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Odontotecnica: l'era dei pionieri |
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testi e disegni di Guido Soave |
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Fra gli altri meriti, l’anno del Cinquantenario ha anche quello di averci fatto riscoprire tesori
scientifici dimenticati o mai conosciuti abbastanza. Sono riemersi dalle tante iniziative avviate
per celebrare degnamente la ricorrenza, in particolare dall’archivio di libri, riviste, relazioni e
conferenze, e cioè il fiume d’inchiostro che ha costellato questo mezzo secolo di vita
associativa. Prima che l’anno finisca - e i cassetti si richiudano chissà per quanto altro tempo -
abbiamo ancora qualche perla in serbo da mostrare. Ad esempio questa lunga dissertazione
sull’evoluzione odontotecnica firmata da Guido Soave sul n. 3 di luglio-agosto 1993 della
nostra Rivista di Odontoiatria. Soave - per chi non lo ricordasse - è stato “maestro
dell’odontotecnica in Verona, filosofo nella vita” (come si legge nella motivazione del Premio
Biaggi conferitogli nel 1986), persona elegante e garbata,
personalità signorile e carismatica e fra i primi ad ottenere in
ambito universitario un insegnamento ufficiale di
odontotecnica applicata nella Clinica odontoiatrica.
Il lungo testo che segue a nostro parere non ha solo un
valore testimoniale di prima mano sulle vicende che hanno
portato a maturazione la professione odontotecnica, ma è
persino anticipatore nelle lucide riflessioni finali della realtà
che stiamo vivendo ai giorni nostri.
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Guido Soave riceve dall’allora presidente
degli Amici di Brugg Luigi Castagnola
il Premio Biaggi 1986 per i meriti nel campo dell’odontotecnica |
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Cari giovani colleghi odontotecnici, l’amico
Fulvio Linari, valentissimo tecnico, mi ha chiesto
di raccontarvi come si facevano le protesi
fisse con ceramica, nell’intento di renderle estetiche,
cinquanta, quaranta, trent’anni fa.
Ora voi avete attrezzature, materiali, tecniche che vi
permettono di realizzare la metal-ceramica ad un livello
altamente estetico e funzionale. Noi giovani negli
anni del primo dopoguerra non avevamo corsi di
aggiornamento, riviste di settore. Solo qualche libro
da leggere e studiare (il 1° Koller del 1932, il 2° del
1957, i libri del dottor Biaggi 1952-1953, il manuale
del prof. A. Brusotti del 1958, per citarne alcuni dei
pochi).
Voi potete andare in Giappone dai grandi maestri, in
alcuni stati d’Europa dove lavorano le migliori “lance
indipendenti” dell’estetica dentale.
Noi l’odontotenica la dovevamo, dopo la buia parentesi
della guerra, scoprire ed anche in parte inventare.
Andavamo con grandi sacrifici, in Germania nel 1952
alla Hutschenreuther in Baviera o alla Vita a
Sachinghen per imparare a cuocere la ceramica delle
corone a giacca (le prestigiose jachet) su foglia di platino.
Tecnica che peraltro è ancora in uso, anche se con masse notevolmente migliorate ed a più bassa temperatura di ceramizzazione.
L’Europa era violentata dalla prima guerra mondiale
quando a Chicago nel 1916 il dottor A. Schneider
presentò in maniera organica, per la prima volta, una
tecnica completa per una ricostruzione protesica fra
le più belle e delicate: la corona a giacca in porcellana.
Prima di Schneider si erano interessati all’uso
della porcellana in Odontoiatria altri valenti professionisti
fra i quali Land e Clark. “Lo studio per migliorare
il materiale di base ed i materiali collaterali e le tecniche
d’uso non è mai cessato e continua ad interessare
la professione (G.S. 1965)”.
Vi erano, peraltro, per quanto riguarda la costruzione
di protesi in oro-ceramica diversi prefabbricati di
costruzione industriale.
La cottura diretta su oro allora non era possibile in
quanto le leghe a disposizione non erano idonee e le
strutture in platino troppo difficili da realizzare.
Pensate solo al punto di fusione del platino, 1769!
Questi prefabbricati, realizzati con ceramica ad alto
punto di fusione, 1340-1370 c., erano di diverse
forme e colore: denti Steel, denti a tubo, denti punte
platino e denti a punte oro (per la protesi mobile) con
i quali in seguito era possibile realizzare la tecnica
“Reverse pins”.
Cerchiamo di “raccontarvi” brevemente
queste tecniche. |
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