| |
Atrofie mandibolari gravi |
 |
 |
 |
ricostruzione ossea mediante accesso transcutaneo
 |
 |
 |
 |
Aldo Bruno Giannì*, Alessandro Baj*, Giada Anna Beltramini*, Riccardo Monteverdi*, Tiziano Testori**
* Cattedra ed Unità Operativa di Chirurgia Maxillo-Facciale
(Dir. Prof. A.B. Giannì)
Scuola di Specializzazione in Chirurgia Maxillo-Facciale
(Dir. Prof. A.B. Giannì)
**Clinica Odontoiatrica (Dir. Prof. L. R. Weinstein)
Università degli Studi di Milano, Istituto Ortopedico Galeazzi, Milano |
 |
 |
 |
INTRODUZIONE
Negli ultimi venti anni il progresso delle tecniche
di innesto osseo adoperate in traumatologia
ed oncologia del distretto craniocervicofacciale
ha permesso di ampliare le opzioni disponibili
in chirurgia preprotesica. Le gravi atrofie alveolomascellari
rappresentano una sfida ricostruttiva per il chirurgo maxillofacciale e riabilitativa per il protesista.
Una moltitudine di fattori, come incorretti carichi protesici,
fenomeni osteoporotici e riduzione delle forze
masticatorie, può ostacolare e soprattutto controindicare
la sola riabilitazione protesica, specialmente nel caso di perdita precoce degli elementi dentali.
L’atrofia mandibolare si estrinseca come difetto tridimensionale
con alterazione dei rapporti interocclusali,
ingestibile con il solo posizionamento di fixtures
endossee che porterebbe ad un compenso esclusivamente monodimensionale. Nasce quindi l’esigenza
di una ricostruzione della base ossea mandibolare mediante innesti ossei.
Il metabolismo dell’osso innestato è tuttavia negativamente influenzato dalla contrazione cicatriziale della ferita chirurgica, esito dell’accesso endorale classicamente
utilizzato, poiché la diminuzione del tessuto molle sovrastante l’osso stimola rimodellamenti che
esitano in nuove perdite di altezza e spessore del settore mandibolare. Questi meccanismi complicano
anche l’utilizzo di chips di idrossiapatite facilitandone la dislocazione dal sito di apposizione ed invalidandone di conseguenza l’effetto osteoconduttivo.
In conclusione è logico, come postulato da Marx, adottare accessi chirurgici distanti dal sito da trattare con innegabili vantaggi ai fini della conservazione metabolica dell’innesto e migliori risultati implantoprotesici.
Gli autori presentano una casistica di ricostruzioni mandibolari nella regione interforaminale mediante accesso transcutaneo sottomentoniero in pazienti affetti da atrofia di grado severo. |
 |
 |
 |
CASI CLINICI
Nel periodo compreso tra marzo 2005 e aprile 2006 presso l’Unità Operativa di Chirurgia Maxillo-Facciale dell’Istituto Ortopedico Galeazzi, 6 pazienti sono stati sottoposti a chirurgia preprotesica di riabilitazione mandibolare del settore interforaminale ricorrendo ad accesso transcutaneo sottomentale.
I pazienti da noi trattati erano 3 di sesso femminile e 3 di sesso maschile, di età compresa tra i 57 e i 71 anni (età media 63 anni), tutti affetti da atrofia di grado VI sec. Cawood et Howell e in buone condizioni generali.
L’inquadramento diagnostico preoperatorio ha previsto l’esecuzione di ortopantomografia delle arcate dentali, radiogrammi in proiezione laterolaterale/posteroanteriore e tomografia computerizzata per valutare tridimensionalmente lo stato dell’osso basale residuo risultante mediamente in un deficit di altezza della cresta alveolare di 5 mm con uno spessore di 8 mm.
Dopo un accurato studio del quadro di atrofia e delle condizioni dei tessuti molli locali si è optato in tutti i pazienti per un intervento chirurgico di ricostruzione della regione interforaminale con innesto di apposizione di osso autologo monocorticale iliaco posizionato mediante accesso transcutaneo sottomentale.
L’incisione cutanea per giungere sulla sede di innesto è eseguita lungo il bordo inferiore della mandibola.
Mediante accurata dissezione smussa del sottocute si espone il muscolo platisma e lo si incide con la sua fascia per giungere attraverso dissezione del muscolo trasverso del mento sul piano periosteo sinfisario.
Grazie ad una cauta ed attenta dissezione sottoperiostale si espone la regione interforaminale con l’accuratezza di scheletrizzare prima le inserzioni del muscolo depressore dell’angolo labiale bilateralmente poiché queste ultime circondano l’emergenza dei nervi mentonieri, manovra che consente di dominare la regione interforaminale con sicurezza data l’importanza funzionale del sito. Completata la scheletrizzazione parasinfisaria, dei versanti sia vestibolare che linguale, si è in grado di procedere in sicurezza al
posizionamento dell’innesto osseo.
Il prelievo osseo
monocorticale è eseguito in contemporanea alla preparazione
della mandibola al fine di ridurre sia i tempi anestesiologici sia il periodo di esposizione dell’osso
da innestare agli agenti esterni che potrebbero contaminarlo.
La stabilizzazione degli innesti ossei è stata
realizzata in tre pazienti mediante il posizionamento
immediato delle fixtures endossee; nei restanti casi
l’osteosintesi è stata affidata a viti bicorticali e gli
impianti endoossei sono stati posati in media a 6 mesi
dall’intervento chirurgico.
La fase di protesizzazione prevede secondo protocollo,
a distanza di 4 mesi dal posizionamento delle fixtures, la verifica dell’osteointegrazione attraverso apparecchiatura
dedicata, con analisi della frequenza di risonanza (RFA) (Osstell™ Mentor, Integration
Diagnostics AB, Göteborg, Sweden). Il rilevamento
dell’impronta è effettuato mediante portaimpronta
monouso anatomico in resina trasparente; i dispositivi
di trasferimento (coping pick-up) sono uniti con resina
acrilica autopolimerizzante (Pattern Resin, GC
America Inc., Alsip, USA), e con un polietere
(Impregum™, 3M Espe AG, Seefeld, Germany) è rilevata
l’impronta.
Tale tecnica permette il trasferimento
preciso e passivo della posizione implantare, controllata
direttamente nella bocca dei pazienti attraverso un
verification index costruito dal tecnico di laboratorio sul
modello in gesso.
La registrazione della verticentrica
avviene con l’ausilio di un vallo in cera, con base in
resina, avvitato sugli impianti. Segue una prova estetico-funzionale, sulla cui base il tecnico ha eseguito la
struttura metallica.
La successiva prova dell’armatura metallica con montati gli elementi dentari fissati con
cera, per eventuali correzioni, permette di ottenere la
protesi definitiva. La progettazione protesica ha permesso
di eseguire una protesi fissa di 10 elementi,
supportati da una barra di titanio di grado “5”.
Questa
struttura è stata eseguita mediante pressofusione a
cera persa, che permette di ottenere una monofusione
in titanio, legato ad alluminio e niobio, e la conseguente
passivazione attraverso sistema elettroerosivo
SAE Secotec EDM 2000 (SAE Dental Vertribes GMBH
Lamgener; Bremerhavem, Germania), che garantisce
ottima resistenza meccanica e l’eliminazione della corrosione
da contatto galvanico, per effetto del TiO2
nonché la mancanza di possibili tensioni, che possono
essere trasmesse ad avvitamento effettuato fra
struttura protesica e impianti.
A completamento della riabilitazione protesica, i pazienti mostrano stabilità degli impianti osteointegrati, buon sostegno dei tessuti
molli periorali ed occlusione funzionalmente valida. I risultati estetici appaiono soddisfacenti con eliminazione
dell’effetto di pseudo terza classe e della tipica facies vecchieggiante.
La descrizione iconografica si riferisce a due casi clinici. (Figg. 1-16) |
 |
 |
CASO 1
SMR, paziente di 63 anni affetta da atrofia mandibolare di classe VI |
 |
 |
|
 |
 |
Fig. 1
Visione frontale pre-operatoria. Si noti l’aspetto vecchieggiante e la mancanza di sostegno dei tessuti molli periorali |
 |
Fig. 2
Visione frontale post-operatoria |
 |
Fig. 3
Visione intraorale pre-operatoria che evidenzia la marcata atrofia ossea e dei tessuti molli |
|
 |
|
 |
 |
Fig. 4
Occlusione al termine della riabilitazione impianto-protesica |
 |
Fig. 5
Ortopantomografia pre-operatoria |
 |
Fig. 6
Ortopantomografia al termine della riabilitazione impianto-protesica |
|
 |
|
 |
 |
Fig. 7
Immagine intraoperatoria. L’innesto
osseo prelevato da cresta iliaca è
stabilizzato mediante il
posizionamento immediato di
impianti endoossei |
 |
Fig. 8
Cicatrice sottomentale |
 |
|
|
 |
 |
CASO 2
FA, paziente di 57 anni affetta da atrofia mandibolare di classe VI |
 |
 |
|
 |
 |
Fig. 9
Visione frontale pre-operatoria |
 |
Fig. 10
Visione frontale post-operatoria |
 |
Fig. 11
Visione intraorale pre-operatoria che evidenzia la marcata atrofia ossea e dei tessuti molli |
|
 |
|
 |
 |
Fig. 12
Occlusione al termine della riabilitazione impianto-protesica |
 |
Fig. 13
Ortopantomografia pre-operatoria |
 |
Fig. 14
Ortopantomografia post-operatoria |
|
 |
|
 |
 |
Fig. 15
Immagine intraoperatoria. L’innesto osseo prelevato da cresta iliaca è stabilizzato mediante il posizionamento immediato di impianti endoossei |
 |
Fig. 16
Cicatrice sottomentale |
 |
| |