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Adattamenti - Parodontologia
di Alessandro Canton
LE FORCAZIONI
Isabelle Dessaix-Marin Dimensions 2 2007
La perdita di osso del parodonto a livello delle forcazioni è un problema dei pluriradicolati tanto superiori che inferiori.
Le forcazioni aperte presentano delle nicchie batteriche spesso difficili da curare per le difficoltà dovute all’accesso ma soprattutto, una volta curate, presenta difficoltà la terapia di mantenimento. Per assicurare una buona diagnosi dovrebbero essere evidenziate fin dall’esame iniziale. Il primo trattamento di routine della levigatura radicolare non è sufficiente per i denti pluriradicolati e occorre prevedere fin da principio un intervento “a cielo aperto” allo scopo di vedere meglio e poter dare con una diagnosi precisa una prognosi abbastanza sicura.

Diagnosi
La diagnosi parodontale si basa su due strumenti: la radiologia e il sondaggio. La sonda di Nabers graduata di tre in tre millimetri è posta all’entrata teorica della forcazione.
Gli accessi delle forcazioni dei denti mesiali e distali dei mascellari sono palatini, invece gli accessi dei premolari mascellari sono vestibolari nel distale e palatini nel mesiale.
Le concavità sono l’elemento che limita tanto l’accesso che la strumentazione della forcazione.
Due misurazioni completano l’esame obbiettivo:
la orizzontale (Hamp 1975)
• primo grado se la forcazione è sondabile orizzontalmente per tre mm
• secondo grado se è sondabile per più di tre mm senza essere traversata
• terzo grado se la forcazione può essere traversata da parte a parte.
la verticale (Tarnow e Fletcher 1984)
• A - da uno a tre mm di distruzione ossea verticale
• B - da quattro a sei mm di distruzione ossea verticale
• C - distruzione ossea verticale superiore a sette mm.

Studio del Piano terapeutico
Numerosi fattori generali e locali devono essere valutati olisticamente prima di stabilire una adeguata terapia. Il paziente deve essere coinvolto perché la sua cooperazione è molto rilevante dovendo curare la manutenzione dell’igiene delle concavità sempre di difficile accesso; deve anche essere consapevole delle difficoltà del caso. Devono altresì essere valutati i fattori locali tra cui l’importanza strategica del dente, le possibilità del trattamento endodontico nel caso di amputazione di una radice; la possibilità della ricostruzione; la qualità dell’osso.

Terapia
Compromissione della forcazione di primo grado
Poiché le tasche sono poco profonde è sufficiente una levigatura radicolare con uno strumento a ultrasuoni e delle curette manuali di Gracey. Se ritenuto utile per i denti vicini si può fare un lembo d’accesso di Widman modificato. Prognosi buona. Può essere utile uno spazzolino monociuffo, oltre allo spazzolino normale per la detersione dell’accesso della forcazione.
Compromissione di secondo grado
Soluzioni chirurgiche possono essere più efficaci dei trattamenti di levigatura radicolare profonda, ma occorre prevedere l’intervento rigenerativo dell’osso con l’uso di membrane sia riassorbibili che non riassorbibili. Nel caso di secondo grado profondo si può prevedere una resezione radicolare o una tunnelizzazione. La prognosi è migliore nei casi della mandibola.
Compromissione di terzo grado
Quando le forcazioni sono aperte gli interventi usati per il primo e il secondo grado danno dei risultati mediocri. Inutile sperare in una rigenerazione ossea. Restano gli interventi di tipo resettivo e di tunnelizzazione con buoni risultati a medio e lungo termine. Questi interventi realizzati nella mandibola possono avere rischio di carie radicolare e un costo aumentato. I risultati sono aleatori e la decisione va valutata attentamente. Tenendo presente che gli eventuali insuccessi non sono parodontali, ma endodontici o protesici.

Conclusioni
Anche se la compromissione delle forcazioni sembra semplice, la diagnosi e la scelta della terapia non lo sono. Conoscere le possibilità offerte attualmente può permettere di orientare il paziente.
DANNI NERVOSI DURANTE ANESTESIA TRONCULARE

Si tratta di un evento raro che non deve però essere ignorato. Interessa il nervo linguale circa quattro volte più spesso dell’alveolare inferiore, il sesso femminile due volte su tre e vede coinvolta l’articaina al 4% in oltre la metà dei casi. La disfunzione neurosensoriale conseguente appare maggiormente inabilitante quando è colpito il nervo linguale. Il recupero funzionale è meno frequente che nelle lesioni meccaniche, suggerendo che sia in causa un effetto neurotossico dell’anestetico.

(Dental Abstracts 2007; 1: 36-7))

La Rivista di Odontoiatria