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  La terapia di mantenimento in implantologia
Gaia Fratini*, Monica Giani**, Roberto Rotundo***

* Igienista dentale, libero professionista, Firenze
** Igienista dentale, libero professionista, Campi Bisenzio, Firenze
*** Professore a Contratto, Corso di Laurea in Igiene Dentale; Assegnista di Ricerca, Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria, Università degli Studi di Firenze
TERAPIA ANTISETTICA

Data la natura batterica delle infezioni peri-implantari, sono disponibili vari farmaci antisettici come coadiuvanti al trattamento meccanico di rimozione della placca batterica per il mantenimento degli impianti dentali.
Tuttavia in letteratura sono pochi gli studi controllati randomizzati che valutano la loro efficacia. Ciancio e coll. (1995) hanno dimostrato che l’uso quotidiano (due volte al giorno) di un collutorio a base di olii essenziali, in aggiunta alle normali procedure d’igiene orale, può produrre dei benefici nel mantenimento degli impianti dentali (riduzione dell’indice di placca e di sanguinamento).

Un altro studio ha comparato gli effetti di irrigazioni sottogengivali (Fig. 12) con clorexidina (tramite un irrigatore orale elettrico) a quelli di sciacqui con collutorio a base di clorexidina. Il trattamento con irrigazioni sottogengivali dimostrava indice di placca e indice di sanguinamento marginale più bassi rispetto agli sciacqui (Felo e coll. 1997).

Tuttavia una recente revisione sistematica della letteratura prodotta dall’Oral Health Group del Centro Cochrane ha messo in evidenza che il collutorio era stato somministrato ad un dosaggio sub-ottimale e che quindi sono necessari ulteriori studi (Esposito e coll. 2004).

Ulteriori ricerche hanno valutato l’efficacia della terapia antisettica nel trattamento di mucosite periimplantare.
Uno studio clinico ha dimostrato che una singola irrigazione di clorexidina (0,12%) non ha effetti benefici maggiori all’applicazione di soluzione salina, o alla non irrigazione per il trattamento delle mucositi peri-implantari (Lavigne e coll. 1994). Ciononostante, l’aggiunta della terapia antisettica (irrigazioni, gel e collutori con clorexidina) al trattamento meccanico di rimozione della placca batterica in mucositi peri-implantari non ha comunque prodotto benefici maggiori rispetto al solo trattamento meccanico (Porras e coll. 2002, Trejo e coll. 2006).
Fig. 12
Irrigazioni subgengivali
di clorexidina mediante
l’uso d siringa
ed ago smusso
PROTOCOLLI

Per intercettare ed arrestare lo sviluppo delle lesioni peri-implantari è stato stilato da esperti autorevoli un protocollo terapeutico noto come cumulative interceptive supportive therapy (CIST), consistente in un sistematico e continuo monitoraggio dei tessuti periimplantari (Lang e coll. 2000). Questo sistema di controllo e terapeutico è di natura cumulativa ed è dettato dalle condizioni della mucosa e dalla profondità di sondaggio.

Esso consta di quattro fasi che non dovrebbero essere usate come procedura singola, ma piuttosto come sequenza terapeutica. Le quattro fasi sono (Lang NP & Lindhe J. 2003):

• Protocollo CIST A: negli impianti con placca e tartaro, circondati da una mucosa positiva al sanguinamento al sondaggio (BOP), in assenza di suppurazione e con una profondità di sondaggio (PPD) ≤ 4 mm. Consiste nella rimozione di placca e tartaro.

• Protocollo CIST A + B: nei siti implantari che sono BOP positivi, che mostrano un’aumentata profondità di sondaggio (4-5 mm) con o senza suppurazione.
Viene aggiunta la terapia antisettica (sciacqui quotidiani con collutorio con clorexidina digluconato 0,2%, oppure applicazioni locali di gel con clorexidina digluconato 0,2% nei siti infetti).

• Protocollo CIST A + B + C: in siti implantari con BOP positivo, con tasche profonde (PPD ≥ 6 mm) con o senza suppurazione, che frequentemente presentano segni di perdita ossea radiografica.
Viene aggiunta la terapia antibiotica.

• Protocollo CIST A + B + C + D: solo quando l’infezione peri-implantare è sotto controllo. Per cui i siti, infetti in precedenza, devono diventare BOP negativi, senza suppurazione e mostrare una riduzione della profondità di sondaggio. Aggiunta di terapia rigenerativa o resettiva.
RICHIAMI

Uno studio pubblicato da Orton e coll. (1989) suggerisce di controllare il paziente dopo una settimana dall’inserimento della protesi e poi a distanza di un mese, dopodiché ogni tre mesi durante il primo anno e, se il paziente dimostra di avere una compliance positiva, i controlli potranno essere dilazionati nel tempo sino a essere semestrali.

Tuttavia la frequenza dei richiami non può essere standardizzata ma deve essere stabilita principalmente in base alle necessità individuali, ovvero al livello di collaborazione e d’igiene orale domiciliare del paziente, alle condizioni di salute parodontale (nei soggetti con edentulia parziale) ed alla situazione clinica e radiografica dei tessuti peri-implantari. Pertanto i richiami potranno essere anticipati o posticipati.

La Rivista di Odontoiatria