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Lavorazione pratica della ceramica |
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di Fabrizio Montagna*, Maurizio Barbesi**, Alessandra Piras***, Gloria Denotti****
* odontostomatologo, professore a contratto presso la Clinica
Odontoiatrica dell’Università degli Studi di Cagliari
** titolare di laboratorio odontotecnico, ceramista
*** dottorato di ricerca in parodontologia sperimentale, Università
di Milano Bicocca, direttore prof. Marco Baldoni
**** cattedra materiali dentari, Università degli Studi di Cagliari |
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COTTURA DI SMALTI E DENTINE
La corona viene posizionata con un supporto verticale
su una piastra refrattaria e l’essiccazione viene effettuata con un avvicinamento progressivo alla
bocca del forno mantenuto a temperatura costante (600°-650° C) nell’arco di 10-15 minuti. Un’asciugatura
forzata forma una crosta superficiale che ingloba all’interno l’umidità e riduce la luminosità della ceramica
finita.
Dopo la cottura “all in one bake”, secondo le condizioni di temperatura e di pressione ridotta stabilite
dalle istruzioni del fabbricante, e il raffreddamento lento, la superficie della ceramica si presenta con un
aspetto biscottato ed una leggera brillantezza (Figg.
12-13).
Una sovracottura, per tempo di mantenimento
o temperatura troppo alta, causa un aspetto inanimato
e bordi arrotondati; una sottocottura provoca un
aspetto opaco. Le dimensioni, ridotte del 20% dalla
contrazione di sinterizzazione, in condizioni ideali
lasciano lo spazio per applicare il rivestimento di smalti
e trasparente dello spessore di circa 1 mm nelle
zone prossimali e di mezzo mm vestibolarmente. |
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Fig. 12 a-b Completamento della forma con masse smalto |
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Fig. 13 a-c Risultato della prima cottura di smalti e dentine |
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COTTURA DI CORREZIONE
Si esegue la sgrossatura e la levigatura delle irregolarità
superficiali (frese e dischi diamantati, punte al carburo
di silicio), la sabbiatura e la sgrassatura.
Si segnano con matita e si eseguono con frese le correzioni
macro-morfologiche: allineamento delle superfici
vestibolari (inclinazione, asse longitudinale, curvature);
controllo delle superfici approssimali (angoli e
punti di contatto); la lunghezza del bordo incisivo; precontatti
occlusali. Si umetta la superficie per vedere
come si presenterà la superficie dopo la vetrificazione e si confronta il croma con la scala colori.
Si completa la modellazione con masse smalti e trasparenti (se gli
effetti cromatici sono corretti) ottenendo una modellazione
finale sovradimensionata di circa il 20%, in modo
da compensare la retrazione da sinterizzazione. Se gli
effetti cromatici fossero troppo forti possono essere
attenuati con smalti semistraslucenti; se la luminosità
fosse troppo elevata si inseriscono masse tralucenti
colorate.
Con un impasto di smalto e dentina (1:1) si costruisce l’effetto aureola (o effetto contorno) dato
dal bordo biancastro che forma una cornice incisale; si
tratta di un effetto di rifrazione totale della luce presente
in molti denti naturali.
Questa tecnica di stratificazione, così come l’aggiunta di pigmento blu incisale,
crea una falsa opalescenza (la vera opalescenza sparisce
mettendo la lingua dietro i denti a differenza della
falsa). L’effetto ottico può essere creato anche
mediante realizzazione di un margine incisale con un
angolo di 45°, ottenendo una rifrazione totale della
luce, nello spessore del margine; ma ciò non è sempre
possibile per esigenze di spazio e viene realizzato
con la stratificazione. Si procede alla seconda cottura
rispettando i parametri indicati dal fabbricante. Se
necessitano ancora piccole correzioni di forma (punti
di contatto, appoggio del pontic, chiusura marginale)
si utilizzano le masse di correzione, vetrificate con
parametri più bassi nei confronti di smalti e dentine. |
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COTTURA DI BRILLANTEZZA
E LUCIDATURA
Dopo la seconda cottura si disegna con matita e si
rifinisce con fresa diamantata o in carburo di tungsteno
la macrogeografia (lobi e solchi di sviluppo vestibolari,
cingolo e fasce marginali palatali) e la microgeografia
della tessitura superficiale (scanalature orizzontali
e verticali, perichimazie, aree di usura). Si leviga la superficie con gommini abrasivi di differente grana, in modo da far assumere alla tessiture un
aspetto più morbido e naturale. Si riproducono le pigmentazioni
di superficie con pigmenti (marrone e
ocra) al colletto e interprossimali (Fig. 14).
La vetrificazione finale ha lo scopo di rammollire lo strato superficiale
di ceramica, lucidando e addolcendo la morfologia. |
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Fig. 14 Applicazione di pigmenti di superficie |
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Una cottura corretta mette in risalto le dimensioni
tinta-croma e valore, la traslucenza, una leggera
tessitura ed una elevata lucentezza. Una temperatura
di cottura troppo bassa lascia un croma basso e un
aspetto lattiginoso; mentre una cottura troppo alta
determina la perdita dei dettagli anatomici (arrotondamento
di contorni), l’aumento del croma e l’abbassamento
del valore, entrambi dovuti ad una eccessiva
traslucenza. In base alle caratteristiche di superficie
da riprodurre si utilizza la procedura di glasatura con
apposito liquido, che determina una superficie più
liscia e lucente o la cottura di autolucentezza.
La cottura di autolucentezza determina una superficie più
ruvida, che conserva maggiormente i dettagli modellati
della tessitura superficiale. Si termina con una lucidatura
al banco (brillantatura finale) con feltrini, pomice
e/o gommini, applicati con bassa pressione se si
desidera una superficie più ruvida; con pomice, paste
diamantate e gommini usati a elevata pressione per
una superficie più lucida (Figg. 15-16). |
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Fig. 15 Aspetto dopo glasatura |
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Fig. 16 a-b Aspetto dopo lucidatura da banco |
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BIBLIOGRAFIA
1. Kuwata M., Teoria e pratica nella restaurazione metallo-ceramica,
Scienza e tecnica dentistica - Ed. Internazionali - 1981;
2. Preti G, Riabilitazione protesica, Ed. UTET, TO, vol 3: 235-249;
3. Romeo G., Aesthetic stratification of metal-ceramic crown restoration
for natural manipulation of light, Pract. Periodont. Aesthet. Dent. 2001; 5:411-415;
4. Suckert R, Lo stato dell’arte nella ceramica dentale, Ed. MEA srl,
Villa Carcina, Bs, 1998;
5. Touati B., Miara P., Nathanson D., Estetica dentale & Restauri in ceramica, Masson ed., 2000. |