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Colorazione composita e stratificazione della ceramica |
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di Fabrizio Montagna*, Maurizio Barbesi**
* odontostomatologo, professore a contratto presso la Clinica Odontoiatrica dell’Università degli Studi di Cagliari
** titolare di laboratorio odontotecnico, ceramista |
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ANATOMIA DEL COLORE NEL DENTE NATURALE
Il colore dipende dall’anatomia e dalla organizzazione
strutturale macroscopica e microscopica dello smalto e della dentina (Figg. 11, 12).
La tinta del dente è prevalentemente determinata
dalla dentina e se non intervengono fattori esogeni
localizzati (carie, sclerosi, invecchiamento, pigmentazioni),
il dente è composto da una sola dentina, con
variazioni di croma.
Nella dentina si individuano aree con indici rifrattivi differenti,
con il risultato di riflessioni e diffusioni disomogenee
della luce; zone che dipendono dalla distribuzione
degli spessori, dall’architettura tubulare (orientamento
e numero dei tubuli dentinali, quantità di
dentina intertubulare) e dalla presenza di pigmenti.
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Fig. 11 Colorazione composita del dente |
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Fig. 12 Sezione di dente |
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La maggioranza dei denti presenta una tonalità dominante
localizzata nella parte gialla-arancione-rossa
dello spettro cromatico; che corrisponde alla famiglia
cromatica A della scala Vitapan standard.
Si può affermare che circa il 76-86% dei denti può
essere riprodotto con tinte A (rosso-marrone), il 14%
con B (arancione-giallo), mentre meno frequente è l’utilizzo
di C (verde-grigio) e D (rosa-grigio).
Le industrie produttrici di compositi per conservativa
attualmente tendono ad aumentare la disponibilità di cromi intermedi di A, eliminando le famiglie C e D,
considerandole versioni grigiastre di A e B, che possono
essere riprodotte mediante smalti a valore
basso.
Il ragionamento non è trasportabile alla ceramica, poiché
in conservativa la luce passa attraverso la sostanza
dentale residua ed esercita un “effetto camaleonte”;
mentre in protesi sussistono i problemi di opacità
della struttura e di ridotti spessori, che condizionano
l’uso di scale colori più ampie.
La tinta rimane uguale per tutti denti del cavo orale,
mentre il croma può variare notevolmente; nella scala
Vita la saturazione o diluizione del croma è indicata da
numeri entro la stessa famiglia di tinta:
A1, A2, A3,
A3,5, ecc.
I pigmenti sono colori situati nella dentina, ma non
sono responsabili del suo colore; i più importanti sono
situati a livello delle giunzione smalto-dentinale; presentano
uno spettro ristretto (giallo, giallo miele, marrone
chiaro e marrone scuro) e variano di concentrazione
in modo considerevole (Fig. 12).
Il progressivo assottigliarsi dello spessore della dentina
e aumentare dello smalto è responsabile del “chromatric
banding”, per cui il colore risulta più intenso al colletto
e degrada verso il terzo medio e incisale (Fig. 13). |
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Fig. 13 Anatomia del colore in denti giovani ( 11 naturale
e 21 protesi unitaria). |
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Anche all’interno delle bande orizzontali si apprezzano
aree di opacità intensa e cromatismo saturo
mischiate casualmente con aree di minore saturazione,
che accentuano il policromatismo. Le caratteristiche ottiche dello smalto variano dalla
traslucenza all’opacità e dipendono dalla sua porosità
e dall’orientamento dei prismi dello smalto.
L’opalescenza e la traslucenza nei denti naturali sono
effetti prodotti dallo smalto e sono dovuti a differenti
indici di rifrazione dei componenti organici e inorganici
e alla capacità del cristallo di idrossiapatite di diffondere
la luce incidente; nella ceramica dipende dall’effetto
“scattering” dei particolati (opacizzanti), che
inducono la dispersione della luce.
Il risultato è che lunghezze d’onda elevate (rosso)
vengono trasmesse attraverso il dente, per cui un
dente retroilluminato si presenta rosso-arancione;
mentre quelle corte (blu) sono riflesse dalla superficie
illuminata, producendo effetti che variano dal blu al
grigio, al bianco abbagliante. Il valore rappresenta l’effetto
dello smalto, che essendo traslucido e grigio,
abbassa la luminosità con un “effetto vetro”.
Lo smalto complica l’individuazione dell’unità tintacroma
della dentina e l’effetto appare evidente confrontando
la metà preparata di un moncone con la
parte integra, nel corso della preparazione.
È importante riprodurre il corretto valore, poiché questa
dimensione ha un rilevante impatto sull’estetica e
altera la percezione in misura maggiore della stessa
dimensione tinta-croma. Tra il margine incisale e le proiezioni incisali della dentina fini e irregolari (proiezioni
a dito, mammelloni), è evidente una trasparenza
grigio blu, che non è mai disegnata, ma sfumata.
Il margine di smalto, sia incisale che interprossimale,
presenta sempre un elevato grado di opalescenza,
con croma debole e valore alto; questa netta “linea
bianca incisale” (aureola o cornice) dipende dal brusco cambiamento di direzione dei prismi dello smalto
(angolo di 45°) che creano una condizione di minore trasmissione della luce. Questo effetto è riprodotto in
ceramica con dentine ad alto valore miscelante allo
smalto, dando un angolo al margine incisale di 32°.
È interessante studiare le sezioni di denti naturali per
comprendere il concetto di stratificazione anatomica
(Fig. 14). Lo strato profondo delle dentina, vicino alla
camera pulpare, presenta un colore opaco e un valore
alto (il dente è dipinto su un fondo bianco opaco),
effetto del maggior diametro dei tubuli e quindi di
sostanza organica. |
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Fig. 14 Anatomia del colore in 12 e 22 protesi unitarie,
11 e 21 |
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L’intensità cromatica aumenta progressivamente sino
a diventare massima in prossimità della giunzione smalto-dentinale come conseguenza dell’aumento
della dentina intertubulare e della diminuzione del diametro
dei tubuli; mentre la dentina intermedia si presenta
più traslucente.
I prismi dello smalto seguono un andamento regolare,
perpendicolari rispetto alla dentina, e linee di accrescimento ondulate (perichimata o strie di
Retzius); nella parte superficiale vi è uno strato di
smalto aprismatico, che è più opaco e più riflettente
dello smalto profondo. La distribuzione irregolare crea
l’effetto di opalescenza bianca e/o bluastra; per riprodurla
il ceramista spesso sovrappone in modo irregolare
smalti opalescenti a traslucenti.
Va infine considerato che il colore mostra ampie variazioni
legate all’età dovute all’assottigliarsi, abradersi e
mineralizzarsi dello smalto e alla sclerosi dentinale
(Figg. 13-16). Nel dente giovane lo smalto è poroso, meno mineralizzato
e riflette la luce presentandosi bianco e opaco,
con un valore alto e poca traslucenza; la dentina è
ricca di tubuli di ampio spessore e scarsa dentina
intertubulare, mostrandosi ipocromica e opaca.
Nei denti vecchi l’aumento di mineralizzazione dello
smalto aumenta traslucenza e trasparenza; mentre la sclerosi aumenta la quantità di dentina peritubulare e
la saturazione del croma (Fig. 17). |
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Fig. 15 Anatomia del colore in 11 e 21 protesi unitarie,
12 e 22 denti naturali. |
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Fig. 16 Anatomia del colore in 21 protesi unitaria e 11
elemento naturale. |
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Fig. 17 Anatomia del colore in un dente vecchio
riprodotto in ceramica | |