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Recenti acquisizioni sulla ipersensibilità
dentinale e sul suo trattamento
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a cura di Giordano Tasca
Sintesi della relazione tenuta da Nicola Perrini per gli igienisti al
49° Congresso degli Amici di Brugg di Rimini |
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CLINICA DELL’IPERSENSIBILITÀ
Nella pratica clinica la sindrome da ipersensibilità
dentinale si può instaurare in presenza di:
◊ colletti esposti
◊ usura
◊ abrasione
◊ erosione
◊ difetti dello smalto
◊ carie
◊ procedure operative:
• conservative (sensibilità postoperatoria anche
per piccole otturazioni)
• protesiche
• parodontali (esposizione di colletti o radici)
• ortodontiche
• chirurgiche
◊ traumi con infrazioni:
• coronali
• corono-radicolari
◊ pink spot (forma particolare di riassorbimento interno
cervicale, pericolosissimo per la prognosi del
dente).
La forma di ipersensibilità dentinale più comunemente
riscontrata riguarda i colletti esposti, spesso per
una recessione gengivale di piccola entità, con perdita
di smalto o di cemento in quantità anche molto limitata.
La sintomatologia consiste in una risposta breve
e intensa agli stimoli termici, tattili o chimici, la quale tipicamente conosce periodi di acuzie e di quiescenza,
viene annullata o ridotta consistentemente dall’applicazione
di agenti occludenti, quali sealant, ossalati,
ecc.
Sono assenti segni radiografici, rilevabili a livello
del dente o del periapice, di compromissione pulpare.
Per comprendere come si possa instaurare il danno
tessutale in sede cervicale occorre ricordare la morfologia
della giunzione fra smalto e cemento: in condizioni
di salute sulla parte più apicale del primo si attaccano
le cellule epiteliali sulculari tramite gli emidesmosomi,
sul secondo si inseriscono le fibre del legamento
parodontale. Vi sono tre possibili morfologie di rapporto
smalto/cemento.
1° tipo: i due tessuti terminano
uno contro l’altro, assottigliandosi a lama di coltello,
con un contatto quasi
puntiforme;
2° tipo: il
cemento sopravanza lo smalto;
3° tipo: fra i due tessuti
esiste uno spazio in cui la dentina è esposta (Fig.
7). |
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Fig. 7 I tre tipi
di giunzione
smalto-cemento |
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Non è possibile la situazione in cui lo smalto sopravanzi
il cemento perché quest’ultimo si forma dopo lo smalto nell’embriogenesi. La prima situazione configura
un certo rischio, perché se si determina una recessione del parodonto un’azione abrasiva può portare
allo scoprimento della dentina; la seconda è una
giunzione più resistente agli insulti, la terza invece rappresenta
una franca predisposizione genetica all’ipersensibilità perché, essendo la durezza della dentina
molto inferiore a quella dello smalto, in caso di recessione
anche manovre delicate di spazzolamento sono
in grado di aprire un gran numero di
tubuli dentinali.
Quando gli attacchi epiteliale e connettivale sono normali,
qualunque sia la morfologia della giunzione
smalto-cemento non vi possono essere sintomi; la
recessione dei tessuti parodontali è pertanto la condizione necessaria per l’instaurarsi dell’ipersensibilità;
essa riconosce fra le cause più comuni:
• inadeguatezza della gengiva aderente
• prominenza delle radici con conseguente assottigliamento
della teca ossea vestibolare
• abrasioni gengivali da spazzolamento incongruo
• chirurgia parodontale per la riduzione delle tasche e
inevitabile scoprimento delle radici
• perdita gengivale da patologie specifiche quali la
gengivite ulcero-necrotica
• scorrette corone protesiche
Avvenuta la recessione, sono essenzialmente due i
meccanismi che portano all’esposizione dentinale.
I) L’abrasione, dovuta a manovre meccaniche anomale che producono una patologica perdita di struttura
dentale, la quale assume spesso la tipica morfologia
di difetto cuneiforme. Nella maggior parte dei
casi tali lesioni sono asintomatiche, perché si instaurano
lentamente lasciando alla polpa il tempo di
apporre un sufficiente strato di dentina terziaria.
Questa è infatti la tipica reazione pulpare allo stimolo
dell’esposizione dei tubuli dentinali.
L’esame istologico di denti con difetti cuneiformi evidenzia
come lo strato di dentina terziaria costituisca un valido blocco al movimento dei fluidi pulpari, donde
l’assenza di ipersensibilità (Fig. 8). Quando le lesioni raggiungono una profondità consistente, anche se
asintomatiche, richiedono procedure restaurative, finalizzate
ad arrestarne la progressione verso la polpa. |
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Fig. 8 Dentina terziaria in dente con difetto
cuneiforme |
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Infatti il meccanismo di difesa ha dei limiti per cui se il
processo abrasivo, indotto da uno spazzolamento incongruo e violento o da un flossing scorretto ed esasperato,
non viene interrotto aggredirà anche la dentina
terziaria e produrrà una pulpite.
Si illustrano nella
Fig. 9 elementi dentari che appaiono molto puliti ma consumati dall’azione dello spazzolino, al punto da
correre il rischio di pulpite da esposizione dell’endodonto,
così come di elementi dentari che radiograficamente
si presentano tagliati dal dental floss come da
una fresa. Anche l’impiego di dentifrici dotati di un indice
di abrasività troppo elevato (ve ne sono molti in
commercio, spesso propagandati per ottenere denti
bianchi) può contribuire a questo tipo di danni. |
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Fig. 9 Risultati di
flossing e brushing
scorretti |
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II) L’erosione, che consiste invece in una perdita di
sostanza causata da processi chimici, quale il contatto frequente e prolungato con acidi di origine endogena
(acido cloridrico) o esogena (cibi o bevande),
non prodotti dai batteri della placca. La frequente
aggressione da parte dell’acido cloridrico può aversi in pazienti affetti da patologie che inducono un riflusso
gastrico o bulimici, che si provocano il vomito.
Conviene ricordare che alcuni cibi e bevande (sode,
succhi di frutta, cloruri) hanno un pH molto basso: a
titolo esemplificativo, per il succo di limone è di 2.1;
per la Coca-Cola è di 2.3; per l’uva 2.8; per l’ananas
3.2; per il succo d’arancia 3.3; per il tè con limone
3.4; per il succo di pomodoro 4.1.
Naturalmente si fa
riferimento a un uso incongruo, continuato, che però
è diffuso specialmente nei giovanissimi.
Il deposito di placca batterica su aree cervicali può
pure determinare l’esposizione dei tubuli, perciò una
corretta igiene orale contribuisce a ridurre fenomeni di
ipersensibilità di colletti o radici esposti.
Anche il meccanismo chimico può essere lento e
consentire la difesa pulpare.
Il preparato istologico di
un dente aggredito dall’acido cloridrico gastrico
mostra una zona a fascio, che dalla lesione penetra in
direzione pulpare, il quale prende il nome di “tratto
morto” ed è costituito da dentina sclerotica e quindi
impermeabile. Ciò dà ragione dell’assenza di ipersensibilità
che si riscontra nella maggior parte di tali lesioni,
salvo in casi particolari. La Fig. 10 mostra il caso di
un paziente con reflusso gastro-esofageo costante
che ha causato grave erosione dello smalto, il quale si
presenta in alcune zone mordenzato, in altre (palatali)
completamente assente. |
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Fig. 10 Preparato
istologico con “tratto
morto”. Dentatura
attaccata da reflusso
gastrico | |