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Lavorazione pratica della ceramica |
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di Fabrizio Montagna*, Maurizio Barbesi**, Alessandra Piras***, Gloria Denotti****
* odontostomatologo, professore a contratto presso la Clinica
Odontoiatrica dell’Università degli Studi di Cagliari
** titolare di laboratorio odontotecnico, ceramista
*** dottorato di ricerca in parodontologia sperimentale, Università
di Milano Bicocca, direttore prof. Marco Baldoni
**** cattedra materiali dentari, Università degli Studi di Cagliari |
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LATTE D’OPACO
La struttura metallica fusa è sottoposta a rifinitura, pulitura
meccanica (frese in carburo di tungsteno o a legame
ceramico) e decontaminazione (ad esempio sabbiatura
con biossido di silicio a 100 micron e vaporizzazione)
come d’abitudine; segue un ciclo di ossidazione
secondo le indicazioni del produttore.
Si utilizza la tecnica della doppia cottura, apportando prima un latte
d’opaco (wash) e, in un secondo tempo, una pasta
d’opaco (mano di fondo). Il latte d’opaco viene steso in
strato sottile (con pennello o pallina di vetro), in modo
da diminuire di circa il 60% la visibilità del colore del
metallo; ha la funzione di garantire un buon adattamento
della ceramica alle irregolarità della struttura e di
evitare l’imprigionamento di bolle d’aria che indebolirebbero
la coesione (Fig. 2).
Per la cottura si imposta il
forno con i parametri indicati dal fabbricante per tempo
di preriscaldo, tempo di asciugatura, incremento di
temperatura, vuoto, temperatura finale e tempo di
mantenimento. L’inserimento di uno strato di legante
aureo (bonding) tra latte d’opaco e opaco permette di
eliminare il colore grigiastro delle leghe metalliche, rendendo
più caldo e naturale il colore della ceramica. |
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Fig. 2 a-c Latte d’opaco, prima cottura e legante aureo |
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OPACO
Si apporta un opaco in pasta per costruire uno strato
spesso di 0,4-0,5 mm, che copra completamente il
colore del metallo; dopo la contrazione da sinterizzazione
si riduce a uno strato di biscotto a 0,2-0,3 mm
(Fig. 3). Poiché la ceramica opaca conferisce il croma,
alcuni autori consigliano di mescolare modificatori
diversi nelle zone, cervicale, media e incisale, sfumando
il passaggio per ottenere una gradazione cromatica
priva di interruzioni. Noi preferiamo utilizzare un opaco
con una dimensione tinta-croma unica e lievemente
inferiore al colore scelto, considerata la difficoltà di correggere
dimensioni più cariche, senza rieseguire l’intera
stratificazione in caso di risultato insoddisfacente.
La condensazione è eseguita come d’abitudine,
vibrando la pinzetta con il manico zigrinato di una
spatola di Le Cron o con leggere percussioni del pennello,
con ultrasuoni. La massa viene disidratata
assorbendo con un fazzoletto di carta l’acqua che
sale in superficie, in modo che l’impasto si distribuisca
e si stabilizzi in modo uniforme, prevenendo fratture
termiche durante la seconda cottura.
Si rifinisce la superficie con un pennello asciutto per asportare
l’eccesso d’opaco. Per evitare che dopo la cottura la
superficie liscia rifletta la luce in modo diretto troppo
forte, un buon accorgimento consiste nel cospargere,
sull’impasto ancora umido, un po’ di polvere ceramica
“a caduta di neve”, in modo da favorire una riflessione
diffusa della luce, una migliore copertura degli
ossidi, far rimanere l’opaco stabile, ridurre la retrazione
marginale. Per la seconda cottura le istruzioni del
fabbricante generalmente prevedono una temperatura
finale lievemente inferiore alla prima, mantenendo
inalterati gli altri parametri. |
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Fig. 3 a-b Strato di opaco cremoso e seconda cottura |
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CHIUSURE MARGINALI
La tecnica del margine in ceramica risolve il difetto
sostanziale, insito nei sistemi in metallo ceramica, dell’elevata
riflessione dell’opaco in regione cervicale.
Per l’applicazione di una spalla in ceramica (labiale o
circolare) la zona cervicale viene accorciata, durante
la lavorazione del metallo, fino al bordo interno della
preparazione a spalla o chamfer.
Per compensare la contrazione da sinterizzazione e
ottimizzare l’adattamento marginale sono necessarie
due fasi di apporto e relativa cottura di massa marginale;
sono utilizzate masse ad alta fluorescenza per
aumentare la luminosità dell’aria cervicale.
In una prima fase si isola il moncone del modello con
apposito liquido e si applica la massa in zona cervicale
con un lieve eccesso “a forma di goccia”.
In una seconda fase si riapplica la massa cervicale
nella fessura marginale creatasi con la cottura e si
esegue la correzione morfologica del contorno.
I parametri per la cottura impostati sono sovrapponibili
ai valori utilizzati per l’opaco, con un tempo di
asciugatura minore (Fig. 4). |
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Fig. 4 Massa marginale dopo la seconda cottura |
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DENTINA DI TRANSIZIONE
Nella stratificazione di corone in metallo-ceramica sottili
la scarsa quantità di dentina può risultare in una
eccessiva riflessione dell’opaco (effetto lampadina) o
in una visibilità del contorno della cappa metallica,dove termina a livello incisale. Un utile accorgimento
consiste nell’applicare e sinterizzare uno strato di dentina
cromatica (costituita da dentina opaca o dentina
colorata miscelata con dentina opaca), stratificata in
posizione intermedia tra opaco e dentina, sul corpo e
proiettata verso il margine incisale.
Viene definito dai
diversi autori come strato di sicurezza, strato di dentina
interna o primaria o, secondo il termine che preferiamo,
strato di dentina di transizione. Si tratta di una
stratificazione naturale, visto che anche nei denti il
croma maggiore distribuito a livello della giunzione
amelo-dentinale (Fig. 5). Si umetta la superficie del
biscotto per migliorare il contatto con lo strato successivo,
si applica la dentina opaca e si rifinisce la
superficie con la tecnica della spazzolatura. Per la
determinazione del valore di luminosità si utilizzano
masse di colore chiaro e opaco.
I parametri per la cottura
consigliati dal fabbricante sono generalmente
sovrapponibili ai valori utilizzati per l’opaco, con una
temperatura finale inferiore alle precedenti. Nella ceramizzazione
di strutture in ceramica integrale (metalfree),
l’applicazione della dentina di transizione rappresenta
il primo passaggio, mentre le fasi successive
sono sovrapponibili alla metallo-ceramica. |
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Fig. 5 a-d Strato di dentina di transizione e cottura | |