.

Per preservare l’integrità della professione, nella quale si sono impegnati con passione, i dentisti devono lavorare uniti e fornire i dati della loro esperienza. Non si può sapere tutto ciò che occorre conoscere per curare al meglio tutti i pazienti, possiamo però trarre vantaggio dalla quantità dei dati.
PROGRESSI NELLA FONETICA
Alexander J. Hassel, Thomas Holste

Int. J. Prosthodont. 2006 19 499-503
Il linguaggio umano è un insieme di fonazione e articolazione, nel senso che:

- la fonazione e la produzione della voce avvengono nel laringe e sono dovute alle oscillazioni delle corde vocali causate da una corrente d’aria. L’altezza del suono è determinata dalla tensione dei muscoli delle corde vocali.
- L’articolazione del linguaggio avviene quando l’aria, tramite la gola, raggiunge la bocca. L’articolazione si avvale di diverse strutture: le labbra, la lingua, la mandibola e il velo palatino che portano a cambiamenti nello spazio di risonanza.

Le consonanti si dividono in tre gruppi:
le esplosive b, p, d, t, g, k; le fricative W, f, s, j; le nasali m, n. Si formano in tre zone di articolazione; la labiale (bilabiale: b; e labiale-dentale: W); le dentali (Linguo-alveolare s, d); le gutturali (g; linguo-gutturale j).
Le vocali si formano sempre con oscillazione sonora delle corde vocali.

Quando inseriamo una protesi in bocca, l’azione delle strutture coinvolte viene influenzata in quanto modifica lo spazio di risonanza. I problemi del linguaggio riguardano le consonanti, specialmente il suono distorto della “S”, nelle protesi totali mobili superiori. Si cercò in passato di individuare i fattori che influenzano l’emissione dei suoni:

- la curva inversa anteriore e molare del corpo in resina - una resina palatina sottile
- la Dimensione Verticale giusta
- l’overbite frontale
- la ricostruzione delle pliche palatine.

Lo scopo di questo studio era di analizzare un metodo semplice e facile da applicare a tutte le protesi in grado di migliorare la funzione del linguaggio. Si analizzò se la sabbiatura della zona delle pliche palatine retro incisale potesse migliorare il linguaggio. L’ipotesi era basata sul fatto che questo processo aumenta la superficie tattile della lingua in analogia alle strutture anatomiche ricoperte dalla placca protesica.

Materiale e metodo
14 volontari portatori di protesi mobili complete stabilmente incorporate da più di due anni. Ognuno registrò un campione di linguaggio con parole dotate di combinazioni difficili, in un secondo tempo una parte delle protesi fu sabbiata nell’area del palato compresa fra i tubercoli dei canini e degli incisivi e del palato medio con particelle di ossido di alluminio di 90 millimicron per ottenere una superficie leggermente rugosa.
Fu ripetuta la registrazione delle parole con molte combinazioni difficili. I campioni di linguaggio prima e dopo la sabbiatura furono esaminati da logopedisti che non sapevano se i campioni erano stati presi prima o dopo la sabbiatura.

Risultati e conclusione
Le prestazioni del linguaggio dopo sabbiatura furono classificate migliori dagli specialisti del linguaggio. Nessun caso di peggioramento fu registrato dopo sabbiatura. La sabbiatura da sola non può risolvere tutti i casi, tuttavia vi è stato un miglioramento: le esplosive e le fricative migliorano dopo la sabbiatura. Dovrebbe essere approfondito questo fenomeno. Lo studio è servito ad evidenziare l’importanza che viene attribuita al linguaggio da parte dei pazienti con le nuove protesi.

Anche se è vero che in pazienti edentuli le prestazioni del linguaggio senza protesi sono peggiori che con le protesi, però protesi dentali nuove non sono sempre migliori nella fonetica rispetto a quelle vecchie.
Parametri vocali possono essere influenzati dalla protesi, come conseguenza dello spessore e del volume, possono esserci cambiamenti imprevedibili nella fonazione. Tutte queste cose devono essere dette al paziente nel corso della stesura del piano di lavoro. Per evitare il contenzioso.
FUMO E IMPIANTI DENTARI
Stephelynn De Luca, Effrat Habsha, Gorge A. Zarb

Int. J. Prosthodont. 2006 19 491-498
Le protesi supportate da impianti di Branemark hanno dimostrato successi insperati. Soddisfazione dei pazienti e gratificazione dei dentisti che considerano ormai l’implantoprotesi indispensabile parte integrante della terapia. Per questo i fallimenti anche se non frequenti, sono un onere notevole per il cliente e per l’équipe dentale.
Il fumo di sigarette è emerso come uno dei fattori. Lo scopo di questo studio era di valutare in retrospettiva la sopravvivenza di impianti dentari endossei di Branemark in relazione al fumo di sigarette.

La maggior parte dei fallimenti implantari avviene nella seconda fase chirurgica o prima di essa o durante i primi due anni. Questi fatti indicano che l’interferenza con il processo di guarigione della ferita può essere determinante. In particolare si studiò se ci fosse maggiore incidenza di fallimento implantare precoce (pre-carico) in pazienti che fumano al momento della chirurgia implantare, rispetto ai non fumatori e se una storia di fumo a lungo termine riduca la sopravvivenza degli impianti.

Materiali e metodi
464 pazienti cinquantenni totalmente o parzialmente edentuli trattati consecutivamente dall’Università di Toronto (Canada), per un totale di 1852 impianti. Il periodo medio di tempo tra l’inserimento implantare e la seconda fase chirurgica era di 6,8 mesi, mentre il periodo medio tra la seconda fase chirurgica e l’inserimento delle protesi era di 4,6 mesi.

Risultati
Globalmente fallirono 143 impianti su 1852; 68 fallirono prima dell’inserimento protesico (fallimenti precoci) mentre 65 dopo l’inserimento delle protesi (fallimenti tardivi). Il fumo al momento dell’inserimento era un fattore determinante per i precoci e si osservò un rapporto diretto fra la quantità di sigarette consumate e il fallimento precoce.
Si osservò che un numero significativamente maggiore di fallimenti implantari avveniva negli impianti corti meno di 10 millimetri, rispetto a quelli lunghi più di 10 millimetri.

Fallimenti implantari tardivi si ebbero negli impianti corti e nella zona anteriore. La percentuale di sopravvivenza globale per un periodo di venti anni del 92,28 per cento dimostra il successo a lungo termine in una varietà di situazioni cliniche.
I risultati di questo studio indicano il fumo come effetto negativo sulla sopravvivenza implantare. La tendenza a lenta riparazione delle ferite ha suggerito un protocollo che imponga la cessazione del fumo per migliorare l’osteointegrazione.

Conclusioni
Il fallimento implantare precoce è associato al fumo al momento della prima fase chirurgica, alla lunghezza dell’impianto, al sito di inserimento nella mandibola. Il fallimento implantare tardivo era associato ad una anamnesi positiva di fumo con 25 sigarette al giorno, alla lunghezza dell’impianto, al sito di inserimento. Il fumo di sigarette non dovrebbe essere una controindicazione assoluta alla terapia implantare.

La Rivista di Odontoiatria