numero 2 anno XXVI     la rivista - articoli - rassegna della letteratura - adattamenti
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Adattamenti - Deontologia
di Alessandro Canton
LA MEDIOCRITÀ NON CI INTERESSA
Jack D. Preston DDS Intern. J. Prosthodont. 1997, 1 - Editoriale
Quando ci propongono una procedura più semplice, più rapida ci si deve chiedere se qualcosa di importante è stato sacrificato pur di ottenere il miglioramento. Da diversi anni numerose sono le conferenze, le pubblicazioni scientifiche, la promozione di nuovi materiali. I materiali migliorano sempre di più, così come le tecniche e gli strumenti, il che aumenta la possibilità di buone prestazioni protesiche.

Ciò che preoccupa è la costatazione di una crescente mediocrità nel servizio e, quel che è peggio, si dà alla mediocrità l’aspetto di una prestazione migliore.
Se è possibile con una procedura più rapida o più facile ottenere la stessa qualità, allora ciò è un vero progresso. Purtroppo spesso la facilità si ottiene a spese dei risultati.
Quando una procedura è più semplice e più rapida ci si deve chiedere che cosa è stato sacrificato.
Nessuno di noi considera i servizi resi ai propri pazienti al di sotto della media, anche se è facile restare coinvolti nella routine del funzionamento di uno studio che può distrarsi dal compito principale: fornire sempre prestazioni eccellenti.

In assenza di norme con le quali confrontarsi, si può deviare lentamente dai criteri stabiliti. Le norme però esistono, solamente non sono applicate. Non tutti aspirano alla perfezione, ma tutti desiderano prestare buone cure. Allora perché si cercano scorciatoie, che inficiano il risultato? Perché la mediocrità sta diventando un obbiettivo? Perché ci si accontenta di un risultato “medio” (che non vuole dire “normale”)?

Molti dentisti accettano una procedura che consenta di ottenere un risultato accettabile, ma meno difficile, in paragone ad una più complicata ma che consente di ottenere un risultato migliore.
Accade in più campi: nella scelta del materiale da impronta, nei cementi di fissaggio, nella valutazione dei margini di chiusura, nell’integrità marginale della mucosa. I dentisti hanno abbassato l’obbiettivo di eccellenza ad uno di mediocrità accettabile.

Certamente non sempre possiamo fornire cure competenti ed efficaci, però dobbiamo stabilire standard più alti. La mediocrità dovrebbe essere solo un compromesso dovuto alla impossibilità di fare meglio.
Non si può pensare che la mediocrità sia stata insegnata intenzionalmente, ma si può immaginare sia stata consigliata come “il meno peggio”, di fronte alle impronte scadenti, ai restauri imprecisi, alle cure canalari incomplete...

Mai dovremmo sostenere che l’obbiettivo sia qualcosa di meno del risultato ottimale, anche se talvolta accade che le esigenze alla poltrona non consentono l’approccio desiderato. Ma il dentista deve chiaramente conoscere, accanto all’obbiettivo ideale, anche i percorsi alternativi per ottenere i migliori risultati. Al paziente devono essere spiegati vantaggi e svantaggi di ognuno perché liberamente scelga.
Lo sforzo per raggiungere l’eccellenza dei risultati oltre che ricompense finanziarie, darà l’aumento della autostima. Al contrario l’erosione progressiva della qualità del servizio può infettare anche l’atteggiamento del Laboratorio e del personale dentro e fuori lo studio. La mediocrità dovrebbe essere definita per quello che è: un compromesso reso necessario dalle circostanze.

Non sempre la mediocrità si può evitare, ma non deve mai essere un obbiettivo.
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