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  Odontotecnica: l'era dei pionieri
testi e disegni di Guido Soave
LA TECNICA DEI DENTI STEEL

Da anni si era cercato di realizzare un materiale estetico di rivestimento per corone e ponti che potesse sostituire la porcellana prefabbricata, ma solo nel 1935 una ditta tedesca, la Kulzer, brevettò una resina acrilica polimerizzabile con discrete caratteristiche estetiche e di resistenza.
Prima, e per molti anni ancora si usarono denti in porcellana punte platino e faccette Steel.
Queste, vendute in astine di 6 anteriori, avevano una coulisse posteriore atta per l’inserimento nella struttura metallica. Si usavano per cappe Richmonds e ponti anteriori. Se si dovevano impiegare per qualche premolare si adattava un canino.

Le fasi di lavoro avevano alcune varianti. Fra le più usate per una Richmond: dopo che il medico, previa preparazione radicolare, aveva rilevato l’impronta con anellino di rame e pasta termoplastica si galvanizzava l’impronta stessa e si completava con finta radice in gesso duro (o resina dopo la sua commercializzazione). Su questo modellino, isolato, si modellava la cappa Richmond e si fondeva in oro-platinato, avendo l’accortezza di lasciare un perno esterno lungo, magari squadrato. Serviva per riposizionare la Richmond nell’impronta di posizione in gesso rilevata dal medico dopo il controllo.

L’impronta veniva sviluppata inserendovi prima il moncone artificiale. Veniva limata una faccetta steel nella sua porzione cervicale per farla adattare alla superficie della cappa. Sporcando con grafite tenera la porzione della cappa nella zona sottostante la faccetta, in modo di poter limare la porcellana passo a passo. Ciò avvenuto si fissava con un po’ di cera collante in posizione esatta. Una mascherina in gesso la teneva in posizione, si poteva così modellare con cera la porzione linguale tenendo conto dell’antagonista. Fusa in sovrafusione e rinforzata l’unione con la cappa da una saldatura posteriore, si rifiniva, reinserendo la faccetta in porcellana.

Tenendo l’oro incisale leggermente più lungo della faccetta per impedire che in seguito si verificasse una frattura (fig. 1). La Richmond poteva essere isolata, ma anche ancoraggio di un ponte, in qual caso venivano adattate le altre steel alla sella edentula radiando il gesso leggermente, dopo l’adattamento in modo che fosse poi l’oro a contatto dei tessuti molli facendo altresì da rinforzo della struttura e sostegno delle faccette stesse.
Fig. 1
…si fissava con un po’ di cera collante in posizione esatta.
Una mascherina in gesso la teneva in posizione, si poteva così modellare con cera la porzione linguale tenendo conto dell’antagonista. Fusa in sovrafusione e rinforzata l’unione con la cappa da una saldatura posteriore, si rifiniva, reinserendo la faccetta in porcellana.
Tenendo l’oro incisale leggermente più lungo della faccetta per impedire che in seguito si verificasse una frattura…

La Rivista di Odontoiatria