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Recenti acquisizioni sulla ipersensibilità
dentinale e sul suo trattamento
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a cura di Giordano Tasca
Sintesi della relazione tenuta da Nicola Perrini per gli igienisti al
49° Congresso degli Amici di Brugg di Rimini |
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TERAPIA
Con le premesse fatte non può essere semplice
affrontare il trattamento definitivo di questa sindrome.
Gysi scriveva nel 1900: “Quando si causa la coagulazione
della parte esterna del contenuto tubulare, ad
es. con ac. fenico o formolo, provocando così una
situazione di immobilità, allora anche gran parte della sensibilità scompare… Risulterebbe quindi assai
importante la scoperta di una sostanza in grado di
condurre ad un lento processo coagulativo, che consente
quindi di ridurre il dolore, senza arrecare decolorazione dentaria, né danni a livello pulpare”.
È la
descrizione del principio che sta ancora oggi alla base
del trattamento dell’ipersensibilità. Dopo un secolo
l’elenco di tutti gli agenti topici utilizzati per lo scopo
enunciato è lunghissimo, a testimonianza della mancata
conoscenza dell’effettiva eziopatogenesi.
L’agente desensibilizzante ideale dovrebbe essere in
grado di indurre:
A) sclerosi dentinale,
B) coagulazione
del contenuto proteico tubulare,
C) occlusione del
lume tubulare,
D) produzione di dentina terziaria e
mineralizzazione della dentina peritubulare.
Non è disponibile un prodotto capace di raggiungere
tutti questi obiettivi; per lo più si cerca di ottenere una
terapia occludente, cioè di chiudere l’imbocco dei
tubuli esposti (Fig. 11). Infatti, a prescindere dalle
incertezze sul meccanismo attraverso il quale la stimolazione
nervosa viene evocata, il dato certo è che
l’ipersensibilità è dovuta alla percolazione di fluido
dall’interno della polpa verso l’esterno del dente. |
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Fig. 11 Rappresentazione
schematica di smear
layer e di tubuli
aperti, sclerotici,
trattati con terapia
occlusiva mediante
cristalli o adesivi |
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Circa venti anni or sono furono introdotti gli ossalati di
potassio o di ferro, che determinano la precipitazione
di piccoli cristalli i quali ostruiscono parzialmente alcuni
dei tubuli aperti, ottenendo una riduzione del movimento
di fluidi e quindi della sintomatologia.
Lo stesso
vale per i fluoruri, i sali di stronzio e altri, più spesso
utilizzati nelle paste dentifricie per una terapia a lungo termine. Molti pazienti traggono beneficio effettuando,
dopo la normale igiene orale, un massaggio
con i dentifrici desensibilizzanti sui colletti sensibili,
quasi a spingere i granuli dentro l’imbocco dei tubuli.
È da rigettarsi come infondata l’azione di marketing
impostata sull’attività che alcuni sali avrebbero sulla pompa sodio/potassio delle fibre nervose, le quali,
come visto, sono assenti nell’area cervicale.
Oggi sono disponibili altri agenti occludenti, su base
resinosa: per lo più contengono metacrilati (HEMA o
altri). Come i precedenti sali inorganici sono suscettibili
di asportazione meccanica, per cui l’applicazione
dev’essere rinnovata periodicamente.
Si utilizzano anche adesivi dentinali, che teoricamente
dovrebbero essere in grado di sigillare perfettamente
i tubuli; in realtà preparati al microscopio elettronico
mostrano un’occlusione solo parziale, ma ciò
basta per ridurre notevolmente la sensibilità, finché
dopo un tempo più o meno lungo l’azione di rimozione
chimica e/o meccanica non ha la meglio anche su
di essi. Il laser si è mostrato un presidio veramente
efficace: l’oratore ne ha sperimentati due (Nd:YAG e a
diodi) riscontrando istologicamente la formazione di
una banda superficiale di dentina vetrificata, che assicura
un’ottima impermeabilità. (Fig. 12)
Se l’efficacia
sull’ipersensibilità cervicale è ottima, si pone il problema
del rapporto costi/benefici, perché si tratta di
apparecchi molto costosi che hanno poche indicazioni
in odontoiatria al di fuori di questa. A conclusione si
riportano i consigli per la prevenzione dell’ipersensibilità
dentinale e le opzioni del suo trattamento desunti
dal citato Congresso internazionale di Vienna (2002). |
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Fig. 12 Preparato istologico con banda di dentina vetrificata con laser |
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Consigli per gli operatori
◊ Evitare l’accanimento durante lo scaling/root
planing
◊ Evitare l’uso di paste molto abrasive per rimuovere
i pigmenti sulle radici esposte
◊ Evitare di violare lo spazio biologico con il posizionamento
dei margini delle corone
◊ Evitare di posizionare sotto il margine gengivale i
bordi dei restauri conservativi
◊ Nelle ipersensibilità croniche adoperare desensibilizzanti
durante gli sbiancamenti
◊ Controllare regolarmente segni di erosioni, abrasioni
e infrazioni
Consigli per i pazienti
◊ Utilizzare tecniche corrette di igiene orale
◊ Usare dentifrici non abrasivi
◊ Usare spazzolini di media durezza
◊ Evitare lo spazzolamento con forte pressione
◊ Lavarsi subito i denti dopo aver ingerito cibi o
bevande acidi
◊ Evitare l’eccessivo e scorretto uso del filo o di altri
presidi per pulire gli spazi interdentali
Opzioni di trattamento
◊ Desensibilizzazione nervosa
a. Nitrato di potassio
◊ Chiusura dei tubuli dentinali
a. Chirurgia parodontale/innesti
b. Restauri in composito/vetro-ionomero
c. Corone complete
d. “Sclerotizzazione” dei tubuli dentinali mediante:
Ioni/sali
Fluoruro di Sn
Fluoruro di Na/Fluoruro di Sn
Ossalato di K
Ossalato di Fe
Cloruro di Sr
Precipitanti di proteine
Glutaraldeide
Agenti occludenti su base resinosa
Metacrilati
Adesivi dentinali
Fasi di trattamento
◊ Identificare la causa e trattare i denti fratturati e le
pulpiti irreversibili
◊ Uso domiciliare di dentifrici desensibilizzanti (2 x die
per due settimane)
◊ Applicazione in studio di prodotti per occludere i
tubuli
◊ Applicazione in studio di resine sigillanti i tubuli
◊ Esecuzione di restauri o di procedure chirurgiche
parodontali atte a coprire la dentina esposta
◊ Terapia endodontica
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