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  Estetica e funzione nel montaggio dei denti artificiali
a cura di Lidia Colombo
Sintesi della relazione tenuta da Ugo Torquati Gritti e Giancarlo Riva
al 49° Congresso degli Amici di Brugg di Rimini
INDIVIDUALIZZAZIONE ESTETICA

Ottenuto un aspetto armonioso del viso con i valli, ci si dedica al montaggio dei denti. La morfologia e il colore della dentatura devono essere determinati attraverso un confronto con il paziente, perché, com’è noto, l’estetica ha una valenza prettamente soggettiva. Affidarsi a canoni generali, quali la differenza di forma legata al sesso, può essere fuorviante; è preferibile avvalersi di riferimenti più individualizzati e quindi in grado di ottenere al meglio una duplicazione dell’aspetto originario.

Anzitutto si può ricorrere al confronto con fotografie antecedenti le estrazioni o con i denti estratti conservati (Fig. 10); in mancanza di questi dati, ci si può affidare alla presumibile somiglianza con la dentatura di parenti prossimi (più spesso i figli) per imitarne le caratteristiche morfologiche.
Fig. 10 Fotografie antecedenti alle estrazioni utilizzate come riferimento estetico
Merita una sottolineatura il fatto che la conformazione dentale influenza in modo rilevante, addirittura più del colore, l’aspetto estetico. Per quanto possibile le forme triangolari dovrebbero essere evitate, perché comportano spazi interdentali eccessivi. La lunghezza degli incisivi si stabilisce con le prove fonetiche, mentre quella dei canini si basa sull’estetica.

La linea dei margini incisali è di norma lievemente convessa in direzione caudale. Gli incisivi centrali, con il margine incisale, sono orientati in direzione caudale; i canini in direzione craniale. (Fig. 11)
Ciò non toglie che alcuni pazienti preferiscano canini più caudali, che di solito però appaiono poco piacevoli.

La simmetria in natura ha un significato molto relativo, perciò non deve essere ricercata in ogni aspetto di
rilevanza estetica. È importante però nel decorso del margine gengivale vestibolare superiore: un dislivello dei tessuti molli su un dente frontale rispetto all’elemento contiguo rende spesso la linea del sorriso inaccettabile esteticamente. In casi simili si ricorre a modifiche per addizione allungando i denti con apporto di ceramica a livello cervicale.

Un’altra regola da seguirsi è che la faccia distale dei canini sia in ombra, in modo che durante il sorriso non sia visibile, pena un inestetismo. I denti, in ceramica, prescelti possono beneficiare di opportune modifiche (di forma e/o di colore), che saranno di entità molto diversa al variare dell’età del paziente, con il quale però vanno sempre concordate senza avventurarsi in scelte aprioristiche dell’operatore.

Si illustra l’ampiezza della diversificazione in rapporto all’età in una protesi inferiore: una dentatura giovane comporta solo una leggera fresatura dei bordi incisali, una di età intermedia una fresatura e una leggera colorazione, mentre l’età più avanzata è connotata da forti abrasioni e da marcata colorazione. (Fig. 12)
Fig.11
La linea dei margini incisali
dei frontali è lievemente
convessa in direzione caudale
Fig.12 Gruppi frontali inferiori rappresentativi di tre età
Nel caso in esame, in un primo montaggio i denti risultano troppo piccoli (Fig. 13), in un secondo gli elementi più grandi potrebbero fornire un aspetto piacevole, però si allontanano molto dai riferimenti (fotografie e denti prima delle estrazioni) (Fig. 14), sui quali si basa invece la terza, definitiva, scelta, che viene individualizzata poi con una modifica per sottrazione.

(Fig. 15) Questa è simulata, per l’approvazione del paziente e per comunicare l’informazione al laboratorio (sono fasi da eseguirsi direttamente nel cavo orale), con un pennarello nero che segna le parti del margine incisale da eliminarsi, con lo scopo di creare piccole abrasioni incisali presenti nei denti originali.
Fig.13 Montaggio di prova:
denti troppo piccoli
Fig.14 Montaggio di prova:
denti troppo grandi
Fig.15 Montaggio definitivo basato sulla dentatura originaria con
piccole modifiche dei bordi incisali
Fig.16
Paziente prima delle estrazioni
e con protesi finita
La Fig. 16 mostra il montaggio finale ottenuto tenendo conto delle informazioni incorporate nel vallo e di quelle delle fotografie.

Per quanto riguarda i denti diatorici è importante, ai fini funzionali, evitarne il posizionamento nella mandibola a livello della cresta ascendente, che fungerebbe da piano inclinato su cui sotto il carico funzionale e/o parafunzionale la protesi tenderebbe a scivolare, dislocandosi. A tale scopo si disegna per mezzo di un profilometro l’andamento sagittale della cresta sulla superficie esterna del modello, individuando con un segmento perpendicolare al tracciato il punto di passaggio fra tratto orizzontale e ascendente.

Sul piano orizzontale il posizionamento dei diatorici è facilitato da uno strumento che proietta uno spot di luce sul vertice cuspidale del primo premolare inferiore: rimuovendo la base con il vallo, il punto luminoso dovrebbe trovarsi entro l’area crestale tracciata sul modello (in modo che la punta dentale corrisponda alla cresta osteo-mucosa). Inoltre la faccia vestibolare del dente dovrebbe essere allineata al bordo esterno del vallo contiguo (per garantire il necessario contatto denti/guancia) (Fig. 17) In tal modo sia il carico assiale che si esercita sul dente sia il rapporto con la muscolatura periorale contribuiscono alla stabilità dinamica
della protesi.

Nell’arcata superiore il primo premolare viene dapprima montato semplicemente sulla guida del gruppo frontale, per cui non è detto che vi sia corrispondenza fra la sua fossa e la cresta sottostante.
La discrepanza è chiaramente evidenziata dallo spot luminoso che, come nel caso della Fig. 18, si trova totalmente all’esterno della cresta, per cui il premolare deve essere spostato palatalmente.
Fig.17 Spot di luce sul vertice cuspidale del primo premolare inferiore e sull’area crestale del modello
Fig.18 Spot di luce sulla fossa del primo premolare superiore e totalmente all’esterno della cresta

La Rivista di Odontoiatria