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La terapia di mantenimento in implantologia |
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Gaia Fratini*, Monica Giani**, Roberto Rotundo***
* Igienista dentale, libero professionista, Firenze
** Igienista dentale, libero professionista, Campi Bisenzio, Firenze
*** Professore a Contratto, Corso di Laurea in Igiene Dentale;
Assegnista di Ricerca, Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi
Dentaria, Università degli Studi di Firenze |
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FASE TERAPEUTICA
MOTIVAZIONE DEL PAZIENTE
La collaborazione ed il grado di igiene orale diventano
sempre meno efficaci con il passare del tempo ed è
proprio per questo motivo che il rinforzo delle istruzioni
d’igiene orale e della motivazione del paziente devono
rappresentare un momento fondamentale nel programma
di mantenimento.
Quello che l’igienista dentale
deve ottenere è un’elevata compliance (collaborazione)
del paziente; proprio per questo è necessario
un contatto periodico con il paziente, non solo per
rimuovere la placca, ma anche per tenere vivo il desiderio
di mantenere una situazione di salute duratura. |
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ISTRUZIONI D’IGIENE ORALE DOMICILIARE
Le istruzioni d’igiene orale domiciliare per i pazienti
riabilitati con implantoprotesi non si discostano molto
dalle regole d’igiene orale e di controllo della placca
consigliate ai pazienti con denti naturali o portatori di
protesi fissa tradizionale. Il paziente portatore d’impianti
deve comprendere che, nel suo caso specifico,
la detersione riguarda aree e strutture diverse tra loro:
la porzione transmucosa dell’impianto e la struttura
protesica sovrastante (D’Angeli e coll. 2005).
Sarà
compito dell’igienista far capire al paziente che è
necessario che l’igiene sia indirizzata ad ogni singola
parte della riabilitazione protesica finale, e istruirlo
sulle diverse modalità di pulizia delle singole componenti.
Pertanto per la detersione delle aree vestibolari,
palatali/linguali e occlusali rimane fondamentale
l’uso dello spazzolino (manuale o elettrico) che dovrà
avere però setole artificiali di tipo morbido e punte
arrotondate per non provocare danni ai tessuti molli
peri-implantari.
Per perfezionare l’igiene delle superfici
distali o delle zone di più difficile accesso è consigliato
lo spazzolino monociuffo che grazie alle ridotte dimensioni è articolarmente indicato anche per le
superfici linguali e palatali e si inserisce anche parzialmente
al di sotto del
manufatto protesico.
Mentre, per
la detersione delle superfici interprossimali e dei pilastri
implantari, aree più difficili da raggiungere e quindi
dove l’accumulo di placca è maggiore, verranno
utilizzati gli spazzolini interprossimali (Fig. 8), forniti di
una struttura centrale in metallo rivestita di materiale
plastico, e i fili interdentali che sono presenti in commercio
in diverse forme: spugnosi, garzati o intrecciati.
Il filo interdentale andrà fatto passare intorno al
collo dell’impianto come una cravatta e dopo aver
incrociato le due estremità lo si fa scorrere compiendo
un leggero movimento in avanti e indietro (Fig. 9).
Per quanto riguarda l’uso di paste dentifricie, queste
devono avere un’abrasività controllata (RDA bassa); le
paste dentifricie troppo abrasive devono perciò essere
sconsigliate. |
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Fig 8 Uso dello spazzolino interprossimale intorno ad un
impianto |
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Fig 9 Uso del filo spugnoso intorno ad un impianto |
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IGIENE ORALE PROFESSIONALE
Gli strumenti utilizzati per la profilassi professionale
degli impianti dentali in titanio sono pressoché simili a
quelli usati per le procedure igieniche tradizionali, fatta
eccezione per il materiale che li costituisce.
Gli strumenti metallici, infatti, sono stati sconsigliati da
molti autori, anche se fabbricati in titanio o in acciaio
inossidabile, perché capaci di determinare considerevoli
alterazioni sulla superficie dei materiali implantari
(Dmytryk e coll. 1990, Fox e coll. 1990, Meschenmoser
e coll. 1996, Rühling e coll. 1994).
Questi studi
in vitro analizzati al SEM hanno permesso di evidenziare
la presenza di rigature di profondità variabile in
seguito alla strumentazione con curettes in acciaio, in
lega aurea, in titanio o in lega di titanio. Risultati analoghi
sono stati ottenuti in seguito all’utilizzo di ablatori
ad ultrasuoni dotati di punte metalliche.
Uno studio
ha ulteriormente dimostrato che una contaminazione
dello strato di ossido che riveste il titanio può
alterare la biocompatibilità del materiale ed aumentare
la tendenza alla corrosione, favorendo il rilascio di
ioni metallici, che potrebbero avere un’azione citotossica
nei confronti dei tessuti (Thomson-Neal e coll.
1989). È stato inoltre osservato in vitro un inferiore
numero di fibroblasti in contatto con i pilastri implantari
a livello delle zone trattate con strumenti metallici
(Dmytryk e coll. 1990). Pertanto per la detersione del
collo emergente degli impianti sono stati progettati
degli strumenti in materiale plastico(Fig. 10).
Questi non sembrano produrre alterazioni significative
sulla superficie implantare, né in termini di rugosità,
né
in termini di abrasione. Tuttavia sulle superfici implantari
sabbiate, plasma-spray e rivestite di idrossiapatite
sono stati notati residui di materiale plastico, il cui significato non è stato comunque chiarito (Rühling e
coll. 1994).
L’efficacia nella rimozione dei depositi molli e duri
accumulatisi sulle superfici implantari è stata valutata
da alcuni studi che hanno dimostrato un’adeguata
rimozione della placca senza provocare alterazioni
delle superfici (Gantes e Nilveus 1991, Speelmann e
coll. 1992).
Gli strumenti in materiale plastico presentano
però una scarsa capacità di taglio e una notevole
fragilità; inoltre per poter resistere alle forze a cui
vengono sottoposti hanno dimensioni maggiori rispetto
agli analoghi metallici: questa caratteristica
strutturale può rendere più difficoltosa la pulizia delle
zone meno accessibili.
Nonostante ciò gli strumenti in
materiale plastico sono considerati come strumenti di
prima scelta per la rimozione professionale dei depositi
molli e duri dalla superficie implantare. Attualmente
sono reperibili in commercio vari tipi di curettes
che possono essere rivestite o interamente costituite
da teflon, fibra di
carbonio o plastica; sono autoclavabili,
reperibili in varie forme e affilabili con una normale
pietra Arkansas.
Oltre alle curettes è possibile utilizzare anche strumenti
ultrasonici o sonici che dispongono di punte metalliche
rivestite da inserti monouso in plastica (Fig. 11).
Per la lucidatura degli impianti vengono impiegati
appositi spazzolini o coppette in gomma montati su micromotore, che permettono di entrare con facilità
fra un pilastro e l’altro. È necessario, però, adoperare
un manipolo a bassa velocità e avere l’accortezza
di evitare paste profilattiche abrasive preferendo
paste dentifricie o paste ad abrasività controllata
(ridotta). |
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Fig 10 Curette in materiale plastico |
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Fig 11 Inserti da strumenti
ultrasonici rivestiti in gomma |
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