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  La chiusura delle ferite chirurgiche - Un approccio razionale
a cura di Giordano Tasca
Sintesi della relazione tenuta da Roberto Barone al 49° Congresso degli Amici di Brugg di Rimini
INTERVENTI CHE FINISCONO CON FERITE APERTE

Esistono alcuni interventi che devono necessariamente terminare con una ferita aperta, come per esempio l’esposizione chirurgica di un canino incluso con tecnica a cielo aperto. L’obiettivo è comunque sempre quello di limitare il più possibile l’esposizione di tessuto osseo; per questo non si utilizza più la semplice gengivectomia, ma si preferisce un lembo riposizionato e ritagliato in corrispondenza della corona del canino, dove sarà applicato il dispositivo di trazione. (Fig. 5)
Fig. 5a Esposizione chirurgica (mediante lembo) di un canino superiore incluso per trazione ortodontica Fig. 5b Mucosa ritagliata in corrispondenza della corona del canino per ridurre l’esposizione dei tessuti profondi, il sanguinamento e il dolore  
Un altro intervento molto frequente, che in genere è opportuno finisca con una ferita aperta, è l’estrazione di un dente del giudizio in inclusione mucosa parziale o totale. Dato che si tratta quasi sempre di denti infetti o in ogni caso sondabili, quindi contaminati, si preferisce, alla fine, lasciare una piccola apertura per consentire all’eventuale infezione ancora presente nell’alveolo di drenare verso l’esterno. Nell’inclusione mucosa parziale è sufficiente lasciare aperta la mucosa in corrispondenza della porzione di corona che emergeva. (Fig. 6)
Fig. 6a Ottavo inferiore distoinclinato in inclusione mucosa parziale Fig. 6b Lembo triangolare ed esecuzione di fessura ossea vestibolare  
Fig. 6c Lussazione del dente con leva di Friedman Fig. 6d La sutura fissa i tessuti nella loro posizione originale, lasciando un’apertura corrispondente alla porzione di corona esposta inizialmente  
Nell’inclusione mucosa totale invece occorre eliminare una porzione triangolare di mucosa distale al settimo. In caso di suppurazione in atto, al fine di ottenere una buona guarigione, bisogna (dopo aver rimosso la causa dell’infezione) mantenere la ferita residua aperta e drenante per un certo periodo di tempo. Il drenaggio si realizza inserendo nella ferita un materiale che mantiene la cavità in comunicazione con il cavo orale: in genere se ne preferisce uno in gomma, quando si effettua un’incisione di tessuti molli e uno in garza con polvere iodoformica, dopo l’estrazione di un dente. (Fig. 7)
Fig. 7a OPT con cisti apicoradicolare suppurata associata a 3.7 necrotico Fig. 7b Dopo estrazione del dente, asportazione della lesione cistica Fig. 7c Cavità residua lasciata aperta con garza per drenaggi
La garza può essere utilizzata anche in cavità cistiche per ottenere la marsupializzazione della lesione. La terapia d’elezione delle cisti dei mascellari consiste nella loro asportazione completa associata alla biopsia. La marsupializzazione rappresenta invece l’intervento di seconda scelta, cui si ricorre quando l’escissione comporta rischi eccessivi, e si associa comunque sempre a una biopsia incisionale. A differenza dell’escissione che si conclude con una ferita chiusa, essa si realizza mediante la creazione e il mantenimento di un’apertura fra il lume della lesione cistica e il cavo orale. La marsupializzazione rappresenta il trattamento d’elezione delle cisti dentigere che si possono sviluppare nei bambini in epoca di dentizione mista, con dislocazione di germi di denti permanenti e blocco dell’eruzione. (Fig. 8)
Fig. 8a OPT con cisti in dentizione mista, estesa dai germi dei premolari inferiori dx alle radici del centrale sn e dislocante i germi di 4.3 e di 4.2 Fig. 8b Estrazione dei decidui coinvolti e prelievo bioptico  
Fig. 8c La garza per drenaggi sarà sostituita, a distanza di 48 ore, da un dispositivo ortodontico con la funzione di mantenere lo spazio e la cavità aperta mediante uno sperone in resina Fig. 8d A tre mesi scomparsa della lesione e discreto riposizionamento dei germi  
In questi casi si può realizzare mediante uno zaffo di garza iodoformica, nelle lesioni più piccole, oppure mediante un dispositivo in resina, che in genere funziona anche come mantenitore di spazio, in quelle più grandi. L’obiettivo è in ogni caso quello di mantenere l’apertura per un periodo di tempo sufficientemente lungo da permettersi la guarigione.
Nonostante sia impossibile schematizzare le varie situazioni cliniche, possiamo fornire alcuni utili suggerimenti:
A) in campi sterili o che, quanto meno, lo erano e che sono stati minimamente contaminati durante l’intervento chirurgico, è indicata la chiusura per ottenere una guarigione per prima intenzione;
B) in campi suppurati la chiusura non è indicata, anzi deve essere ostacolata per permettere all’infezione di drenare verso l’esterno;
C) in ferite contaminate, cioè in tutte le situazioni intermedie fra le due precedenti, conviene avvicinare i margini della ferita per garantire una buona emostasi, ma lasciare la ferita sufficientemente aperta per consentire il drenaggio ed evitare di sigillare un’infezione.
Il caso tipico è quello di un dente del giudizio, in un paziente adulto, che si estrae perché infetto o almeno contaminato.

La Rivista di Odontoiatria