| Apparecchi per fotopolimerizzazione a led - terza parte | |||
| a cura di Giordano Tasca | |||
| RIASSUNTO Nella prima parte della revisione si sono presentate nozioni introduttive reperite presso varie fonti e il riassunto di una relazione del Prof. Gagliani. Nella seconda parte si sono riportate alcune sintesi di articoli della letteratura sui fattori che influenzano la qualità della polimerizzazione quali la distanza fra punta che emette la luce e materiale da attivarsi, il tipo di puntale usato, l’assorbimento della luce da parte dello strato che si intende polimerizzare. In questa terza parte si riassumono articoli che prendono in considerazione l’innalzamento della temperatura indotta dai LED rispetto agli apparecchi QTH e PAC. |
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| 1. Ozturk B. et al Oper Dent 2004; 3: 325-32 | |||
| La possibilità che l’aumento di temperatura, a livello
delle pareti cavitarie durante le procedure restaurative,
induca effetti dannosi sul tessuto pulpare preoccupa
l’odontoiatria da molti anni. La fresatura dei tessuti
dentali, le reazioni di polimerizzazione di materiali resinosi
con o senza l’uso di sistemi di fotoattivazione
possono portare a un incremento di temperatura della
polpa. Zach &Cohen (Oral Surg Oral Med Oral Pathol 1965; 4: 515-30) hanno riportato danni pulpari irreversibili nel 15% dei denti di scimmie rhesus per un incremento della temperatura pulpare di 5.6°C, nel 60% per 11°C e nel 100% per 16.6°C. Hanning et al (Den Mater 1999; 4: 275-81) hanno preparato in molari estratti cavità di II classe lasciando uno strato di dentina spesso 1 mm fra la camera pulpare e la parete prossimale della cavità. Uno strato di composito spesso 2 mm era applicato nel box prossimale e fotopolimerizzato. Hanno trovato nella camera pulpare un incremento della temperatura di 2.9-5.6°C con lampade alogene a bassa (320 mW/cm2) o moderata (515 mW/cm2) potenza (QTH x 40 s); di 6.9-7.3°C per alogene a elevata (730 mW/cm2) potenza (HQTH x 40 s) e di 7.8°C per apparecchi al plasma (PAC x 10 s) (1200 mW/cm2). Sebbene questi, come altri AA, commentassero che i valori misurati in vitro non potessero essere direttamente applicati alla situazione in vivo dove la circolazione del sangue nella polpa, il movimento di fluidi nei tubuli e la convezione del calore verso i tessuti parodontali possono dissipare in parte il calore, parimenti concludevano che gli esperimenti in vitro devono allertare i clinici sui potenziali pericoli del calore per la polpa. Molti studi concordano sull’importanza dello spessore di dentina fra cavità e camera pulpare come fattore di attenuazione della trasmissione del calore. Per quanto riguarda il contributo all’innalzamento della temperatura fornito dalla reazione chimica esotermica dei materiali durante la polimerizzazione, i lavori comparsi in letteratura propendono per la prevalenza della quota derivante dall’assorbimento di energia durante l’irraggiamento. Se da un lato appare ben documentato il pericolo derivante da molte resine per provvisori autoindurenti capaci di sviluppare elevate temperature, esso per le resine composite fotoattivabili pare avere un peso secondario. Il presente studio ha valutato l’aumento di temperatura in due differenti sistemi adesivi-compositi irraggiati da quattro tipi di sorgenti luminose: LED 1ª generazione (densità di potenza 400 mW/cm2), PAC (1350 mW/cm2), QTH (500 mW/cm2) e HQTH (850 mW/cm2). Per gli adesivi l’esposizione alla luce durava, secondo le istruzioni del fabbricante, 10-20 s per LED, QTH e HQTH e 5-7 s per PAC; per i compositi rispettivamente 40 s e 10 s. In uno stampo alto 4 mm era posto sul fondo un disco di dentina umana spesso 1 mm alla cui superficie inferiore era applicato il sistema di misurazione della temperatura. I rilevamenti venivano eseguiti attivando le varie lampade con il puntale appoggiato allo stampo (A) senza alcun materiale applicato, (B) dopo applicazione alla dentina dell’adesivo, (C) dopo applicazione di uno strato di 2 mm di composito (che risultava pertanto a 1 mm dalla punta di emissione della luce). La temperatura era rilevata ogni 2 s fino al ritorno ai livelli iniziali. I più elevati aumenti di temperatura si sono avuti con PAC (2.1 - 5.1°C per gli adesivi e 2.1 - 3.7 per i compositi) e HQTH (2.8 - 4.2 e 3.0 - 3.8 rispettivamente). Per QTH i valori rispettivi sono stati inferiori (1.3 - 2.8 e 1.8 - 2.8) e ancor minori per LED (1.1 - 2.0 e 1.1 - 2.6). Tali risultati sono correlabili alle quantità totali di energia (densità x tempo) fornite dai vari apparecchi. Gli incrementi medi di temperatura non differivano significativamente fra gli adesivi (2.70°C) e i compositi (2.67°C), ma è interessante rilevare che i valori massimi sono stati per gli adesivi di 5.16°C e per i compositi di 3.83°C. Ciò sembra indicare che i rischi sono maggiori durante la polimerizzazione degli adesivi piuttosto che dei compositi. Conclusioni: gli apparecchi che forniscono elevate densità di potenza producono un maggior aumento di temperatura che comunque, nelle condizioni dello studio, non supera (con interposto 1 mm di dentina) il valore critico di 5.6°C. In cavità con spessore di dentina residua inferiore a 1 mm si deve tener presente il potenziale pericolo di danno pulpare durante la fotopolimerizzazione. |
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| 2. Nomoto R. et al Oper Dent 2004; 3: 287-94 | |||
Si sono esaminati apparecchi QTH convenzionali, al
plasma e a LED di 1ª generazione. Per ciascuno si sono misurati, fra gli altri, i seguenti parametri: |
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