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Colorazione composita e stratificazione della ceramica |
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di Fabrizio Montagna*, Maurizio Barbesi**
* odontostomatologo, professore a contratto presso la Clinica Odontoiatrica dell’Università degli Studi di Cagliari
** titolare di laboratorio odontotecnico, ceramista |
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RILEVAZIONE
DEL COLORE
La scelta del colore non è un procedimento di accostamento
e confronto casuale di un campionario preconfezionato;
ma un percorso ragionato e soggettivo,
attraverso la tridimensionalità del colore e le possibilità
insite nel singolo caso (strutture di supporto, spessori).
È consigliabile seguire un metodo definito, in modo
da formulare un progetto di stratificazione, e rispettare
alcuni accorgimenti che influenzano la scelta cromatica.
Per la gestione di casi semplici e denti posteriori
è sufficiente la presa del colore con le scale preconfezionate;
mentre casi complessi richiedono un incremento del livello di comunicazione tra studio e
laboratorio. La visita e il colloquio tra paziente e odontotecnico
sono utili: per fornire una percezione visiva
reale del tipo di restaurazione; per focalizzare le
aspettative; per compilare una scheda individuale con l’analisi dettagliata di caratteristiche di superficie,
caratterizzazioni, traslucenze.
Il mock up comprende
fotografie del viso, delle labbra chiuse e semiaperte a
riposo, del sorriso, dei denti con i processi alveolari
per apprezzare i rapporti dento-gengivali.
Gli spettrofotometri rappresentano una integrazione
che forniscono dati oggettivi ma non sostituiscono il percorso individuale; nella nostra esperienza il colore
registrato dall’occhio di un esperto è frequentemente
diverso, poiché dipende dall’esperienza delle tecniche
di stratificazione e dalla valutazione dell’influenza
esercitata dalla strutture sottostanti e dagli spessori.
La prova della ceratura diagnostica (wax up in cera
bianca) o di faccette in resina permette di verificare le
diverse possibilità configurative e i provvisori in resina
di seconda e terza generazione (eseguiti
cioè su pilastri
preparati su impronte di precisione) permettono di
controllare i parametri funzionali ed estetici impostati.
Per metameria due colori apparentemente identici,
ma con diversi spettri cromatici, variano con il tipo di
fonte luminosa; un certo grado di metameria tra ceramiche
e denti naturali è inevitabile. Per diminuirne l’incidenza
si consigliano lampade con tubi fluorescenti a
luce bianca, con una temperatura di 5000-6500° K
(equivalenti alla luce solare di mezzogiorno), ricontrollando
il colore al variare dell’intensità a 5000 K e
3000 K.
L’ambiente di lavoro influenza la presa del
colore e sono preferibili colori neutri (grigio) sia dell’arredo,
che degli indumenti (Fig. 18). |
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Traslucenza dello smalto profondo con linee di accrescimento
Fig. 18 Differenze cromatiche legate a varie condizioni di
luce e sfondo |
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La sorgente luminosa deve provenire con un angolo
di 45° sulla superficie labiale, per evitare la riflessione
speculare della luce bianca che, in assenza di assorbimento,
porta a scegliere colori troppo chiari.
Accanto al tipo di illuminazione, altri problemi derivano
dalla modalità di osservazione.
Il primo passaggio consiste nell’applicare un apribocca
in modo da permettere un adeguata illuminazione
del cavo orale, ponendo il campione vertical-mente sotto il dente di riferimento. Mentre accostare semplicemente il campione al dente senza apribocca
può essere fuorviante, in quanto il croma può
risultare influenzato dai colori di sfondo (labbra, rossetto)
per effetto di contrasto simultaneo.
Ponendo
dietro i denti una maschera di cartone nero o un
foglio di diga blu, si migliora la percezione dei colori
per aumento del contrasto. Preventivamente i denti
devono essere detersi da macchie e depositi e mantenuti
umidi in quanto la disidratazione aumenta
valore e croma.
La distanza di osservazione ottimale è di circa 30 cm
per focalizzare i raggi luminosi sulla fovea, zona retinica
che contiene i coni responsabili della visione del
colore. Quanto più a lungo si guardano i colori, tanto
più difficile risulta riconoscerli, per adattamento della
sensibilità della retina. Il miglior criterio è la prima
impressione, evitando analisi prolungate; si consiglia
di guardare per un tempo limitato (5 secondi), guardando
in modo intermittente un oggetto blu, colore
complementare al giallo-arancio, dominante più diffusa
dei denti.
La percezione più accurata è appannaggio
di donne giovani (20-30 anni) che hanno una sensibilità
cromatica maggiore (il 7-8% dei maschi soffre
di forme parziali di daltonismo); inoltre l’invecchiamento
del cristallino tende a far percepire i colori con
una lunghezza d’onda leggermente maggiore e il
bianco leggermente ingiallito. Le scale colori preconfezionate
non rappresentano il mezzo migliore per
effettuare una corretta presa del colore e servono a
determinare soltanto il colore di base (Figg. 19, 20). |
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Fig. 19 Scale preconfezionate con tinta, croma, valore in
una unica scelta |
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Fig. 20 Scale colori preconfezionate con masse per
dentine, smalti e pigmenti |
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Per una migliore utilizzazione si può asportare il col- letto del dente artificiale e usare un porta-campioni di
colore rosa gengiva; tenendo comunque presente
che: tipo di miscela delle masse, spessore (superiore
a quello disponibile nella realtà) e assenza di metallo
limitano la versatilità di queste scale. Risultati migliori
si ottengono impiegando colori cromatici delle singole
masse preconfezionati dal produttore; mentre alcuni
odontotecnici per affinare la tecnica costruiscono
personalmente tre serie di campioni (tinta-croma, pigmenti,
smalti), che partendo dalla versione satura
sono progressivamente desaturati con rapporti crescenti
tra ceramica neutra e ceramica di base, ad
esempio 4:1, 3:1, 2:1 (Fig. 21). |
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Fig. 21 Scala colore personalizzata costruita in
laboratorio con masse base e diverse concentrazioni |
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In casi complessi, in cui si utilizzino miscelazioni particolari,
un accorgimento consiste nell’eseguire delle
prove individuali in base alle caratteristiche rilevate
sul paziente, per verificare l’effetto degli impasti
ceramici
(Fig. 22). Indipendentemente dal tipo di
scala o metodica utilizzata lo scopo è permettere di
disegnare un programma di stratificazione individualizzato,
attraverso quattro fasi principali suddivisibili
in sottoprocessi.
Anche se il risultato globale dipende
dall’impressione generale ottenuta con pochi
tratti, un occhio allenato può arrivare a ricercare sino
a una ventina di variazioni.
La prima fase consiste nella scelta delle masse ceramiche
di dentine cromatiche del corpo.
Il primo passo è l’individuazione della dominante cioè del colore prevalente, che è costante per tutti i denti di
una bocca ed è determinato dalla dentina. Si consiglia
di osservare le zone più sature, dove lo spessore dello
smalto è minore (canini, colletti e terzo cervicale, monconi
limati), guardando “attraverso lo smalto”. |
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Fig. 22 Prova individuale per un paziente con colore complesso |
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La dominante
guida verso un gruppo più ristretto di tinte appartenenti
alla stessa famiglia (colori contigui sulla scala
cromatica), che rappresentano lo spazio del colore del
dente: se la dominante è gialla, la tinta può essere giallo
o giallo-arancione; se arancione può essere arancione,
arancione-giallo o arancione-rosso; se rosso, solo
arancione-rosso.
Successivamente si individua il
croma, individuando i campioni della scala colori corrispondenti
o intensità intermedie.
La seconda fase verifica la qualità e la posizione dello
smalto per scegliere il valore delle masse smalto, effetti
e trasparenti. Lo smalto è acromatico e modifica il
croma e il valore della tinta attraverso giochi di luce;
conseguentemente vanno rilevate le caratteristiche che
influenzano la tecnica di stratificazione (spessore,
estensione, traslucenza, opalescenza).
Per la descrizione
è utile eseguire l’analisi con uno sfondo nero (ad
esempio un cartoncino) e di fotografie, potendosi evidenziare
diverse situazioni:
• zone di estensione, che possono presentarsi a distribuzione
casuale, in forma di aloni lineari incisali
e/o approssimali
• tinta delle zone traslucenti, che può variare da bianco
bluastro, ad azzurro, a grigio, ad arancio, ecc.
• grado di traslucenza, da basso ad altamente trasparente.
Nella terza fase dell’analisi si prende nota delle caratterizzazioni
che conferiscono individualità al dente (carie,
macchie, pigmentazioni, crepe) per l’utilizzazione di
pigmenti interni o esterni e di masse effetto.
Infine nella quarta fase la scheda individuale viene completata
con la descrizione di mammelloni, tessitura
superficiale, effetti di contorno sul margine incisale.
Infine, per i denti frontali va rilevata la morfologia nelle
sue componenti macroscopiche (solchi, lobi, fosse, ecc.) e microscopiche (tessitura). La morfologia di
superficie e la tessitura influiscono sui fenomeni ottici
della luce: se la superficie è irregolare aumenta la riflessione
della luce (luminosità bianca con valore alto); se
liscia la luce viene trasmessa, diminuendo il valore ma
aumentando la sensazione di profondità. |
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BIBLIOGRAFIA
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